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scontentoPer restituire alla città di Teramo di recuperare la dignità, attrattività, competitività e appieno la figura di capoluogo di Provincia, e di interrompere la lenta agonia che gli sta cancellando il futuro, non è sufficiente vincere le elezioni ma necessitano altresì un programma forte rispondente alle esigenze della città, una strategia che descriva una visione possibile della città nel medio e lungo termine e gli strumenti per realizzarla, partendo dalla partecipazione attiva dei cittadini, dalle esperienze e dai progetti innovativi, del mondo produttivo, sociali e culturali, predisposti in questi anni in ambito pubblico e privato, una squadra che sappia far decollare e moltiplicare detti progetti rimasti irrealizzati per l’assenza stessa di una strategia e per il riassorbimento nella prassi non trasparente, e dunque iniqua, prevalsa in città, formata da elementi lungimiranti che per forma mentis non guardano al proprio orticello, in grado di esprimere un approccio nuovo alle problematiche comunali e di guidare e coinvolgere adeguatamente il corpo impiegatizio.
 
Invece, siamo a due mesi dalle elezioni e sinceramente non si vede nulla di buono in giro. Solo promesse di cambiamento e di discontinuità, male parole, offese e rappresentazione di sogni. Niente, il nulla totale. Completa mancanza di risposte alle questioni che affliggono la città, assenza di seri programmi di cambiamento capaci di proiettare la città verso un futuro consono alle sue caratteristiche.
E’ sconfortante vedere come rimane alto il rischio di ritrovarsi ancora una volta con un governo locale approssimato, lasciato in balia dell’immaginazione di coloro che intendono il potere come occupazione della sfera pubblica e sviamento delle funzioni del Comune.

In questo quadro avvilente, si vedono i partiti della tradizione arroccati in se stessi nelle vecchie logiche di spartizione e tecnica della promessa, che conservano l’inadeguatezza a comprendere i propri limiti, l’insufficiente stima del bene comune e la nebulosa democraticità interna nei processi decisionali che tra le altre cose ha da sempre comportato la selezione di candidati mediocri che poco sanno delle funzioni del Comune e si rendono disponibili per difendere i loro interessi e ottenere e concedere favori e privilegi.  

Continuano a proporsi senza fare alcuna autocritica o ripensamenti sull’operato del passato conservando nel dibattito politico la stringatezza argomentativa dei “vaffa” odierni, che denotano mancanza di stile e di eleganza letteraria, forse nella vana speranza di continuare nel degrado socio-culturale cittadino a realizzare opere che danno gloria a colui che le promuove ma vengono poi ricordate come scempi.  
Il superamento delle grandi ideologie del secolo scorso - alcune risultate mera utopia -  ha reso necessario recuperare una linea di condotta ispirata a valori e principi  giusti, condivisi da soggetti che si identificano in una nuova realtà politica intesa come recenti gruppi, associazioni di individui mossi da stesse passioni e stessi ideali.
Purtroppo le liste civiche in allestimento a Teramo che dovrebbero costituire l’alternativa ai partiti  tradizionali, sembrano invece orientate ad operare velatamente a sostegno dei loro partiti di riferimento, a costituire una stampella di salvataggio, uno strumentale prolungamento, allo scopo di aumentare il numero dei candidati e indurre più elettori a votare distintamente a favore della sinistra o della destra.

Non appaiono interessate ad indicare una via nuova per dare alla città il futuro e la veste socio-culturale che la sua storia gli chiede di indossare e altresì a chiedere il consenso in base ad un programma elettorale innovativo da realizzare in forza della competenza e moralità dei suoi rappresentanti.

Più che costituire lo strumento di cui la città ha bisogno, si annunciano come parte dell’armata Brancaleone allestita da sempre dall partitocrazia dove tutti dicono il contrario di tutto e nessuno una cosa utile per la soluzione dei problemi cittadini, e possono pertanto divenire soltanto entità capaci di generare nuova mediocrità e personalismi, entità che danno vita ad illusioni e non a soluzioni.

La situazione denota che la città di Teramo resta purtroppo distante da una prospettiva che dia sostanza alla funzione del Comune, la rinvigorisca, la proietti nella dimensione che dovrebbe esserle propria: patrimonio di tutti i cittadini; e che difficilmente riuscirà a vivere una realtà sostanziata da un rapporto tra le forze politiche e i cittadini in atteggiamento attivo e non clientelare.

Ma una sorpresa-novità potrebbe scaturire dal fatto che l’agire e il comportamento elusivo dei partiti e liste civiche unitamente alla  pletora dei candidati sindaci – in similitudine a quanto verificatosi nell’ultima elezione nazionale dove la sinistra estrema scissionista ha senza volerlo sostenuto la campagna elettorale del centrodestra - potrebbero consegnare tra le braccia del M5S (che sarà grato ai lor signori) o indurli a non recarsi alle urne i tanti cittadini delusi e arrabbiati, stanchi di essere presi in giro al punto tale che alla stanchezza hanno aggiunto l’intolleranza alle continue disparità di cui sono stati testimoni ed oggetto.

Come viene in coro ripetuto le elezioni locali sono diverse da quelle nazionali ma il risultato di quel seggio di Pesaro avrebbe dovuto insegnare (o suggerire) qualcosa a qualcuno. Il tempo ci dirà.

E tutti vissero infelici e scontenti.

                                                        Antonio Flamminj

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