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borselandtvotaVi ricordate il prodigioso monologo “Il voto” di Giorgio Gaber ? A un certo punto il Signor G diceva: “No, perché non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto. C’è dentro il disagio di non appartenere più a niente, di essere diventati totalmente impotenti”. Non è un bel quadro. A tre giorni da un voto importante per la nostra città sono ancora molti indecisi, se non addirittura, confusi. Mi chiamano e mi scrivono spesso persone che dicono che non andranno a votare.
Ovviamente qualcuno vincerà comunque. Chi vincerà e con quale percentuale io l’ho scritto e chiuso in busta. Ovviamente la città verrà governata da qualcuno. L’unica differenza è che grazie all’astensione serviranno meno voti per governare.
CERTO: c’è e ci sarà sempre un pezzo di astensione che non andrà a votare per il meno peggio. Che si è rassegnata a pensare che il meno peggio alimenta il peggio e che forse è la causa stessa del problema. È quel meno peggio che dobbiamo fare diventare il “meglio”. Per diventare il “meglio” si deve cominciare a tagliare quei piccoli rivoli di collusione, le piccole vigliaccherie, il chiudere un occhio perché tanto “è sempre stato così”, smettere di perdonare piccoli vizi, dimenticanze, etiche borderline. Abbiamo bisogno soprattutto sui territori di ricostruire la fiducia sulle piccole cose.
CERTO: le ragioni derivano anzitutto dalla delusione maturata rispetto a rappresentanti che non sono stati in grado di rappresentare, che non hanno corrisposto alle aspettative, che non hanno risposto alle domande – chiare – provenienti dagli elettori, che troppe volte sono stati trovati a farsi gli affari propri approfittando della loro posizione pubblica, che hanno cercato di mantenere tutto nel modo a loro più conveniente, anche dando l'impressione di voler cambiare molto. CERTO c'è lo sgomento per la continua riproposizione delle stesse facce, che vediamo da venti anni, nonostante i disastri combinati. CERTO: c'è l'enorme distanza della politica, sempre più percepita come una cosa per politici, una volta perduta la propria funzione dei partiti che – come Berlinguer diceva già nel 1980 – "oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune".
EPPURE, se tutto questo è vero, in fondo, l’unico modo per cercare di cambiare le cose è proprio il voto. SOLO attraverso il voto che possiamo far pesare questa delusione, questa insoddisfazione, questa incapacità dei rappresentanti di rispondere adeguatamente alle chiare domande dei cittadini. SOLO attraverso il voto che possiamo sanzionare alcuni e provare a dare fiducia ad altri.
Ci vuole un pò di impegno, ma ne vale la pena: quel voto condizionerà la vita della nostra comunità per i prossimi 5 anni e per questo dobbiamo darlo in piena consapevolezza.
Almeno la principale, direi, perché dopo il voto inizia un altro nostro compito importante: controllare gli eletti, verificare che essi rispondano, appunto, alle nostre aspettative, che si comportino in modo coerente rispetto agli impegni assunti con gli elettori. Noi con la nostra rubrichetta a fare la nostra parte ci proveremo.

Leo Nodari

leonodarirubri

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