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Screenshot_2026-07-07_alle_15.56.35.pngIl comune di Teramo comprende 43 frazioni amministrative e numerose località minori.
Sono spesso ignorate perché non sono al centro della situazione.

In ordine sparso ci sono:
San Nicolò a Tordino
Piano d'Accio
Nepezzano
Sant'Atto
Villa Vomano
Villa Ripa
Varano
Scapriano
Putignano
Ponzano
Frondarola
Garrano Alto
Garrano Basso
Castagneto
Miano
Spiano
Tofo Sant'Eleuterio
Valle San Giovanni
Villa Gesso
Villa Tordinia
Rocciano
Rapino
Poggio Cono
Poggio San Vittorino
Colle Santa Maria
Caprafico
Cavuccio
Cerreto
Chiareto
Cannelli
Monticelli
Sciusciano
Sardinara
San Pietro ad Lacum
Sparazzano
Villa Rossi
Villa Romita
Villa Falchini
Villa Butteri
Villa Ferretti
Villa Taraschi
Villa Viola
Valle Soprana
Castrogno
This Is Greater Teramo.

Il "merito" dell'ordinario: se asfaltare una strada diventa un'impresa titanica.
Viviamo nell'epoca in cui la normale amministrazione viene celebrata con il taglio del nastro. Sempre più spesso assistiamo a sindaci e assessori che inaugurano con orgoglio una via riasfaltata, un lampione sostituito o una buca coperta, offrendo il tutto ai social come una conquista storica.
Ma, essendo psichiatri ad alti livelli, guardiamo le cose nella giusta prospettiva: un sindaco che si vanta di aver asfaltato una strada è esattamente come un pizzaiolo che si vanta di essersi allacciato le scarpe prima di entrare in cucina.
Non stiamo parlando di un'opera straordinaria che cambierà il destino della comunità. Stiamo parlando dell'inutile o del minimo indispensabile per far funzionare la macchina.
La trappola dell'ordinario spacciato per straordinario.
Garantire la manutenzione delle strade non è un favore concesso ai cittadini e merita la medaglia d'oro: è il dovere basilare di chiunque amministri la cosa pubblica. Quando la routine amministrativa viene trasformata in propaganda, significa che l'asticella delle aspettative si è abbassata pericolosamente.
Se un'amministrazione si riduce a chiedere l'applauso per aver fatto il proprio lavoro elementare, c'è da chiedersi quale sia la reale visione per il futuro della città.

La propaganda è l'arte di manipolare la percezione pubblica per far sembrare straordinario ciò che è ordinario, o indispensabile ciò che è superfluo.
Non è una semplice informazione, ma una comunicazione unidirezionale che ha un obiettivo preciso: ottenere consenso, adesione emotiva o controllo.
Per capire come funziona, possiamo dividerla nei suoi meccanismi fondamentali:
Spostamento del focus: Non mostra la realtà per com'è, ma seleziona un singolo dettaglio comodo. Se il sindaco asfalta cento metri di strada e ignora i restanti dieci chilometri di buche, la propaganda fotograferà solo quei cento metri, facendoli passare per una rivoluzione urbana.
Linguaggio emotivo e iperbolico: Sostituisce i fatti con gli aggettivi. Una normale manutenzione diventa un intervento "storico", "epocale" o "senza precedenti".
Creazione di un merito fittizio: Tende ad appropriarsi della normalità. Pagare i dipendenti pubblici, raccogliere la spazzatura o, appunto, stendere il catrame sono doveri d'ufficio finanziati dalle tasse dei cittadini. La propaganda trasforma il dovere dell'amministratore in un regalo del leader.
In pratica, la propaganda è quel trucco di prestigio che serve a far guardare la mano destra che saluta e taglia il nastro, per evitare che l'occhio cada sulla mano sinistra, che spesso non sa che pesci prendere.
La soluzione: uscire dal palazzo.
C’è un dato territoriale che spesso sfugge, ma che, chilometro quadrato alla mano, spiega chiaramente l’errore di certe amministrazioni: sembra che il comune di Teramo abbia un’estensione territoriale solo di poco inferiore a quella di Los Angeles. Una vastità fatta di frazioni, quartieri distanti, sobborghi e periferie che non possono essere governati guardando fuori dalla finestra del municipio.
La soluzione non sta nei post su Facebook con la foto del bitume fresco. La soluzione è un'altra.
Per amministrare davvero un territorio del genere, il sindaco dovrebbe fare una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria: prendere la macchina, mettersi alla guida e viaggiare dalla periferia più estrema fino a Downtown, fermandosi a ogni tappa per fare l'unica cosa che un politico deve saper fare: ascoltare.
Deve andare a parlare con i cittadini, sul posto, dove i problemi si vivono ogni giorno.
Ascoltare chi lo ha votato, per dimostrare che avevano ragione.
Ascoltare chi non lo ha votato, per dimostrare che avevano torto.

