Attualità

TERAMO CANCELLA IL RICORDO DELL’EROE TERAMANO CHE MORI’ PER EVITARE LA PIU’ GRANDE EVASIONE DELLA STORIA

Scusate, ma qualcuno di voi, a Teramo, vive in via Pasquale De Santis? O meglio: esiste a Teramo una “Via Pasquale De Santis”? Abbiamo a lungo cercato sullo stradario, su internet. Abbiamo anche chiamato il Comune, ma sembra proprio che a Teramo, una “Via Pasquale De Santis” non esista. C’è una via Pietro De Santi, a San Nicolò, e il solerte impiegato comunale suggerisce che leggendo P.De Santi, forse ci siamo sbagliati noi. No, nessun errore: cerchiamo proprio una “via Pasquale De Santis”. Perché? Perché se la merita, una via. Nella città che ha dedicato strade anche ai fiumi, ai baluardi, all’Europa e all’Himalaya, una via Pasquale De Santis se la meriterebbe proprio. Anzi: è grave che fino ad oggi il Comune non abbia sentito la necessità di dedicargliela, visto che l’Italia gli ha dedicato addirittura un carcere. Quello di Porto Azzurro, sull’Isola d’Elba.
Perché? La storia la racconta così l’archivio della Polizia Penitenziaria:
L’11 settembre 1943, nell’ergastolo di Porto Longone, poi Porto Azzurro, sull’isola d’Elba, l’appuntato (allora guardia scelta) Pasquale De Santis è di servizio in portineria. Si era arruolato nel Corpo degli agenti di custodia nel 1927 e prima di giungere nella casa penale elbana aveva svolto servizio a Pianosa fino al 1930. Pasquale De Santis ha 39 anni, è nato a Teramo il 21 gennaio 1907, è sposato con Linda Gori di sette anni più giovane ed è padre di quattro bambini. Sono circa 1200 in detenuti presenti nella casa penale, in gran parte ergastolani. Gli agenti in servizio invece sono solo 45, un rapporto di 1 a 25. Agenti non più giovanissimi, alcuni sono stati richiamati in servizio per sostituire i più giovani partiti per il fronte.
Il detenuto Gualtiero Pinzi, condannato all’ergastolo per omicidio, rapina, tentato omicidio e furto, apprezzato per la buona condotta e ritenuto detenuto esemplare, si era conquistato la fiducia della direzione e godeva di libertà di movimento all’interno del carcere dove era impiegato nel laboratorio di legatoria.
Come ogni sabato, intorno alle 13,00 si reca in portineria per depositare dei libri da consegnare al proprietario che aveva commissionato il lavoro di rilegatura. La portineria del carcere immetteva in un atrio, compreso tra due cancelli, uno sbarrava l’accesso all’interno dell’istituto e l’altro separava l’atrio dal portone principale di ingresso del carcere. In questo spazio era collocata l’armeria, chiusa da un massiccio portoncino, la cui chiave era custodita in un mobiletto posto in portineria. Gli agenti da tempo temevano possibili azioni dei detenuti che, approfittando del sovraffollamento e dei pochi agenti in servizio, pianificavano piani di rivolte e di evasioni. Il piano scattato l’11 settembre fu pianificato nei particolari: impossessarsi delle armi custodite in portineria e compiere una carneficina tra gli agenti che, nelle sezioni, oggi come allora, non sono dotati di armi da fuoco. A quel punto sarebbe stato semplice per gli ottocento ergastolani abbandonare il penitenziario, mettere a ferro e a fuoco la comunità dell’isola, complice l’isolamento e la difficoltà che il paese viveva dopo l’armistizio, quindi impadronirsi di alcune imbarcazioni per raggiungere la terra ferma. Approfittando della libertà di movimento di cui godeva, l’ergastolano Pinzi aveva ricevuto l’incarico di sopprimere l’appuntato De Santis, impossessarsi delle chiavi dell’armeria, esplodere alcuni colpi di pistola per avvisare i detenuti che avevano il via libera, aggredire i quaranta agenti in servizio e mettere a segno l’evasione di massa. Pinzi è al secondo cancello, bussa e De Santis apre lo spioncino, quindi lo fa passare e richiude il cancello. Entrambi restano in quel piccolo spazio, isolati tra il primo e secondo cancello. Pinzi porge i libri a De Santis che gli volta le spalle per poggiarli sul tavolo. L’ergastolano fulmineamente estrae una lima lunga e acuminata e lo pugnala alle spalle. De Santis, colto di sorpresa non ha il tempo per difendersi, ferito all’altezza del cuore, barcolla e cade a terra ma le sue grida richiamano l’attenzione dei colleghi. Questi accorrono ma sono costretti a fermarsi, impotenti, davanti