Attualità

SISMA L’AQUILA/ LO STATO RIVUOLE I RISARCIMENTI, L’AVVOCATO DELLA VIGNA SUL PIEDE DI GUERRA

“Non solo i familiari delle vittime non devono restituire le provvisionali allo Stato, ma a nostro avviso la Presidenza del Consiglio deve riconoscere l’intero risarcimento dei danni stabilito dai giudici di primo grado. E ci batteremo per questo”. A parlare è l’avvocato Wania Della Vigna, con il marito Guido Felice De Luca legale dei parenti di alcune vittime nel terremoto che devastò L’Aquila il 6 aprile 2009. Come altri legali, hanno risposto alla messa in mora da parte dello Stato con analoga istanza, per richiedere l’intero risarcimento. Si annuncia serrata la battaglia legale a livello civile, innescata dalla Presidenza del Consiglio che ha citato in giudizio i parenti delle vittime per ottenere la restituzione delle provvisionali, versate dopo la sentenza di primo grado di condanna della Commissione Grandi Rischi, alla luce del pronunciamento in Appello – poi confermato in Cassazione – che ribaltò la sentenza assolvendo 6 dei 7 esperti della Commissione, ad eccezione dell’allora vice capo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis.

I sette, protagonisti della riunione della Grandi Rischi all’Aquila del 31 marzo 2009 – cinque giorni prima del sisma che causò 309 morti – erano accusati di aver sottovalutato il rischio sismico e di aver rassicurato gli aquilani. “Dove non c’è stato un reato non è detto non ci sia danno civile” aggiunge Della Vigna ricordando che proprio la Presidenza del consiglio, dopo il primo grado, chiamò le famiglie per versare le provvisionali. Tra i punti di opposizione citati nella messa in mora, spiega l’avvocato, si richiama un principio della Cassazione in base al quale “il giudicato di assoluzione ha effetto preclusivo nel giudizio civile solo quando contenga un effettivo e specifico accertamento circa l’insussistenza del fatto o della partecipazione dell’imputato e non anche quando l’assoluzione sia determinata dall’accertamento dell’insussistenza di sufficienti elementi di prova circa la commissione del fatto o l’attribuibilità di esso all’imputato”. A intervenire sulla vicenda viene sollecitato il presidente del Consiglio. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, è accanto ai familiari e contro il Governo: “Assurdo. Oltre al danno di non mettere mai un euro per la prevenzione pure la beffa degli schiaffi in faccia quando i disastri capitano. E’ ora che Gentiloni intervenga e trovi una soluzione”. E il deputato abruzzese Gianni Melilla (Mdp) con un’interrogazione chiede a Gentiloni “se non ritenga doveroso sospendere le richieste di restituzione delle somme versate” “per evidenti ragioni istituzionali, di ragionevolezza e anche di umanità nei confronti di persone duramente colpite dalla morte dei loro cari”.

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