Attualità

NOMINE ASL/I COMMERCIALISTI: «D’ALFONSO HA ESERCITATO UN POTERE CHE NON GLI COMPETE»

“Non vogliamo assolutamente entrare nel merito delle nomine, ma vogliamo sottolineare e stigmatizzare il metodo con il quale il presidente della Regione Luciano D’Alfonso ha proceduto a nominare i revisori dei conti delle Asl abruzzesi”.

Interviene così la Federazione degli Ordini dei Dottori Commercialisti dell’Abruzzo nella polemica scaturita a seguito delle nomine dei quattro componenti dei collegi sindacali delle Asl abruzzesi.

“Il presidente Luciano D’Alfonso avrebbe infatti disatteso ed aggirato le norme che prevedono un sorteggio tra i candidati e nominato persone di fiducia ed a lui vicine.
In riferimento alla designazione dei componenti dei collegi sindacali delle Asl provinciali  abruzzesi per le quali il presidente D’Alfonso non ha tenuto conto del sorteggio effettuato il 17 maggio u.s., così come previsto dall’art. 5 comma 1-bis della L.R. 4/2009, la Federazione degli Ordini dei Dottori Commercialisti dell’Abruzzo, pur non volendo entrare nel merito delle nomine, non può non sottolineare e stigmatizzare il metodo con il quale si è proceduto alle nomine dei revisori. Possiamo anche non condividere la norma, – spiega la Federazione – che prevede l’estrazione a sorte dei nominati, ma fino a quando non viene modificata quella legge non può essere elusa con un provvedimento d’imperio”.

I commercialisti d’Abruzzo, con l’appoggio di Valeria Giancola, consigliera nel Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, sottolineano come D’Alfonso non poteva nominare direttamente i revisori dei conti delle Asl abruzzesi e, pertanto, “riteniamo questa decisione non solo lesiva di una norma regionale, ma anche un esempio negativo della politica che vuole esercitare prerogative che non le appartengono, invadendo campi e competenze altrui. – spiegano – In tale ottica stiamo valutando di procedere a ricorsi amministrativi per tutelare una norma regionale, e la onorabilità di una intera categoria, che ancora una volta viene considerata come uno strumento di esercizio politico”.

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