Attualità

VIAGGI VAGABONDI 6 – TRA LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO

di ROBERTO CENTORAME
Lasciamo le notti del deserto Wadi Rum, con le storie di Lawrence D’Arabia, e ci dirigiamo verso l’ultima tappa di questo viaggio in Giordania: Petra.

Fin qui il viaggio è stato talmente affascinante che non riesco ad immaginare cosa possa ulteriormente stupirmi, e invece la “città rosa” ci riesce!

I Nabatei, una popolazione nomade, la costruì nel VI secolo a.C. e si insediò tra questi speroni di roccia e sabbia rosa. Di questo popolo arabo si sa poco. Furono abili commercianti e scelsero di insediarsi in questa gola, dove la montagna si era spaccata, per rendere la città inespugnabile. 

Sebbene le notizie sui Nabatei sono scarse, al contrario sono ricchissime le testimonianze che hanno lasciato, scolpite nella roccia, in questa città che è un museo a cielo aperto. Testimonianze  di un passato glorioso, i cui fasti troneggiano in mezzo ad un’impervia natura, che hanno fatto di Petra una delle sette meraviglie del mondo. 

Il sole del mattino è alto quando ci avviamo alla scoperta di questo straordinario sito archeologico. Ci sarà da camminare molto e così, per il primo tratto, decido di prendere un cavallo: 5 dinari e si va. Altri del gruppo mi seguono e, con l’equivalente di poco più di 5 euro, inizia la conquista di Petra, sul dorso di un ammaestrato destriero. 

Arriviamo in una stretta gola: da qui bisogna proseguire a piedi. Scendiamo da cavallo e mentre camminiamo la nostra inappuntabile guida Shaher, ribattezzato Pascà, ci illustra il culto delle divinità di questo antico popolo e lo straordinario complesso idrico realizzato attraverso un ingegnoso sistema di condutture. Camminiamo per circa due chilometri, in mezzo a questa fenditura della roccia che diventa sempre più stretta. Ad un certo punto le pareti sembrano quasi toccarsi: soltanto qualche metro le distanzia e mentre avanziamo dalla stretta fessura che ci è davanti si inizia ad intravedere, illuminati da un fascio di luce solare, il “Kashnè”: un tempio funerario intagliato nella roccia. Impossibile non restare rapiti di fronte a questo imponente monumento, reso ancor più affascinante da alcuni dromedari che riposano nella piazzetta antistante. Shaher-Pascà ci racconta che: “…questo tempio è da sempre conosciuto come “Il tesoro del Faraone”, perché vi era una leggenda secondo la quale un faraone egizio decise di nascondere qui il suo tesoro. Si credeva che fosse nel sepolcro posto al centro del secondo livello e così, in tempi recenti, alcuni sprovveduti incuranti dei valori tramandati da questo popolo saggio, pensò bene di violare quel sepolcro e ancora oggi si possono vedere, purtroppo!, i segni dei proiettili di quell’inutile tentativo. Infatti dentro l’urna non fu trovato nulla… anzi no, qualcosa fu trovato: la consapevolezza che il vero tesoro è lo straordinario patrimonio che i Nabatei ci hanno lasciato e che dobbiamo salvaguardare, senza farci ingannare da finti tesori di ricchezze effimere”

Ascoltando le parole di Shaher nella mente mi è balenata la frase di un altro “nomade”, che però viveva dall’altra parte del mondo:  “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.” ( Toro Seduto – capo Sioux degli indiani d’America).

Dopo il “Tesoro del Faraone” abbiamo girato per le stradine di questa antica cittadina e ci siamo arrampicati fin sopra alla zona del Monastero: sulla cima del monte vi è una costruzione ancor più imponente del Kashnè ma qui il mio racconto si ferma perché credo che Petra valga la pena, almeno una volta nella vita, di essere visitata. E visitare la Giordania vale la pena: dista poche ore di volo dall’Italia, ha una storia ricca e affascinante, bellezze archeologiche straordinarie, una natura meravigliosa e “last but not least”, come direbbero gli inglesi, ossia “per ultimo ma non meno importante”: qui troverete un popolo gentile e accogliente!

Quando siamo arrivati, la prima notte, erano le 3 passate. Raggiungiamo l’albergo nel centro di Amman e scopriamo che nelle camere non c’è acqua da bere. Scendiamo in strada e poco distante troviamo un piccolo bazar, di quelli aperti 24 ore. Prendiamo alcune bottiglie d’acqua ma, siccome siamo atterrati da poco, non abbiamo cambiato i soldi. Provo a pagare con la carta. Il vecchietto che è dietro al bancone mi fa un sorriso e ci dice: “pagherete la prossima volta!” 

Usciamo con 5 bottiglie d’acqua. L’indomani siamo tornati per pagare. Il gesto di cortesia del vecchietto non è scontato. Posso assicurarvelo, avendo girato abbastanza il mondo. Il popolo giordano è per lo più povero. Non hanno giacimenti di petrolio o miniere. Eppure è un popolo molto generoso. Quell’episodio è emblematico ma l’accoglienza di questo popolo la si respira andando in giro. E infatti la Giordania, che è un Paese piccolo, con 7 milioni di abitanti, ospita circa 1 milione di profughi siriani. Ovviamente non mancano le difficoltà però si percepisce che qui la pietà è più forte della paura. 

E c’è un’altra paura che, come spesso sono i timori, è sproporzionata: quella della “sicurezza”. Per tutto il viaggio abbiamo avuto una scorta armata ma è un eccesso di zelo: mai abbiamo respirato il pericolo, anzi in ogni luogo (ed abbiamo molto girato) la sensazione era quella della pacifica e cordiale accoglienza. 

 Per finire: io ho provato a raccontarvi questo viaggio in Giordania; a descrivervi le sensazioni, i profumi e le meraviglie di questa terra ma c’è un modo, alla portata di tanti, che rende più di qualsiasi racconto: è quello di riempire la valigia con pochi indumenti e tanta curiosità e partire.

Buon viaggio!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...