Attualità

«GRAN SASSO, LA REGIONE DOVEVA SAPERE»

Gran Sasso, ecco il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico che autorizza la potente sorgente radioattiva.

Regione coinvolta per legge in più fasi.

Altro che decisioni francesi sulla sorgente radioattiva, l’INFN paga per 2/3 la sua produzione.

Alcune reazioni isteriche e oscurantiste prive di basi scientifiche. Gli unici che parlano dati alla mano siamo noi e ribadiamo: in caso di incidente emissioni pari a quelle di Fukushima in mare.

Rischi inaccettabili in territorio sismico con il maggiore acquifero del centro Italia, in un Laboratorio già classificato a Rischio Incidente Rilevante.

L’uso della potente sorgente radioattiva al Gran Sasso è stata autorizzata da un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico su richiesta avanzata il 27/11/2014 dai Laboratori; la regione è coinvolta per legge nell’iter.

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso è in grado di presentare una slide del ricercatore Gioacchino Ranucci dell’INFN che in una presentazione allo Scientific Committee dell’INFN dell’11 aprile 2016 mostra l’incipit del Decreto del Ministero dello Sviluppo che, in accordo con il Ministero dell’Ambiente, ha rilasciato l’autorizzazione all’uso della sorgente radioattiva.

Ebbene, si fa riferimento all’articolo 28 del Decreto 230/1995 che regola la materia. La norma è chiara e prevede il coinvolgimento della Regione in due momenti. L’ente viene “sentito” prima del rilascio e il Decreto viene inviato al Presidente della Regione e al Sindaco.

D’altro lato sia in questa slide sia in un’altra (sempre Ranucci allo Scientific Committee del LNGS del 29/04/2015), il ricercatore riporta il coinvolgimento della Regione Abruzzo tra gli enti a cui è stata chiesta l’autorizzazione. La Regione ha questi documenti? Che parere ha espresso a suo tempo? D’Alfonso ha ricevuto copia del Decreto?  

In questa vicenda, oltre alla totale assenza di trasparenza e partecipazione, purtroppo ci tocca leggere reazioni scomposte con dichiarazioni che paiono inverosimili. È il caso del Direttore Ragazzi che ora parla di decisioni francesi sulla sorgente di Cerio144 evocando addirittura potenziali accordi degli stessi con altri stati per usarla altrove.

A parte che in decine di documenti ed atti si parla solo di uso al Gran Sasso, la Mobilitazione è in grado di rivelare il bilancio dell’esperimento (pag.4 del documento allegato) dove emerge chiaramente che l’INFN si fa carico di 1,8 milioni di euro per la sua produzione sul totale di 2,9 milioni di costo. Cioè la maggior parte, 2/3. Il resto ai francesi. L’accordo esiste già, ma è tra INFN e francesi. Inoltre un importante finanziamento viene dalla Commissione Europea e il proponente a cui è stato assegnato per fare l’esperimento ai Laboratori del Gran Sasso è un ricercatore dell’INFN. Questo ente ha pure dato mandato alla sua ragioneria di pagare ai francesi 242.736 euro per il trasporto della sorgente radioattiva!

Ora ci chiediamo: perchè Ragazzi sostiene per due volte – la prima quella relativa al fatto che l’esperimento era ancora tutto da decidere – tesi totalmente infondate che possiamo smentire con facilità? Chi è che parla cercando di sviare? Come mai non si è parlato tranquillamente alla popolazione di questo esperimento per anni? Forse perchè si è consci dei rischi?

Non parlare delle potenziali conseguenze di questo esperimento in caso di incidente è un atteggiamento oscurantista e anti-scientifico. Stiamo leggendo alcune reazioni che paiono addirittura isteriche fondate su elocubrazioni prive di qualsiasi basi tecniche. Da tempo l’ipse dixit e le ipotesi di lesa maestà scientifica non dovrebbero essere patrimonio proprio di chi fa ricerca e di chi ha responsabilità per la comunità.