al cancello chiuso a chiave, ancora in possesso di De Santis. Pinzi sa che le chiavi dell’armeria sono in un mobiletto e, credendo di avere ucciso il capo posto, cerca di forzarlo. De Santis, benché gravemente ferito, ha la forza di sollevarsi e afferra il detenuto per la vita nel disperato tentativo di allontanarlo. Pinzi sferra altri colpi all’agente che, stremato e sanguinante, si abbatte a terra. Con la lima sporca di sangue l’ergastolano comincia ad armeggiare fino a che lo sportello del mobiletto cede e riesce ad afferrare le chiavi. Gli agenti che guardano impotenti la scena sanno che sta per compiersi l’irreparabile. L’armeria custodisce circa settanta tra fucili e mitragliatori, pistole, bombe a mano, mitragliette. Sanno che il piano dell’ergastolano è quello di impossessarsi delle armi, rientrare all’interno delle sezioni e liberare gli 800 ergastolani. L’evasione più grande della storia sta per compiersi, ma De Santis, ormai in fin di vita, in un ultimo disperato tentativo, con uno sforzo sovrumano riesce ancora una volta a lanciarsi sull’uomo prima che questo riesca ad aprire la porta dell’armeria. Ha il corpo trafitto dai colpi, il volto è una maschera di sangue, ma Pasquale De Santis afferra il detenuto per le gambe e lo trascina vicino al cancello d’ingresso, riesce ad aprire il secondo cancello e consente ai colleghi di intervenire. Con loro c’è il detenuto Angelo Franchi, capo calzettaio, che beneficiava anch’egli di libertà di movimento per buona condotta, che soccorre De Santis e lo adagia su una branda, mentre il sottocapo Riccio e l’agente Canino bloccano Pinzi, gli sottraggono si la pistola e lo colpiscono al capo con un bastone che il detenuto ha nell’altra mano. Viene chiamato il sanitario ma Pasquale De Santis, ormai in fin di vita, si rivolge ai colleghi e pronuncia le ultime parole “Proteggete i miei bambini”.
Il Dr. Bianchi, medico chirurgo della casa penale, alle 14,25, constata l’avvenuta morte di De Santis “in seguito a molteplici ferite da punta e taglio, di cui 2 all’emitorace sinistro, 1 all’emitorace destro e 2 al cranio. Dette lesioni inferte con arma (presumibilmente lima) sono penetrate in cavità ed hanno provocato la morte per emorragia interna.” 
Nel 1955 la Direzione Generale degli Istituti di prevenzione e pena comunica alla direzione di Porto Azzurro che il Ministero ha disposto di apporre nella casa penale una lapide per ricordare il sacrificio di De Santis, recante la seguente motivazione: MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA/Direzione Generale per gli Istituti di Prevenzione e di Pena/alla memoria/ dell’agente di custodia pasquale DE SANTIS Pasquale/ da Teramo.
Agente di servizio alla portineria pugnalato a morte da un detenuto tra il cancello interno e quello esterno del penitenziario. Contendeva a lungo al suo feritore l’Ingresso all’armeria per impedire la preordinata evasione degli ergastolani. Raggiunto con disperata volontà il cancello interno riusciva ad aprirlo ai suoi commilitoni, spettatori impotenti della selvaggia aggressione. Si abbatteva al suolo. Esempio mirabile di volontario sacrificio. P.A. 11 settembre 1943.
Il 12 aprile 1956 la direzione di Porto Azzurro comunica alla DGIIPP che la cerimonia dello scoprimento della lapide si terrà il 2 giugno “ricorrenza della proclamazione della Repubblica”. Alla cerimonia sono presenti la vedova e i figli, In rappresentanza del Ministero della Giustizia fu designato il 1° Cap. Vincenzo Gabrielli.
Il 23 gennaio 1957, il sindaco di Teramo, città natale di De Santis, comunica al direttore di Porto Azzurro che il consiglio comunale ha deliberato l’intitolazione del costruendo edificio scolastico, sito nella frazione Miano, per “onorare la memoria dell’eroico concittadino Pasquale De Santis”.
Il 3 giugno 2005 Pasquale De Santis è stato insignito di Medaglia d’Oro al Merito Civile alla Memoria.
A marzo 2016 il Capo del Dipartimento ha decretato l’intitolazione della Casa di reclusione di Porto Azzurro alla memoria all’appuntato Pasquale De Santis.
A Miano, nessuno ricorda che la scuola si sia mai chiamata De Santis. E comunque, è stata chiusa nel 2011. Per “onorare la memoria dell’eroico concittadino Pasquale De Santis”.

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