Attualità

BRUCCHI ALL’ACS: «QUESTA GUERRA DEVE FINIRE, IL TEATRO E’ DI TUTTI E TERAMO PUO’ AVERE DUE STAGIONI DI PROSA»

«Questa guerra in corso tra l’Acs e la Riccitelli non serve a nulla e a nessuno, come Sindaco devo garantire che tutti gli enti e le associazioni possano e debbano utilizzare il teatro comunale perchè è l’unico luogo che abbiamo per fare eventi di un certo tipo. Ricordo – spiega ancora Brucchi – che Teramo puo’ avere due stagioni di prosa e quindi non vedo alcun problema a che questo avvenga. Il comune resta l’ente che ha l’onore e l’onere dell’attività che si svolge nel territorio comunale e della sua programmazione. Non decide tutto l’Acs quello che si fa nel comune».

Il primo cittadino Maurizio Brucchi torna di nuovo sull’argomento per cercare di mettere pace tra l’Acs e la Riccitelli soprattutto dopo la durissima nota diramata ieri proprio dall’Acs (LEGGI QUI)

Il Comune ha scritto intanto all’Acs per chedere di conoscere tutta l’attività durante l’anno 2017-2018 perchè dovendo presentare un programma l’Ente deve sapere quali sono ad oggi le date libere e quindi disponibili.

Per la cronaca il Comune puo’ contare su 25 giorni di giornate gratuite come da accordo con il gestore.

«Faro’ in modo che tutti possano fare la propria attività perchè non c’è un regime di monopolio e al teatro comunale ci si possono svolgere tutte le manifestazioni. E a chi mi accusa di interferenza politica perchè il comune è socio della Riccitelli rispondo che io continuero’ il mio percorso affinchè tutti e dico tutti possano svolgere la loro attività in funzione del regolamento che vige sul nostro territorio e che riguarda anche la gestione e il funzionamento del Teatro Comunale».

 

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2 risposte »

  1. Risposta ovvia senza chiarire se il bando, vinto dalla AC,S assegni a quest’ultima la gestione delle serate a pagamento e se lasciare spazio ad altre associazioni.
    Il Comune ha 25 serate non a scopo di lucro, giusto ?
    Poi il Sindaco poteva anche presentare la stagione della ACS…..

  2. Questa “guerra”manifesta la morte della cultura a Teramo e l’arroganza dei nuovi gestori, che inaugurarono la loro comparsa con un evidente plagio della grafica, dei costi, del numero di spettacoli dei predecessori, che certo non avevano anch’essi brillato nel passato per trasparenza.

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