Attualità

DOVE SONO FINITI GLI INDICI DI VULNERABILITA’ DEGLI ISTITUTI SUPERIORI DI COMPETENZA DELLA PROVINCIA DI TERAMO? I GENITORI VOGLIONO CONOSCERLI SUBITO MA IL PRESIDENTE DI SABATINO NON RISPONDE AL TELEFONO

Tutto tace in Provincia. Mentre il Sindaco e la Giunta tengono una conferenza stampa diffondendo gli indici di vulnerabilità delle scuole comunali, in Provincia i telefoni del Presidente Renzo Di Sabatino e del consigliere delegato Mirko Rossi squillano a vuoto. Inutili i tentativi di farli rispondere. Nessuno risponde e nessuno richiama. Come mai? Forse non hanno nulla da dire sugli istituti di competenza provinciale, sulle scuole superiori della provincia di Teramo. Possibile. Ieri anche il Sindaco di Teramo ha dato alla Provincia una bacchettata alla Provincia solo per ricordare loro che: «Abbiamo chiesto un tavolo di coordinamento alla Provincia, ma ci ha risposto che non è pronta. In città abbiamo 11mila studenti – ha detto Brucchi –  di cui poco più di 4mila frequentano le nostre scuole».

L’intesa con la Provincia sarebbe necessaria, dunque, ma non c’è. Come mai? Se il Presidente Di Sabatino rispondesse al telefonino forse lo sapremo. Ma oggi è domenica. Fa caldo e sicuramente avrà altro di meglio da fare che rispondere. Anche di questo ce ne faremo una ragione. Non se ne faranno una ragione invece le tante famiglie e gli studenti che dall’11 settembre dovranno tornare a scuola.

Intanto Mauro Chilante Coordinatore CITTADINANZATTIVA – SCUOLA Assemblea di Teramo ricorda alla Provincia con una bella  nota che: «in seguito alla pubblicazione in data 29 luglio 2017 degli indici di vulnerabilità delle scuole medie, elementari e materne da parte dell’amministrazione comunale di Teramo e di fronte al fatto che ancora non sono stati resi noti dall’amministrazione provinciale gli indici degli istituti superiori, Cittadinanzattiva non può non esprimere le proprie perplessità su come le predette amministrazioni stiano gestendo il post terremoto e su come vengano informati i cittadini su quanto stia accadendo negli istituti scolastici teramani.
Infatti, durante i 6 mesi di attesa per la consegna degli indici sismici, molte scuole, come la Molinari che attualmente ospita la S. Giuseppe e la Savini, sono state pubblicizzate come scuole sicure e noi vi abbiamo mandato i nostri figli fidandoci di quanto detto e assicurato. Tali scuole ora mostrano indici che vanno da 0,08 a 0,11 contro ogni evidente stato di sicurezza.
Cittadinanzattiva non può non esprimere le proprie perplessità sul fatto che in questo momento si stiano prendendo delle decisioni sulla costruzione di nuovi poli scolastici e sul futuro della città senza voler coinvolgere i cittadini in un percorso partecipativo, rimettendo le decisioni al solo consiglio comunale.
Pertanto Cittadinanzattiva chiede alle amministrazioni provinciali e e comunali di voler iniziare un percorso condiviso con i cittadini teramani così come fatto in modo fruttuoso e positivo a Sassa e a Pacentro. Non è piu concepibile e ammissibile che noi cittadini siamo di nuovo esclusi da quelle che sono le decisioni del futuro e del presente nostro e dei nostri figli.
La realizzazione di nuovi poli scolastici genera una nuova urbanizzazione, un nuovo modo di organizzare la città e il territorio e i cittadini hanno il diritto non solo di essere informati ma di essere consultati e di partecipare attivamente alla costruzione della vita pubblica.
Pertanto Cittadinanzattiva accoglie con piacere l’atteggiamento di disponibilità del sindaco ad interagire con associazioni di cittadini e comitati di genitori e chiede al sindaco e al presidente della provincia di poter essere presente ai tavoli di lavoro che le suddette amministrazioni organizzeranno nei prossimi giorni a venire».

