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fata morgana dentro l'antropocene laghetto del Rock Glacier del Col D’Olen.jpgIn memoria. Pietre nere per il lago Sofia .jpg

Il giorno 22 luglio 2018 Alberto Timossi presenta il progetto In memoria. Pietre nere per il Lago Sofia, esposizione condivisa di arte ambientale alla quota di m 2670 del Ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso d’Italia.
Il progetto è patrocinato dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga; è realizzato grazie alla collaborazione del CAI di Castel Di Sangro e del Rifugio Franchetti, e con il supporto di Massimo Pecci, glaciologo, esperto del Calderone, che ha fornito preziose informazioni e documentazione fotografica utile alla corretta interpretazione della storia geologica dei luoghi.
Il Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa, attualmente vive una situazione di estrema precarietà: perde spessore e si riduce, si è diviso in due parti, una superiore ed una inferiore, alla fine di ogni estate sembra scomparso e non può essere più definito ghiacciaio, poiché ha perso il movimento di scivolamento e si è frammentato.
Fino alla metà degli anni ’90, il lago Sofia appariva sul fondo del ghiacciaio nei giorni del disgelo e le sue acque si raccoglievano su un letto glaciale. Ma un inghiottitoio fra le rocce, dapprima ghiacciato, assorbiva le sue acque non appena le temperature salivano. Sofia era un lago effimero, di breve durata, che si presentava ogni anno con le consuete modalità, finché il Calderone non si è impoverito troppo, non è riuscito più ad alimentarlo e l’inghiottitoio, non più congelato, ha ingerito tutta l’acqua generata dalla fusione.
Il clima ha fatto del Gran Sasso il suo terreno di gioco e si diverte a cambiare le regole: episodi di caldo intenso, poi di freddo, piogge torrenziali, siccità prolungata. Nella giostra che gira, capita anche che Sofia ritorni, per pochi giorni, come episodio eccezionale e non previsto (settembre 2012). Anche l’uomo ha fatto del Gran Sasso il suo terreno di gioco: costruendo nel suo ventre laboratori per la ricerca scientifica, ha dato il via a piccoli cambiamenti che, partendo dal nucleo, si manifestano sulla superficie.
In questo tavolo di gioco, 36 piccole pietre nere faranno la loro breve comparsa il 22 luglio sulla morena del piccolo Calderone, nella conca del lago effimero. Pietre levigate dal ghiaccio, ammorbidite dall’acqua, diventate fossili neri. Sono piccole macchie nella grande conca, a 2670 metri, all’ombra del Corno Grande, che per poche ore invitano al raccoglimento e alla riflessione. La loro vista improvvisa, in memoria del Lago Sofia, manifesta lo stupore e la meraviglia verso l’ambiente che cambia.
Le pietre nere per Sofia sono un omaggio dell’artista alla bellezza e alla fragilità della natura, alla caducità dell’ambiente che sembra essere eterno, che nella sua sconfinata armonia nasconde il pericolo, alla sorpresa in un ecosistema che non ci offre certezze e mostra il suo volto sempre diverso. Ad una terra sofferente. A Sofia che, bellissima, ci ha incantato con il suo silenzio. A Sofia che, anche solo per un giorno, possa ritornare.
La spedizione partirà dal Rifugio Franchetti: un gruppo di 11 persone, con le sculture negli zaini, salirà sulla morena fino al declivio dell’inghiottitoio, a contatto con l’interno della montagna, e lì appoggerà le pietre al suolo a comporre l’intervento. Sarà un’azione condivisa di arte ambientale: si proverà, come in una performance, a concentrarsi sulla stessa idea, convinti che l’arte possa generare, ancora una volta, il legame di senso con l’ambiente, e, all’ombra della scienza, possa offrire uno sguardo alternativo in presenza di temi pressanti come il cambiamento climatico. Questo tipo di arte ambientale, come un’emergenza, si fa dove occorre e avviene perché necessaria. Francesca Nesteri, con gesti e parole, sorgendo dal suolo, accompagnerà la visione nel grande anfiteatro del Calderone.
In memoria. Pietre nere per il Lago Sofia è il quinto capitolo di un viaggio che Alberto Timossi compie nella natura che cambia: nel 2015 Illusione, intervento nelle Cave Michelangelo di Carrara (ambiente modificato con la forza); nel 2017 Fata Morgana, dentro l’Antropocene, intervento sul laghetto del Rock Glacier del Col D’Olen, sul Monte Rosa, a 2722 metri Gressoney La Trinitè (la natura che reagisce al cambiamento); nel 2018 Spilli, intervento sul Lago Ex Snia di Roma (la natura che si riappropria di uno spazio che le era stato sottratto); ancora nel 2018 Fata Morgana, la fonte sospesa, sulla vasca della Fontana della Minerva della Sapienza di Roma (l’acqua come risorsa in pericolosa diminuzione).

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