
C’è un chiodo, solo, isolato, appeso quasi senza senso nella sala giunta del Comune di Teramo. Se ne sta lì, a reggere il nulla, a sostenere il niente, ad esporre il vuoto. Orfano di una memoria che non esiste più. È piccolo, quasi invisibile. Piantato nel muro, solo, in una parete diventata improvvisamente troppo bianca, vicino a pergamente autoreevoli. Eppure, quel piccolo chiodo racconta improvvisamente molto più di quanto sembrerebbe. Fino a poco tempo fa aveva un compito: sorreggere la pergamena che ricordava il gemellaggio tra Teramo e Rishon LeZion. Oggi quella pergamena non c’è più. È rimasto il chiodo. Il Comune, non senza lunghe meditazioni, ha deciso di annullare il gemellaggio con la città israeliana, per esprimere la nostra presa di posizione sulla guerra a Gaza, così dalla sala giunta è scomparso anche il simbolo materiale di quel rapporto. È rimasto il chiodo. Ed è proprio quel chiodo a trasformarsi, involontariamente, nella fotografia più efficace di questa vicenda. Perché cancellare una pergamena da una parete è facile. Molto più difficile è cancellare una storia dalla città. Rishon LeZion, infatti, non è scomparsa da Teramo. Il nome dell’ex gemella continua ad accogliere automobilisti e visitatori sui cartelli posti agli ingressi della città, insieme a quelli delle altre realtà gemellate. E soprattutto esiste ancora una piazza che porta il nome di Rishon LeZion. Se un'amministrazione assume una decisione politica così forte, quella decisione dovrebbe avere conseguenze altrettanto chiare. Altrimenti si crea uno strano cortocircuito: Rishon LeZion non può stare appesa nella sala giunta, ma può continuare tranquillamente a stare sulle strade e nelle piazze di Teramo. Se Rishon LeZion deve essere cancellata, allora bisogna cancellarla dai cartelli e dalla piazza che ancora la ricorda. Se invece quei simboli resteranno, allora bisognerà spiegare perché una pergamena fosse diventata improvvisamente incompatibile con la sala giunta mentre una targa stradale continua a essere compatibile con la città. Per ora, però, resta soprattutto quell’immagine. Una parete vuota. Una pergamena che non c’è più. E un piccolo chiodo rimasto orfano, quasi dimenticato. Paradossalmente, nel tentativo di cancellare un simbolo, il Comune ne ha creato uno ancora più potente. Perché quel chiodo continua a ricordare ogni giorno che lì c'era qualcosa. A quel chiodo, c’è appesa tutta la contraddizione.
Ad'A