Di Sabatino è impegnato in questi giorni a parlare di acqua del Gran Sasso che è sicuramente un argomento importante ma anche l’argomento scuola non è da meno.

 

LA LETTERA A RENZO DI SABATINO

 

Gentilissimo Sig. Presidente,

non può non far piacere accogliere con soddisfazione e plaudire a quanto comunicato dal Consigliere delegato all’edilizia scolastica Mirko Rossi in merito agli adeguamenti operati ed alle certificazioni antincendio delle scuole superiori ottenuti o in fase di rilascio.
Tuttavia, il recentissimo episodio sismico, di intensità 4,2 avvenuto a 3 chilometri da Campotosto ed a 14 chilometri di profondità, ci costringe a ricordare le improvvide parole pronunciate dal Presidente della Regione il quale sostenne, nel bel mezzo dell’emergenza provocata dal sisma, dalla neve e dalle frane, che occorreva “demitizzare” quanto affermato dalla Commissione Grandi Rischi (e cioè che esisteva uno sciame in atto che sarebbe durato diversi mesi o anni e che da esso ci si poteva attendere scosse fino al 6^ grado di intensità) e che si sarebbe dovuto il più velocemente possibile tornare alla “normalità” se non si fosse voluto far “saltare il sistema”.
Ecco, Presidente, poiché la normalità, per quanto concerne il sistema scolastico ed i contratti di lavoro, non include il rischio aperto della propria incolumità da parte di alunni e docenti e poiché nessuno, d’altro canto, ha la bacchetta magica per risolvere i problemi che decenni e decenni di incuria hanno ormai incancrenito, crediamo che renderne consapevoli i cittadini sia difficile ma necessario e che gli Enti abbiano interesse a collaborare con le Associazioni che a questo compito hanno intenzione di assolvere volontariamente ed iniziare, insieme, una attività di monitoraggio e di programmazione tali da dare priorità alle questioni che concernono lo stato e l’utilizzo delle strutture scolastiche come degli uffici pubblici e strategici (che hanno compiti precisi nella Funzione di Protezione Civile), arrivando, laddove necessario od opportuno, ad assumere anche decisioni precauzionali quali la chiusura delle stesse.
Tornare alla normalità non può significare tornare a dare scarsa attenzione a questa problematica, come ampiamente dimostrato per quasi 15 anni dalla mancata individuazione degli indici di vulnerabilità, qualunque ne sia o possa divenire la funzione. Tornare alla normalità non può significare continuare a tenere per se dati preoccupanti in quanto impossibilitate (le Amministrazioni) a dare risposte esaustive in mancanza di fondi sufficienti. Tornare alla normalità non può significare continuare a non dotare le strutture di funzionali sistemi di sicurezza e vie di fuga per l’emergenza (pure previsti da leggi precise, anch’esse però a volte fiaccate da continui rinvii legislativi di attuazione). Tornare alla normalità non può significare che il titolare di una Amministrazione debba chiedere pubblicamente agli organi di governo di intervenire presso quelli di controllo per non farsi fare “le pulci”. Tornare alla normalità non può significare limitarsi a constatare ed affermare pubblicamente che il sistema di funzionalità urbana di un centro storico dipenda da un patrimonio edificato e non manutenuto che non è in condizione di reggere (né socialmente né strutturalmente) all’urto di un sisma ma che poi non si lavori a 360 gradi per mettere al primo ed unico punto dell’agenda politica questa priorità assoluta.
Tornare alla normalità significa l’esatto contrario di tutto ciò.
Tutto questo non è normalità ma è normalizzazione dell’irregolarità e della precarietà. E’ rendersi culturalmente complici di ogni possibile evento negativo. E’ arrendersi senza combattere per il futuro pensando solo all’oggi. E’ abdicare. E’ tra l’altro rischio, al verificarsi dell’evento, di soccombere (come nel caso del Dirigente del Convitto Nazionale dell’Aquila) dinanzi ad un tribunale.

