Attualità

EMERGENZA IDRICA/ ZIPPILLI: «ALLARME DI TIPO TERRORISTICO BASATO SU DATI INCERTI. 2.500 LAVORATORI OGGI COSTRETTI A FERMARSI»

«Un allarme di stampo terroristico». Non usa mezzi termini il presidente provinciale di Confindustria Cesare Zippilli per definire l’improvviso divieto emesso ieri pomeriggio dalla Asl. «Oltre agli enormi problemi creati alle famiglie», spiega il rappresentante della principale associazione degli imprenditori, «quel provvedimento ha creato ripercussioni molto pensanti per le aziende dell’agroalimentare». Lo dichiara oggi sul quotidiano Il Centro il numero uno di Confindustria.

Di fatto, segnala Zippilli, è stata bloccata da un momento all’altro l’attività del maggiore settore produttivo del Teramano. «Basti pensare che solo Amadori e Gelco hanno 2.500 dipendenti che sono stati costretti a fermarsi», sottolinea il presidente di Confindustria, «con le conseguenze che si possono immaginare sull’operatività delle aziende». Oltre a scatenare il panico tra la popolazione, che ha preso d’assalto i supermercati, svuotando gli scaffali delle acque minerali, il blocco disposto dal Ruzzo ha causato danni economici ad imprese già messe in difficoltà dalle emergenze dei mesi scorsi dovute a maltempo e terremoti. Zippilli si ripromette di approfondire i motivi del divieto, ma secondo lui la procedura adottata lascia molti dubbi. «Non si può stabilire che l’acqua non è più potabile da un minuto all’altro», osserva, «solo sulla base di un’analisi olfattiva e visiva». A detta del presidente di Confindustria, insomma, sarebbero serviti controlli più approfonditi e certezze maggiori prima di emettere un provvedimento del genere che ha ripercussioni cosi pesanti sulla cittadinanza e sulle attività produttive di un’intera provincia.«Servono dati puntuali e inoppugnabili», insiste, «anche perché se domani mattina si scopre che non ci sono problemi nell’acqua, che succede? Quante teste dovranno cadere?». Al di la delle responsabilità tecniche e giuridiche resterà comunque il danno già fatto al sistema imprenditoriale e che rischia di amplificarsi qualora perdurasse lo stato d’incertezza o di divieto di utilizzo dell’acqua potabile. «Speriamo che questa situazione si risolva prima di subito», conclude Zippilli, «bisognerebbe subito attivare il potabilizzatore di Montorio, altrimenti le conseguenze saranno ancora più gravi».

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5 risposte »

  1. Dovrebbe informarsi meglio Zippilli.
    L’acqua potabile, oltre a dover rispettare rigidi parametri chimici e microbiologici, dev’essere incolore ed inodore.
    Lo dice la normativa.
    Per le analisi ci vuole tempo, ma il colore e l’odore sono immediatamente rilevabili: per questo DEVE scattare immediatamente il blocco.

  2. Ma il problema per cui i dirigenti dovrebbero essere processati è la qualità dell’acqua che beviamo. Se si pensa che ci siano veleni non è che si può aspettare in attesa dei dati inoppugnabili come dice Zippilli.

  3. Quindi dovevamo continuare a bere acqua avvelenata già dal 4/5 Maggio per altre settimane ? Ma che siamo su scherzi a parte ?

  4. Già l’uso della parola ‘terroristico’ è un segno chiaro che questo signore va messo nella stessa categoria dei Erdogan di questo mondo. È un abuso grave di un termine pesante che prima aveva ancora un significato rilevante. Ora è soltanto una traduzione di una posizione arrogante: “dovete stare zitti, imbecili, perchè vi proteggiamo noi da forze più terribili…”

  5. Non si può dichiarare non potabile addirittura neanche dopo bollitura, nel giro di poche ore abbiamo scherzato e buonissima. Non si può giocare a scherzi a parte con una intera provincia sull’acqua. Qualcuno deve pagare, è stato fatto un grosso danno a tutti i livelli.

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