Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 5 – LA VOCE DEL DESERTO

di ROBERTO CENTORAME
È arrivato il momento più intenso di questo viaggio in Giordania: il deserto Wadi Rum.

Mentre con le jeep avanziamo su strade di sabbia, mi tornano alla mente le parole di un vecchio beduino tuareg.

Ero nel deserto del Sahara e, sul fare del tramonto, sorseggiavamo un the’ quando lui, forse leggendo nel mio sguardo un pensiero intimo, mi disse:

“…il deserto, con la sua voce, parla all’anima delle persone…ma non a tutte: solo a quelle che non smettono di cercare se stessi…”.

La voce del deserto puoi sentirla di notte.

Quando le stelle sembrano così vicine, che pare di poterle toccare, e la luna illumina l’infinita distesa di terra: in quel tutto senza niente, la voce del deserto è nel silenzio!

Il deserto Wadi Rum è diverso dal Sahara, non è un’immensa distesa di sabbia gialla che si perde in dune infinite ma la fuggente sensazione di assoluto che ho provato è stata la stessa.

Attraversiamo questo paesaggio lunare di terra rossa e rocce. Dopo un po’ si para davanti ai nostri sguardi curiosi un maestoso ammasso di rocce: i “sette pilastri della saggezza”. Shaher ci spiega che il nome glie lo diede Lawrence D’Arabia (che così titolo’ anche il libro delle sue memorie) che qui stabili’, durante la rivolta araba del 1917-18, il suo centro operativo.

E così, tra natura e storia, con la meraviglia che ci riempie gli occhi attraversiamo i luoghi che il tenente colonnello Lawrence, agente segreto agli ordini di sua Maestà britannica, così descrive nelle sue memorie “…abbiamo vissuto a stretto contatto tra di noi, nel deserto nudo, sotto un cielo indifferente…”

“Ragazzi scendete: raggiungeremo il campo tenda a piedi” ci dice la nostra simpatica e professionale guida beduino-napoletana.

Lasciamo le jeep e ci addentriamo tra due ali di roccia; percorriamo un canyon e ad un certo punto incontriamo una duna, alta, di sabbia rossa. Cerco la complicità di Shaher, ribattezzato Pasca’, e fingendo un tono serio dico al gruppo: “…molti non sanno che proprio qui è stata scritta una famosa canzone” e, sulle note di “luna rossa”, accompagnato da Shaher-Pascà, iniziamo a cantare

” A duna rossa mme parla ‘e te

io lle domando si aspiette a me,

e mme risponne: “Si ‘o vvuo’sape,

cca nun ce esta nisciuna…”

Dopo il simpatico sipario canoro, Shaher ci racconta la vita dei beduini e mentre seguiamo affascinati la narrazione della vita nomade di questa gente, mi torna alla mente uno scritto di Alberto Moravia:

“Sulle sabbie del deserto come sulle acque degli oceani non è possibile soggiornare, mettere radici, abitare, vivere stabilmente. Nel deserto come nell’oceano bisogna continuamente muoversi, e così lasciare che il vento, il vero padrone di queste immensità, cancelli ogni traccia del nostro passaggio, renda di nuovo le distese d’acqua o di sabbia, vergini e inviolate.”

Dopo mezz’ora di cammino arriviamo su uno sperone di roccia. Davanti a noi, oltre l’immensa distesa di sabbia, il sole è una rossa palla di fuoco che lentamente tramonta.

Come se qualcuno ci avesse dato un ordine: piomba improvviso tra noi  il silenzio!

Nessuno parla.

Come se fossimo entrati in un teatro e non volessimo disturbare la rappresentazione. E in effetti siamo nel teatro del mondo, sotto il palcoscenico della vita a vedere lo spettacolo più sorprendente: la Natura in tutta la sua magnificenza!

Dopo l’emozionante tramonto riprendiamo il cammino e raggiungiamo il campo con le tende. La sera mangiamo con i beduini poi, quando il buio tutt’attorno è illuminato solo dalla luna e dalle stelle, ci sediamo in circolo e facciamo una bellissima esperienza “social”, ma non virtuale: reale. “Condividiamo” storie e emozioni, in quel luogo senza “connessioni” telematiche dove ognuno è connesso con se stesso!

Categorie:Viaggi Vagabondi

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