Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 1 – IL PESCATORE DI PENSIERI

 

Il bello del viaggio è perdersi.

A volte perdersi è il modo migliore per ritrovarsi!

Sotto il sole di un caldo pomeriggio brasiliano mi sono ritrovato in una isolata  stradina di Cabo Frio.

Mi avevano avvisato: “che ci vai a fare nella zona del vecchio porto? è molto piccolo e non è rimasto quasi nulla…non c’è niente di interessante”

Impossibile che non ci sia nulla di interessante.

I viaggi mi hanno insegnato che ogni angolo di mondo custodisce inaspettate meraviglie:

“La bellezza è negli occhi di chi guarda.”

Quando arrivo al vecchio porto in effetti, a prima vista, sembra esserci ben poco di interessante.

Un quartiere abbandonato, dove sono rimaste poche abitazioni di pescatori. Le case, però, hanno porte e finestre colorate e fiori dai balconi.

Ci vivono meno di cento persone: gli altri hanno preferito chiudersi dentro gli enormi palazzoni del centro.

Sotto quel sole battente iniziò ad avere sete.

Mi guardo intorno alla ricerca di un bar ma non ne vedo: a chi verrebbe in mente di aprire un’attività commerciale in questo luogo desolato!?

E invece, ecco la meraviglia!

Noto un insegna con la scritta BAR, più precisamente CASA BAR.

Entro e mi ritrovo, all’ingresso, davanti ad un piccolo bancone, in una stanzetta di pochi metri quadri.

Scoprirò poi che in tutto sono due piccole stanze comunicanti: una è la “CASA” e l’altra il “BAR”.

Mi avvicino e vedo un vecchio signore che dorme placidamente.

Sopra la sua testa una campana con una scritta:

“Bate o Sino! Para todos saberam que vocè chegou…”

(“Suona la campana. Per farci sapere che sei arrivato…”)

Non suono.

Aspetto e mi guardo intorno: foto, libri, pensieri scritti su fogli attaccati alla meglio.

Metto il telefono silenzioso ed inizio a scattare delle foto ma, mentre sto curiosando, l’uomo si sveglia.

“Bom dia!” gli dico prontamente, fingendo di scrivere sul telefono.

“Bom dia”  mi risponde.

Chiedo se ha una bevanda fresca.

“Bohemia!” mi risponde.

Gli dico che non voglio la birra (Bohemia è una famosa birra brasiliana): preferisco una bevanda senza alcool.

“Antartica!” ribatte il vecchio.

L’Antartica è un’altra famosa birra brasiliana.

Gli ripeto che vorrei qualcosa di analcolico.

Non parlo benissimo il portoghese ma so per certo che la mia traduzione della frase “vorrei una bevanda senza alcol” è comprensibilissima.

“Està bom (va bene)!” mi risponde il vecchietto e mi indica una bottiglia.

Dall’apparenza il contenuto sembra un liquore.

Penso (e più tardi ne ho avuto conferma) che il simpatico vecchietto è un po’ duro d’orecchie.

E così, per non farla lunga, ho fatto un sorriso di approvazione e mentre versa il liquore (ed io continuo a rubare scatti a sua insaputa) mi spiega che “è un licor de pitanga. Eu faço isso com uma receita que meu pai me ensinou”.

E mentre assaggio questo liquore di ciliegia con la ricetta che il padre gli ha insegnato, il vecchio inizia a raccontare.

Approfitta dell’occasione: quando gli ricapita uno straniero… curioso.

Mi racconta che da giovane era un pescatore ma precisa che lui più che pescatore è un pensatore!

Mi mostra i suoi pensieri attaccati alle pareti.  Mi metto a leggere e gli dico:

“Voçe è um pescador! Pescador  dos pensamentos”

(“Tu sei un pescatore! Pescatore di pensieri”)

Risponde al mio sorriso e stavolta credo abbia sentito bene.

E’ duro di orecchie ma quando vuole ci sente benissimo.

Mi dice che per lui “l’uomo è fatto per pensare: tutta la sua dignità, tutto il suo merito e tutto ciò che è: è in quello che pensa. E nel pensiero la grandezza dell’uomo”.

E così in un caldo pomeriggio brasiliano mi sono ritrovato a tu per tu con questo personaggio che continua a versarmi da bere e raccontare. Parla senza tregua. Sono sommerso da un mare di parole e sulle onde dei suoi ricordi comincio ad immaginare la vita in quel piccolo borgo di pescatori. Una vita dura ma dolce, quella dolcezza che secondo Valsir (questo il suo nome!) oggi si è persa: “il mondo è cambiato in peggio, per colpa della stupidità umana che rincorre falsi miti mentre la felicità si annida nella semplicità.”

E mentre parla, e con l’immaginazione rincorro i suoi ricordi, nella testa inizia a suonarmi una canzone di Roberto Vecchioni dedicata ad un famoso navigante:

“Ahi Velasquez fino a quando inventeremo

un nido di rose ai piedi dell’arcobaleno,

e tante stelle, tante nelle notti chiare

per questo mondo, questo mondo da cambiare…”

E in fondo Valcir è un po’ Velasquez.

E dopo un po’ ne ho conferma leggendo un foglio dove lui così si descrive:

“Marinaio della vita,

nel mare dei libri navigai.

Libero dalle correnti della società,

rido di chi tenta di corrompermi.”

E così in un caldo pomeriggio mi sono ritrovato in questo angolo di Brasile dove mi avevano detto che c’era poco da vedere, niente di interessante, ma io in quel nulla ho trovato tanta poesia.

Ciao Valcir: grazie per avermi fatto navigare nel mare dei tuoi pensieri.

 

Roberto Centorame

Categorie:Viaggi Vagabondi

2 risposte »

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