Purtroppo però.
L'analisi antropologica della mimica politica facciale è dove il teatro della propaganda si scontra con il fallimento della biologia. I politici mentono con le parole, ma il corpo è un pessimo complice.
Noi, da psichiatri freestyle della strada, non abbiamo bisogno del siero della verità: ci basta osservare il cortocircuito tra quello che dicono e quello che fanno.
Antropologia del palcoscenico: la mimica del potere.
Il politico medio è convinto di controllare la propria narrazione, ma l'evoluzione umana ha strutturato il nostro cervello per intercettare l'incoerenza. Quando un amministratore spaccia l'ordinario per straordinario, o maschera una mancanza con un sorriso, si attivano tre macro-segnali del corpo che lo inchiodano alla sua recita:
Ci mettono la faccia? E noi sfacciatamente glielo rinfacciamo. Facciamo così:
Il "Sorriso Duchenne" invertito (La maschera di plastica).
(Guillaume Duchenne, neurologo francese, un mio collega, che ha studiato i muscoli della faccia.) Il sorriso autentico coinvolge i muscoli orbicolari degli occhi, creando le classiche rughe d’espressione. Il politico che mente muove solo la bocca, lasciando lo sguardo freddo, fisso, quasi vitreo. È la mimica del predatore che cerca di simulare empatia mentre calcola il consenso.
La truffa delle mani (Il finto contenimento): Per apparire autorevoli, molti usano la tecnica delle mani a "cupola" o il pollice appoggiato sull'indice mentre parlano. Ma il dettaglio antropologico tosto è il timing: se il gesto arriva un millesimo di secondo dopo la parola, il cervello sta costruendo la menzogna in tempo reale. Il corpo si adegua in ritardo perché sta recitando uno spartito inventato sul momento.
Il micro-sfregamento e la distanza: Quando un politico deve difendere l'indifendibile, noterai spesso un micro-tocco al naso o dietro l'orecchio (un riflesso ancestrale per coprire la bocca o bloccare l'ascolto della propria stessa cazzata). Subito dopo c'è l'irrigidimento del busto: si allontanano fisicamente dal pubblico o dal giornalista, creando una barriera invisibile che smentisce ogni pretesa di vicinanza.
Il verdetto della strada.
Puoi assumere i migliori spin doctor (burattinaio) del mondo per farti scrivere il copione, ma la biologia non va a braccetto con la propaganda. Puoi anche dire la bugia perfetta, ma se mentre pronunci la parola "vicinanza" i tuoi piedi sono già girati verso l'uscita della frazione, noi ti abbiamo già sgamato.

Qui sotto l'incapacità amministrativa di una piccola città come Teramo in Km².

Comune / Città Superficie in km^²
Napoli117 km²
Teramo152 km²
Milano181 km²
Roma1.285 km²
Los Angeles1.302 km²
Città del Messico1.485 km²
Londra (Greater London)1.572 km²

Ugo Paturnia
Psichiatra, Psicologo, Patologo (perché patisce)
al secolo: FULVIO FUINA