Attualità

MARIA CRISTINA MARRONI: «IL COMUNE DEVE SFRATTARE IL GESTORE DEL TEATRO COMUNALE»

Secondo la consigliera comunale di Teramo 3.0 Maria Cristina Marroni con il trasferimento della stagione della Riccitelli a San Nicolò «si è concretizzato lo spettro di un disastro annunciato, i cui colpevoli sono sia i due contendenti (la società Riccitelli e l’Acs) sia l’arbitro, che avrebbe dovuto essere il Comune di Teramo in quanto proprietario dell’edificio sede del teatro. L’Acs avrebbe dovuto già da tempo essere sfrattata per palese inadempimento del contratto di concessione, in quanto ha immotivatamente rifiutato – dopo aver sottoscritto il contratto che lo prevede a chiare lettere – di concedere le giornate gratuite che il Comune ha deliberato di assegnare proprio alla Riccitelli per lo svolgimento della sua stagione di prosa. Un’amministrazione che si rispetti avrebbe dovuto procedere, all’esito della diffida regolarmente notificata all’Acs e deliberatamente non rispettata, alla conseguente revoca della concessione e al contestuale sfratto da eseguirsi a termini della legislazione civile».

LA NOTA

” Apprendiamo con sgomento che le migliaia di abbonati alla stagione di prosa della Riccitelli, i quali rappresentano la clientela più pregiata d’Italia sia per gli alti prezzi degli abbonamenti e sia per la quantità di abbonati rispetto alla popolazione residente teramana (2.200 abbonati circa su 55.000 residenti), saranno trasferiti d’imperio dal Teatro Comunale, ubicato lungo il corso cittadino, alla palestra di San Nicolò a Tordino – esordisce così Maria Cristina Marroni, Consigliere di Teramo 3.0 – Come è noto la stagione di prosa della Riccitelli sta per iniziare (primo spettacolo 7 novembre 2017) e si è concretizzato lo spettro di un disastro annunciato, i cui colpevoli sono sia i due contendenti (la società Riccitelli e l’ACS che è concessionaria per la gestione del teatro comunale) e sia l’arbitro che avrebbe dovuto essere il Comune di Teramo in quanto proprietario dell’edificio sede del teatro.

L’ACS avrebbe dovuto già da tempo essere sfrattata per palese inadempimento del contratto di concessione, in quanto ha immotivatamente rifiutato – dopo aver sottoscritto il contratto che lo prevede a chiare lettere – di concedere le giornate gratuite che il Comune ha deliberato di assegnare proprio alla Riccitelli per lo svolgimento della sua stagione di prosa.

Un’Amministrazione che si rispetti avrebbe dovuto procedere, all’esito della diffida regolarmente notificata all’ACS e deliberatamente non rispettata, alla conseguente revoca della concessione e al contestuale sfratto da eseguirsi a termini della legislazione civile.

Ciò nonostante, per motivi che sono ancora ignoti, il Comune non si è attivato per esercitare i suoi diritti, in tal modo arrecando un enorme danno alla collettività degli utenti della Riccitelli, i quali si vedono oggi costretti a subire un torto che non ha precedenti in tutta Italia.

Deve essere palesato come si rinvengano solo un paio di consimili casi, nel nostro Paese, dove però il ricorso ad un palazzetto sportivo è stato dovuto alla mancanza di un vero e proprio teatro.

Mai si era verificato che una città dotata di teatro comunale fosse costretta a spostare la stagione di prosa in un palazzetto dello sport che – come è ovvio – presenta innumerevoli deficienze tecniche (assenza di torre scenica, impossibilità di oscuramento totale, problematiche di palcoscenico, di scenografie, di camerini, di poltrone adeguate, di spettro visivo degli spettatori, ecc.).

Meno che mai questo si è verificato laddove – come a Teramo – la cultura del teatro è da moltissimi anni radicata e diffusa.

Trattasi dell’unico caso al mondo di autosfratto di un Comune dal proprio teatro, se solo si consideri che nel nostro Abruzzo quasi tutti i teatri vengono gestiti dallo stesso Comune proprietario, come ad esempio ad Atri, a Lanciano, a Vasto, ad Ortona, a Chieti, a Sulmona, senza contare i casi delle vicine Marche (come Ascoli Piceno e Macerata).

Per questi motivi, nel sottolineare la gravità dell’insipienza amministrativa del Comune, mi sembra necessario e urgente chiedere con forza che la gestione del teatro torni all’Ente proprietario attraverso il più rapido esercizio del potere di revoca della concessione attualmente in essere per inadempimento contrattuale del concessionario (e conseguente sfratto a norma di legge).

Contestualmente, anche alla luce del nodo politico-amministrativo costituito dalla problematica gestione dei parcheggi a pagamento del Comune, come è noto ripetutamente e illegittimamente prorogati alla cooperativa Ter.Coop., propongo di valutare l’affidamento alla medesima cooperativa della gestione del teatro comunale, allo stesso modo nel quale il Comune di Atri ha affidato il suo teatro ad altra cooperativa territoriale.

Ciò consentirebbe un duplice efficientamento:

1) Da un lato reinternalizzare la gestione del teatro onde consentire imparzialmente a tutti gli operatori culturali di poter accedere a pari condizioni alla fruizione del teatro;

2) Dall’altro lato salvaguardare i livelli occupazionali della cooperativa Ter.Coop., eventualmente estendendo alla stessa anche la gestione dei Musei Civici, qualora ritenuto opportuno, contestualmente efficientando i parcheggi comunali attraverso l’introduzione degli economici ed efficienti parcometri.”

 

 

Maria Cristina MARRONI

Consigliere comunale di “Teramo 3.0”

3 risposte »

  1. Lei è così sicura che l’inadempienza sia dell’ACS ?
    Il bando era ineccepibile?
    La data da prendere in considerazione è la firma tra le parti. Tutta la corsa per accaparrarsi le date in modo unilaterale non ha valore.
    E mi sembra il minimo che la precedenza sulle scelte sia di chi ha vinto il bando, visto che paga pure!

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