Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 12 / RISVEGLIO CON GLI SCIMPANZÈ

di ROBERTO CENTORAME

Dopo aver dapprima forato e poi spaccato la catena della motoretta, ci siamo avviati a piedi, nel mezzo della foresta africana, verso il primo villaggio.

Ad illuminare il nostro cammino solo la luna.

Dopo un’ora, alle 22 passate, arriviamo al piccolo villaggio di Catanhez, nel cuore della foresta. Siamo veramente stanchi. L’uomo della provvidenza, incrociato lungo il cammino, che ha percorso con noi la strada, ci indica l’albergo. Lo salutiamo e ci dirigiamo verso delle luci: non è il Marriot Hotel ma è una struttura accogliente e pulita ed ha pure un generatore di corrente. Chiediamo al proprietario se il suo cellulare ha campo. La risposta è affermativa: ha l’altro gestore della Guinea, che qui ha rete. Chiamiamo Diego, che ci sta aspettando per ospitarci, per dirgli che ci sarà impossibile raggiungerlo e passeremo la notte qui. Ci risponde: “Benissimo! Abubacar, il proprietario dell’albergo, è un mio amico ed è lì che domani vi avrei portato perchè, se volete vedere gli scimpanzè, lui è la persona che fa per voi.” La divina provvidenza sembra aver ampliato la sua aurea protettiva.

Abubacar é un agronomo, si è laureato in Brasile ma, andando contro il parere della famiglia, ha rifiutato allettanti proposte di lavoro per tornare nella sua terra d’Africa. Ha costruito questo albergo in mezzo alla foresta della Guinea Bissau dove vengono antropologi da tutto il mondo per studiare questa particolare razza di scimpanzè.

La sera conosciamo l’altra, unica, ospite dell’albergo: si chiama Helene, è una ragazza svizzera con i capelli rasta che parla benissimo l’italiano; è un’antropologa e vive qui da un anno. Ci racconta delle sue giornate, che si svolgono in mezzo alla foresta a studiare i primati. Praticamente vive con loro e ci dice che non si sente sola perché “gli scimpanzé sono più socievoli di tanti esseri umani. I primati nella loro semplicità conservano quella genuinità nelle relazioni che noi umani, con le nostre false complicazioni, abbiamo perduto”.

È tardi. Abubacar ci consiglia di andare a dormire “se domattina volete vedere il risveglio degli scimpanzè, alle 5 dovete essere pronti.”

Nel cuore della notte sentiamo bussare alla porta del bungalow. Puntuale viene a svegliarci Semil, un giovane africano che ci farà da guida. Prendo il mio vecchio I-phone (che ho “riesumato” dopo aver perso l’altro telefono a Bissau), vado per accenderlo ma niente! Morto!!

Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto, perchè in questi giorni mi aveva dato molti problemi: si spegneva continuamente ma, seppur con sempre maggiore difficoltà, riuscivo a rianimarlo. Ma stavolta sembra proprio andato, per sempre!

Mi metto il cuore in pace e ripetendo “Jito Katè” (è il motto africano per affrontare le sventure: “è mala sorte! Inutile dannarsi. La vita va avanti”) con Tino e la guida ci avventuriamo nella foresta. Percorriamo la fitta vegetazione, mentre lentamente il buio della notte lascia spazio ad un giorno nuovo.

Dopo un’ora di camminata Semil si ferma. Con il machete apre un varco nella fitta boscaglia e ci invita a seguirlo. Sta albeggiando e con il dito ci indica un punto sopra una palma, alta più di 30 metri. Guardo ma non vedo nulla. Poi noto qualcosa. Una testa nera e pelosa. Poco dopo un braccio che gratta il capo. E’ uno scimpanzè che si sta svegliando. Ci accovacciamo e aspettiamo. Semil ci spiega che gli scimpanzè dormono sulle palme ed ogni notte cambiano “letto”. Per un attimo mi danno per non poter scattare foto ma poi mi ripeto “jito katè”: chiederò ad Helena la cortesia di qualche scatto. E così metto l’anima in pace e penso solo a godermi lo spettacolo della natura.

Il risveglio della foresta è un’orchestra di cinguettii e ululati. Su tutti risalta il richiamo degli scimpanzè: “qui attorno c’è ne sono una decina – ci dice la guida – e stanno comunicando tra loro”.

Il nostro scimpanzè, in cima alla palma, dopo essersi stiracchiato ben bene è ormai sveglio e inizia a scendere il lungo tronco.

E’ una scena emozionante!

Ad un certo punto si ferma a mezza altezza e espleta le sue mattutine attività fisiologiche. Finita la toilette si lancia a terra ed inizia a correre. Semil ci dice che è un maschio: si riconosce dalla stazza più grossa. Ci alziamo in piedi per seguire la sua corsa e lo vediamo dirigersi verso una palma da dove scende un’altro scimpanze: “quella è una femmina ed è incinta” ci spiega la guida. In effetti ha una pancia grossa e tonda. In quel momento penso che quello spettacolo della natura vale tutti i disagi e le disavventure vissute per raggiungere questo remoto angolo d’Africa.

Ormai è giorno. Contenti di questo straordinario risveglio africano, vediamo la coppia di scimpanzè scomparire in mezzo alla vegetazione.

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