Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 10 / LA CITTÀ FANTASMA

di ROBERTO CENTORAME

“La barca per Bulama è rotta ma forse alle 12 parte il mandom” mi dice Tino.

Forse.

In Africa di certo c’è solo il caldo, tutto il resto è perennemente in forse.

Apprendiamo la notizia da Radio Tabanka, che non è un emittente locale ma è il passaparola che gira nel villaggio, che qui si chiama appunto Tabanka.

Raccolgo le poche forze, causa un caldo umido che sta sfiancando anche gli africani più duri, e mi preparo ad andare al porto.

Quando arriviamo ci confermano la notizia: la barca di linea, che fa la tratta Bissau-Bulama una sola volta a settimana, è rotta e forse l’aggiusteranno presto.

Tino mi traduce in linguaggio e tempi europei: se va bene passeranno settimane, se non mesi, prima che venga aggiustata!

“E nel frattempo?”

“Si arrangiano come possono – mi risponde Tino – e infatti a mezzogiorno parte il mandom per Bulama”

“Allora andiamo?”

“Prima di decidere, vedi COME andremo!”

Il “mandom” è un’imbarcazione economica e popolare: in pratica dei pezzi di legno inchiodati alla meglio in cui viaggiano, insieme alle persone: animali, sacchi di riso e farina, cipolle, latte in polvere, bacinelle e altri beni vari.

Non avendo alternative do il mio OK al mandom… anche se, in verità, quella scomodità mi affascina: a volte, nella vita, stare dalla parte scomoda può essere più che utile!

“E c’è andata pure bene – dice Tino – solo qualche gallina. Certe volte capita di condividere il viaggio con mucche, capre e maiali”

Alle 14, e non alle 12 come previsto (ma si sa: in Europa conosciamo l’orologio, in Africa il tempo), sotto un sole cocente inizia la traversata di questo braccio di mare africano. Raggiungeremo l’isola di Bulama dopo una navigazione di 4-6 ore (in Africa anche i tempi di percorrenza sono in “forse”).

Bulama é la vecchia capitale, oggi conosciuta da tutti come la “città fantasma” perché, dopo i fasti del periodo coloniale, è stata abbandonata: subito dopo l’indipendenza dal Portogallo un rapido e inarrestabile declino l’ha travolta.

Sull’isola l’elettricità è come i camosci in Abruzzo: una rarità! C’è qualche isolato pannello solare e approfittando della cortesia africana spero di riuscire a ricaricare il telefono per raccontarvi il prosieguo della storia…

Categorie:Viaggi Vagabondi

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