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 ambaa.pngDavanti alla “specchiante” (nel senso di malriuscito tentativo di arrampicarsi sugli specchi) risposta offerta da Socialcuba e Cgil, al mio video sull’ambulanza destinata a Cuba, presentata sei mesi fa con enfasi e  presenza di autorità castriste, nel corso di una partecipata manifestazione alla Ca Fè, avevo deciso di non rispondere subito, nella certezza che avrei avuto altro materiale di cui parlare.

E ho fatto bene.

Nelle ultime ore, infatti, è successo un po’ di tutto, ho saputo di un sindacalista, lo stesso che alla mia telefonata si era detto stupito del fatto che l’ambulanza fosse parcheggiata in quel cantiere incompiuto, che poi sul gruppo di un quartiere ha litigato con chiunque per difendere l’iniziativa; ho letto il post dell’immancabile sannicolese dalla grammatica improbabile, che cerca di spiegare al mondo che il nostro è solo un attacco a Gianguido (che in questo caso nessuno ha citato); ho intuito il nervosismo che ha attraversato l’enclave filocastrista sannicolese, tanto da spingere poi gli organizzatori della colletta ad inviare la lettera di risposta non solo a me, ma anche alla “altra stampa”… e qui glisso, perché è fin troppo nota la mia opinione sulla qualità professionale di una certa stampa (si noti il fatto che l’ho scritto separato, perché in quello iato c’è tutta la differenza tra l’essere e non essere giornalisti).

Già, la lettera.

Adesso, rispondo a quella.

Con le solite modalità: in corsivo il testo, in neretto la mia risposta.


In merito alle notizie apparse sulla stampa locale riguardo all'ambulanza destinata a Cuba, l’Associazione di amicizia e solidarietà Socialcuba e la FILT CGIL Abruzzo e Molise accolgono con favore l'occasione per condividere con cittadini e sostenitori un aggiornamento chiaro sullo stato delle attività. 

Non erano "notizie apparse" ma un mio - e solo mio - fondo... e solo a me avreste dovuto mandare la risposta, ma evidentemente certi meccanismi vi sfuggono...


Il mezzo, destinato all'ospedale "Antonio Luaces Iraola" di Ciego de Ávila e intitolato alla memoria di Luigi Scaccialepre, è custodito in totale sicurezza all'interno di uno spazio privato messo a disposizione gratuitamente da un cittadino, che ringraziamo. 


Lo "spazio privato" è in realtà un cantiere incompiuto da anni, sulla strada, facilmente accessibile. Perché non metterla in un vero parcheggio sorvegliato (tipo piazzale San Francesco)? Davvero volete farci credere che quello è un posto di “totale sicurezza”?



Il veicolo non si trova in alcuno stato di abbandono, ma è costantemente monitorato in attesa della partenza. 

Chiedo: quel “Costantemente monitorato” significa telecamere? Sorveglianti? Vigilanza? Dettagli please…


Questo tempo di attesa è legato a un contesto internazionale e logistico straordinariamente complesso. Cuba sta attraversando una delle crisi più profonde della sua storia, stremata dagli effetti di un embargo (bloqueo) economico asfissiante, aggravato negli ultimi mesi dalle politiche statunitensi. L'isola fa i conti con una situazione drammatica: un vero e proprio collasso energetico con continui blackout, cronica carenza di carburante e gravissima scarsità di materie prime e farmaci essenziali. Questo scenario paralizza la mobilità interna e rende i trasporti marittimi e i controlli doganali incredibilmente rigidi, lenti e farraginosi. 

Traduzione: “El bloqueo” è iniziato 64 anni fa… ma noi pensavamo che l’avrebbero sospeso per far passare la nostra ambulanza, e invece abbiamo scoperto che l’embargo imposto da Kennedy e sempre più inasprito da quasi tutti i presidenti successivi c’è ancora. Imprevedibile, vero? 


Davanti a queste sfide, abbiamo deciso di sfruttare attivamente questo periodo per potenziare il veicolo. L’ambulanza, nata come mezzo di soccorso semplice, ci vede impegnati in prima linea: stiamo infatti lavorando con costanza per accessoriarla al meglio con strumentazioni moderne e trasformarla in mezzo di soccorso avanzato. 



Traduzione: siccome abbiamo raccolto e speso tanti soldi per comprare un’ambulanza, che non riusciamo a portare a Cuba a causa di un blocco che esiste da più di 60 anni, abbiamo deciso di spenderne altri per attrezzarla ancora di più, senza avere alcuna certezza che riusciremo a portarla a Cuba...




Crediamo che fare cooperazione significhi offrire il meglio possibile ponendo la dignità dell'essere umano al centro di ogni azione, e rispettarla significa curare la qualità dei servizi sanitari erogati, specialmente dove le risorse sono allo stremo. 

Quindi, se non riuscirete a mandarla a Cuba (e visto l’atteggiamento di Trump… io un po’ mi preoccuperei) in attesa che parta, la renderete sempre più attrezzata? Nel senso che diventerà prima “mezzo di soccorso avanzato”, poi “centro mobile di rianimazione”… fino a diventare un tir sala operatoria?


In quest'ottica facciamo chiarezza sulle immagini di una vecchia barella all'esterno della struttura: non si tratta di un abbandono. A seguito di verifiche tecniche, quell’attrezzatura è stata giudicata datata e inadeguata rispetto agli standard necessari, e per questo collocata all'esterno temporaneamente, in attesa del regolare smaltimento. Sarà quindi sostituita con dotazioni funzionali. 

Traduzione: sei mesi fa avete presentato, con tanto di ministra consigliera dell’ambasciata di Cuba, un’ambulanza che aveva una barella “vecchia e inadeguata”? Cioè, se fosse partita quel giorno, il 31 gennaio, avreste inviato a Cuba per “…curare la qualità dei servizi sanitari erogati…” una barella inadeguata? Oppure è diventata “datata e inadeguata” in soli 6 mesi? E, comunque, invece che lasciarla “in attesa di smaltimento” col materassino buttato a terra, non la si poteva regalare? Sarebbe bastato anche solo metterla sul gruppo “…te lo regalo se te lo vieni a prendere…” hai visto mai?







Per coordinare ogni dettaglio di questa complessa operazione, siamo in costante e diretto contatto con l'Ambasciata di Cuba in Italia e con gli organi di governo competenti. Nonostante ogni ostacolo, la nostra determinazione resta incrollabile nel superare le difficoltà e portare a compimento questo viaggio in memoria di Luigi Scaccialepre, rassicurando i sostenitori che il loro prezioso aiuto andrà, con la massima responsabilità, dritto a destinazione.

Nell’attesa, propongo un'altra "Noche latina" alla CaFè... 

ADAMO