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MARCUSBRUTUS “Tu quoque Brute Cavallarus” . Da Giovanni il bello a Marcus Butus è un secondo, il tempo di un comunicato. Chi abbia fornito il gladio (assessò è una spada) a Marcus Brute Jovannus Cavallarus non è chiaro. Se sia stata forgiata a Roseto o a Pescara o nel buio della notte insonne . Quale sia il contrappeso sulla bilancia non si sa. Ne quale sia la vera ragione. Ma storia ci dice che “Qui gladio ferit gladio perit”. Traduco per qualche consigliere “Chi di spada ferisce di spada perisce” (Mt 26:52). Chi è stato o comunque si è sentito ferito, chi si è sentito defenestrato di un diritto, giusto o non giusto, prima o poi reagisce. Si può perdonare un'offesa, ma il vulnus resta per sempre. E prima o poi il rancore esce fuori. Pensare che D’Alberto, scelto da Mariani come Julius Caesar, avrebbe potuto vincere, a Cavallari e ad una parte del Pd teramano (che Saturno che divorava i figli jè fa na pippa), non poteva andare giù. Pensare che D’Alberto, e non lui, avrebbe potuto diventare primo cittadino evidentemente era intollerabile per Brute Cavallarus. Per Brutus meglio attestare stima e vicinanza al “nemico” politico, meglio l’avversario anche se amico di Gatti che “in fondo è gentile e vuole il bene di tutti”, meglio il Brucchi 3 che in fondo “Maurizio è assai simpatico e tutte le cose che ho detto non erano vere”. Una scelta che da vincitore lo tramuta in sconfitto. Una scelta che lo condanna per sempre alla marginalità che hanno gli inaffidabili. Chi si fiderà più di uno che ho vince ho butta in aria il Monopoli?
In questo gioco al massacro hanno inciso le mini guerre tra bande tra Ginoble e Mariani? Hanno inciso le manovre “trasversali” di Ginoble, contro D’Alfonso, in vista delle regionali che riconsegneranno l’Abruzzo al centro destra. Hanno inciso i malumori di alcuni piddini che con Cavallari hanno preso meno voti della mano di Muzio Scevola?
Questa umile rubrica ha scritto, prima degli altri, che Morra stava avvicinando Cavallari. Nella nostra semplicità abbiamo scritto fin dal Lunedi 17 cosa avrebbe dovuto fare, o provato a fare, D’Alberto. Con le elezioni del Sindaco non finisce la politica in una Provincia. A Marzo 2019 si voterà per le regionali. E anche se il Pd prenderà una scoppola memorabile, le strade per un accordo politico serio, coerente con le storie personali, c’erano tutte. Uno che già nel 2013 era stato indicato come candidato Sindaco dal Pd, uno che fino ad aprile avrebbe voluto essere il candidato del Pd, uno che pochi giorni fa ha partecipato alle primarie del Pd, oggi certamente non avrebbe dovuto fare una dichiarazione d’amore per la becera destra teramana. Io al bar Mont Blanc c’ero. Ho sentito. Certamente più di uno ha registrato. Altro che stima. E non venitemi adesso a parlare di scelta “civica”. Siamo seri. Ora va bene che quel bandito del Cardinal Carafa era solito ripetere “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur”, traduco per i consiglieri “Il popolo vuole essere ingannato, e allora inganniamolo”, però ci sono dei limiti.
C’è il pudore, la decenza, il rispetto per gli elettori, per la storia personale. Chi ha consigliato Cavallari in questa scelta gli ha fatto del male. Molto male.
Cavallari sa benissimo come tutti – che il margine tra Morra e D’Alberto domenica sera sarà risicato. Se vincerà Morra nessuno dirà che è merito dei traditori. Ma, invece, se D’Alberto perderà tutto il gruppo di D’Alberto per giorni dirà che è stata colpa del traditore. Visto che non c’è spareggio, visto il (giusto) premio di maggioranza, visto che Gatti ha vietato a Morra di accordarsi con Di Dalmazio, D’Alberto avrebbe avuto l’opportunità di un piccolo vantaggio accordandosi con Cavallari. Entrambi sarebbero stati più forti. Ora le chiacchiere, i proclami, i blabblà stanno a zero. Cavallari avrebbe potuto dare una nuova spinta, fa tornare D’Alberto sui giornali, sarebbe stata la scusa buona per creare “clima” nel centro sinistra in cui militava Cavallari e diversi altri insieme a lui, una occasione per fare una festa, per abbracciarsi, per trovare insieme nuovo slancio. Al loro posto io mi sarei o, comunque, avrei provato di tutto per apparentarmi cedendo qualcosa per chiudere un accordo. E non solo in consiglio comunale.
Questo non è stato possibile ? Le ali estreme hanno bloccato questo accordo ? Comunque da Cavallari questo non ce lo potevamo aspettare. L’amarezza va bene . Ma il rancore no, non va bene. La vendetta non porta frutti. Bastava andare ieri sera alla festa della Cona per sentir dire soltanto “Si è venduto”, “Che gli hanno dato”, “Mò Salvini lo fa promuovere”. E lo voglio vedere quando andrà in consiglio quanto sarà “apprezzato” da chi comunque lo considera un traditore.
Basta con i trasformisti. Bisogna essere realisti nella necessaria la chiarezza politica. E’ necessario uscire dalla confusione. Non è più tempo dell’empirismo parolaio. Il problema per Teramo è di tornare ad essere all’avanguardia nelle idee. Allargando la sfera dei pensanti. Per dare fiducia alla città, per allargare la base dei coinvolti nelle scelte e negli interessi, per cercare di ricostruire un tessuto sociale trasversale tra l’impegno politico e l’impegno civico: insomma tra chi ha in comune l’impegno per la città in qualsiasi forma gli piaccia viverlo. Questa scelta del comunicato equivoco invece fa partire male la nuova consigliatura. Hai perso . Certo. Ti hanno fatto perdere. Forse. Ma la vendetta, il rancore, l’astio, la perfidia non aiuta la città. “Occhio per occhio fa soltanto sì che si finisca con l'avere l'intera città cieca.”

Leo Nodari

leonodarirubri

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