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Incredibile ma vero. Dopo dodici anni parte una nuova inchiesta della Procura sulla discarica crollata a La Torre. Tutta colpa di quei rifiuti ancora li.

Il Pm Andrea De Feis sulla gestione del percolato e degli impianti di biogas dopo la chiusura dell'impianto vuole vederci chiaro ed ipotizza al momento le violazioni delle normative ambientali in un fascicolo, per ora contro ignoti, che si muove tra acquisizioni di atti e audizioni di persone informate sui fatti.

L' obiettivo di investigatori e inquirenti è quello di accertare il rispetto di tutte le normative che riguardano la gestione di un sito che, causa mancanza di fondi, non è mai stato chiuso. Come noto, dopo il crollo della discarica venne dichiarato lo stato di emergenza e l'allora presidenza del consiglio stanziò due milioni per i lavori di messa in sicurezza. Ma per la Procura quei lavori, affidati all'epoca alla prefettura come stazione appaltante, non sarebbero stati eseguiti come da progetto esecutivo. Secondo la Procura sarebbe stato fatto meno di quanto previsto. In particolare, i teloni stesi per coprire l'enorme cumulo di rifiuti della discarica crollata non sarebbero stati sufficienti. Nel frattempo la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale del reato di disastro colposo, in questo caso nella fattispecie del crollo, attualmente fissato in 12 anni. Nell'ottobre del 2015 i giudici della Corte d'appello dell'Aquila avevano accolto l'eccezione di costituzionalità, sospendendo i termini di prescrizione.

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