Attualità

CORRUZIONE E APPALTI, PROSCIOLTI I POLISINI

Erano stati arrestati con accuse gravissime: corruzione negli appalti per la ricostruzione in centro storico e abuso d’ufficio: ieri, però, due noti imprenditori di Montorio al Vomano, Andrea Polisini e Maurizio Polisini, molto attivi anche nell’Aquilano nel post terremoto, sono stati completamente scagionati dal giudice per le udienze preliminari del tribunale, Adolfo Di Zenzo.Il gup ha respinto le richieste di rinvio a processo che erano state reiterate dalla Procura (che però aveva escluso l’abuso d’ufficio) dando credito alle tesi assoluzione dell’avvocato teramano Gennaro Lettieri. Un autentico colpo di scena che, inevitabilmente mette in discussione le carte dell’inchiesta Redde rationem che vede imputati, altri soggetti, con esito ancora da verificare.La posizione dei Polisini era stata stralciata in quanto i termini processuali erano stati sospesi per via della loro residenza nel Teramano, nel “cratere” del terremoto 2016. Ma i nomi di entrambi erano nella medesima ordinanza riguardante agli altri sospettati.Le accuse a carico dei Polisi ni erano due. Quella più grave era la corruzione. Questa ditta,secondo le prospettazioni della Procura, faceva parte di un consorzio “Le ali” che otteneva in modo illecito appalti per i puntellamenti tramite l’ex assessore comunale Pierluigi Tancredi. I soldi, ovvero le mazzette, sarebbero stati erogati allo stesso ex politico nella veste di consulenze al fine di nasconderne la tracciabilità. I due Polisini avevano a carico anche la contestazione di abuso d’ufficio in concorso con alcuni funzionari comunali. Nel mirino presunti brogli per poter partecipare alla gara di appalto per i puntellamenti del vecchio palazzo della Prefettura. Nulla di tutto questo, secondo il giudice Di Zenzo, è emerso dalle carte almeno per quanto riguarda la posizione dei Polisini. Essi hanno sempre respinto qualsiasi accusa. In occasione degli interrogatori, assistiti dagli avvocati Fabrizio Acronzio e Gennaro Lettieri, furono molto decisi. «I pochi rapporti avuti con gli altri indagati» dissero, «sono stati trasparenti e regolari, per quanto riguarda i rapporti commerciali, erano legali, come riconosciuto dallo stesso pm». Questo caso giudiziario, uno dei più importanti per quanto riguarda la ricostruzione, si sdoppia. Nel senso che gli altri imputati sono stati rinviati a giudizio. Si tratta dell’ex consigliere e assessore comunale del Pdl Pierluigi Tancredi, Mauro Pellegrini, Giancarlo Di Persio, della impresa Dipe, impegnata nella ricostruzione e, con accuse molto meno pesanti, i progettisti Roberto Scimia, Roberto Arduini e Michele Giuliani, Concetta Toscanelli, moglie di Tancredi, l’imprenditrice Daniela Sibilla, e il procacciatore d’affari Nicola Santoro. Udienza il 25 novembre con una carta in più da giocare per la difesa.

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