Detto quanto sopra come doverosa premessa e chiarimento degli intenti, faccio seguito, in particolare, alla nostra nota del 18 aprile u.s. con la quale avevamo chiesto la disponibilità Sua e dei suoi uffici rivolta a realizzare l’Indagine civica sulle condizioni strutturali degli edifici scolastici di competenza della Provincia di Teramo. L’indagine nazionale era ed è rivolta principalmente a definire un data base sulle condizioni reali delle strutture fondando sulle attestazioni oggettive delle stesse Amministrazioni.
Siamo prima di tutto, perciò, a pregarLa di meditare sull’opportunità di aderire a questo percorso di gestione partecipata di un patrimonio che è pubblico e va proiettato verso un uso consapevole.

Le ordinanze Commissariali n.14 del 16 gennaio 2017 e n.33 dell’11 luglio 2017 hanno chiarito criteri ed interventi che verranno finanziati (per il momento) e quale la loro qualità. Sappiamo bene, però, che lo stato di precarietà del patrimonio scolastico è ben più ampio rispetto a quello che è stato sancito nelle stesse ordinanze. Una nuova strada è stata pure tracciata dalla Sentenza emessa dal TAR Abruzzo sul Cotugno dell’Aquila. Insomma, la situazione è in movimento. Vi sono le premesse per un dibattito che incida direttamente sulla strutturazione e sulla organizzazione civile e sociale delle aree urbane e delle città. Questioni che, a nostro avviso, vanno affrontate dalla intera comunità e non dai soli amministratori (o, meglio, non dagli amministratori da soli) a loro stessa garanzia.

 

Ora, poiché tra circa un mese e mezzo, le scuole teramane riapriranno i battenti, siamo a chiederLe di rendere pubblici gli indici di vulnerabilità ad oggi rilevati; di farci conoscere lo stato dell’arte in merito alle azioni che Codesta Amministrazione realizzerà con certezza prima della ripresa dell’anno scolastico e la calendarizzazione delle restanti, oltre ai costi di ciascuna.
In particolare, quali siano le iniziative che l’Amministrazione sta intraprendendo sul complesso del Milli. Quale sia lo stato di attuazione dei lavori di miglioramento del Delfico, tesi all’eliminazione, quanto meno, dell’inagibilità del terzo piano (che versa in queste condizioni, lo ricordiamo, dal 2009) eliminando finalmente anche il guano che ristagna nel sottotetto. Se siano previsti interventi (e quali) sul complesso dell’Einstein che continua a crescere in quanto a studenti frequentanti ma che avrebbe, si dice, un indice di vulnerabilità piuttosto basso. Quale sia lo stato di attuazione delle ordinanze di Errani rispetto al Pascal e se l’Amm.ne abbia stanziato propri fondi (e per quali opere) su questo edificio; in particolare quale allocazione avranno gli alunni nel prossimo imminente anno, stante l’inagibilità del complesso.

Ancora, ci consenta di segnalare alla Sua attenzione un caso particolare: lo stato di alcune strutture della Sede principale dello Zoli di Atri che abbiamo rilevato avendo l’Istituto aderito alla nostra Campagna “Imparare sicuri”. Mentre l’Istituto si è distinto per la sua offerta formativa ottenendo premi e riconoscimenti di livello nazionale, alcune parti della sua struttura, in due accessi, versano da diverso tempo in una precaria situazione. Quello principale è gravemente danneggiato, e reso pericolante a causa di infiltrazioni d’acqua tanto da averne reso necessario il puntellamento al piano inferiore da parte dell’Ufficio tecnico di Codesto Ente; quello del ponticello secondario è stato chiuso dalla Dirigente in quanto la struttura presenta forti segni di decadimento della malta con conseguente esposizione dei ferri degli elementi orizzontali. Inoltre, le recenti nevicate hanno reso inagibile l’Aula Magna che, per la particolare ed errata conformazione del tetto e per l’inadeguata portata delle gronde di scarico, ha comportato il ristagno dell’acqua e poi copiose infiltrazioni che hanno anche danneggiato parte dell’arredo. Ci permettiamo di sollecitare gli interventi su questa struttura e di chiedere se essi siano già in programmazione.

In attesa di cortese riscontro Le porgiamo cordiali saluti.

Mauro Chilante

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