Per ora è sconfortante rilevare che siamo gli unici a parlare con atti, dati tecnici e numeri e su quelli non ci sono denigrazioni e interpretazioni che tengano: in caso di incidente quella sorgente può rilasciare le stesse emissioni andate nell’oceano Pacifico con Fukushima secondo la IAEA. In Giappone per rottura di reattori, qui avverrebbe per perdita da una sorgente radioattiva, prodotta a partire da combustibile nucleare, temporaneamente confinata. Fonti diverse per apparato d’origine, con, potenzialmente, le stesse conseguenze in termini di quantità di emissioni. Crediamo, tra l’altro, che in caso di chiusura di un acquedotto per radioattività oppure in caso di evacuazione al cittadino importi poco sapere precisamente la fonte da cui arriva un problema per lui esiziale.

Possono smentire questo dato? Possono dire: se il materiale esce per qualsiasi causa – e siamo in territorio sismico in un laboratorio già ora classificato dalle leggi come a Rischio di Incidente Rilevante – non accade nulla? 100.000/150.000 curie nell’ambiente sono zucchero? Mettere la sorgente sotto centinaia di tonnellate di idrocarburi in sotterraneo è un modo tranquillo di gestire materiale altamente radioattivo? No, non possono e quindi si ricorre alla fantasia oppure addirittura alle libere interpretazioni fondate sul pregiudizio anti-scientifico.

Noi siamo per la ricerca e ad alcuni di noi è capitato di pubblicare studi su riviste scientifiche internazionali in altri settori, per cui vi è particolare sensibilità per la ricerca scientifica in generale e per quella in Abruzzo in particolare. Siamo, però, anche consci che la ricerca deve avere dei limiti. In questo caso ci sono alcuni esperimenti, quelli con grandissime quantità di sostanze pericolose, comprese quelle radioattive, chiaramente ed oggettivamente incompatibili per la vulnerabilità del contesto sociale ed ambientale, a partire dalla risorsa acqua. Semplice.

I nostri comunicati crediamo siano chiarissimi, con tutti i dati e i riferimenti. Se poi persone come Lolli vogliono reinterpretarli a loro piacimento per poi dire “smentire” quello che nessuno ha scritto, comprendiamo solo la difficoltà nel dover spiegare la realtà e le responsabilità.

Rinnoviamo l’invito ad annullare questo esperimento al Gran Sasso ed ad eliminare le sostanze pericolose dalla montagna. Non appena avremo il testo completo del decreto lo analizzeremo per verificarne la legittimità. Noi mercoledì a Teramo alle ore 17:30 presso Teramo Nostra in via Romani 13 ci organizzeremo per evitare che l’Abruzzo corra rischi inaccettabili.

MOBILITAZIONE ACQUA GRAN SASSO

2 risposte »

  1. Le prime slide delle’esperimento SOX sono del 2014 (source: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=6&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjtq4GP3_XWAhXEKVAKHfaDCooQFghKMAU&url=https%3A%2F%2Fagenda.infn.it%2FmaterialDisplay.py%3FcontribId%3D120%26sessionId%3D2%26materialId%3Dslides%26confId%3D7405&usg=AOvVaw1NnrzJxhXKdhgRTJ4LdyCQ), nelle quali è citato esplicitamente il Laboratorio del Gran Sasso come sede dell’esperimento.
    Domanda: dov’erano gli illustri scienziati che redigono l’articolo nel 2014?
    I protocolli di sicurezza non sono adeguati? Perchè non li si è contestati in questi anni?
    La ricerca scientifica va calmierata, ma non da ipocriti quali sono costoro
    .

    Giovanni Cardelli

  2. Le prime slide delle’esperimento SOX sono del 2014 (source: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=6&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjtq4GP3_XWAhXEKVAKHfaDCooQFghKMAU&url=https%3A%2F%2Fagenda.infn.it%2FmaterialDisplay.py%3FcontribId%3D120%26sessionId%3D2%26materialId%3Dslides%26confId%3D7405&usg=AOvVaw1NnrzJxhXKdhgRTJ4LdyCQ), nelle quali è citato esplicitamente il Laboratorio del Gran Sasso come sede dell’esperimento.
    Domanda: dov’erano gli illustri scienziati che redigono l’articolo nel 2014?
    I protocolli di sicurezza non sono adeguati? Perchè non li si è contestati in questi anni?
    La ricerca scientifica va calmierata, ma non da ipocriti quali sono costoro
    .

    Giovanni Cardelli

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