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Rubrica saltuaria di satira mattutina. Quintus Caetanus Quagliariellus Pontius Pilatus è un Senatore della Repubblica, eletto due volte in una regione nella quale si manifesta solo in occasione delle campagne elettorali. Negli anni è riuscito a diventare uno dei più grandi chef della scena politica italiana, un vero maestro della più antica tra le specialità del menù politico: l’aria fritta. In una recentissima intervista andata in onda su Teleponte, è riuscito a friggerne tanta, tantissima, quanta ne sarebbe bastata a gonfiare due Zeppelin, comprese le gomme per la posa in atterraggio. Abilissimo nel rispondere senza dire nulla, se non inanellare ovvietà ai limiti del banale, il Senatore ha cercato di spiegarci che l’Italia è divisa in due, che l’Abruzzo sta male, che il turismo è importante, che il Gran Sasso è bellissimo e che siamo stati così sfigati dal ritrovarci con terremoti, black out e nevicatone, tutto insieme. Un’analisi dettagliata di quello che sanno tutti, ma senza alcuna proposta, se non vaghe teorie su tutto e qualche annuncio ad effetto su interrogazioni parlamentari da presentare. Oltre mezz’ora di intervista, nel corso della quale Quagliariello ha accuratamente evitato di sfiorare l’unico argomento sul quale tutti avremmo voluto ascoltare le sue parole: chi appoggerà a Teramo? Lui, che è stato eletto grazie a Di Dalmazio e poi è passato in quella Forza Italia che a Teramo appoggia Morra, chi appoggerà? Di Dalmazio o Morra? Mauro o Giandonato? E qui, davanti alla scelta, Quintus Caetanus Quagliariellus Pontius Pilatus sfodera una risposta da antologia: «Mi auguro che qui a Teramo si riescano a mettere insieme due cose: da una parte un nuovo progetto amministrativo, dall’altra un collegamento di questa città con quello schieramento che dovrà candidarsi a gestire l’Italia; ovviamente, essendo io un senatore del Centrodestra, io mi auguro che sia la mia parte quella che potrà assolvere questo doppio compito«. Quindi? In quel “la mia parte” c’è Mauro o Giandonato? Non si sa. E non si saprà, perché Caetanus Pilatus lo sa benissimo, che quando cercherà di tornare a chiedere i voti ai teramani, dovrà poter contare su un amico in Comune. Ed è meglio averne tanti di amici…

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