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DOPPIO INCARICO PER IL RETTORE LUCIANO D’AMICO, LA PROCURA CHIEDE IL PROCESSO E CONTESTA LE SOMME INTASCATE

Nuovi problemi per il Rettore dell’ Università di Teramo. A poco più di anno dall’apertura dell’inchiesta sul doppio incarico a Luciano D’Amico come Rettore dell’Università di Teramo e presidente del cda dell’Arpa Spa (e successivamente della Tua) il pm Davide Rosati chiede il rinvio a giudizio per lo stesso D’Amico, al quale contesta l’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Sotto accusa oltre 57mila euro che quest’ultimo avrebbe percepito indebitamente tra l’agosto 2014 e febbraio 2017 e questo perché, secondo l’accusa, avendo assunto l’incarico all’Arpa (e successivamente alla Tua) avrebbe smesso di fatto di svolgere l’attività di docente a tempo pieno, requisito che la legge prevede come necessario per poter ricoprire la carica di Rettore.

La Procura gli contesta in particolare di aver omesso di dare formale comunicazione all’Ateneo di aver svolto le attività di “minor impegno professionale previste per il docente a tempi definito” percependo così indebitamente l’indennità connessa alla carica di Rettore.

Tanto che lo stessa assemblea di Tua, il 27 maggio del 2016, secondo quanto contesta la Procura nel capo di imputazione, autorizzava la stessa società di trasporto a rimborsare l’Università per oltre 76mila euro “…quale restituzione a titolo di copertura della quota di retribuzione percepita dal prof D’Amico in qualità di docente a tempo pieno rispetto a quella prevista per il docente a tempo definito, in ragione della caria di Presidente assunta preso la società Arpa spa prima e della società unica abruzzese di trasporto Tua spa poi”.

Ma non solo. Perché nella stessa inchiesta la Procura contesta a D’Amico, in qualità di Rettore, anche l’accusa di peculato per la consegna, nell’ambito della cerimonia  “Welcome Matricole” del novembre 2013,  di 10 tablet di proprietà dell’Università, a titolo di riconoscimento, al personale tecnico di supporto all’intervento degli artisti Ficarra e Picone. Consegna avvenuta sulla base di un atto firmato dallo stesso Rettore. Episodio rispetto al quale la Procura contesta a D’Amico un danno patrimoniale per l’Università di 2.671 euro.

Insieme a D’Amico, a rischiare il processo, sono anche altri due docenti dell’Ateneo: il professor Mauro Mattioli, ai quali viene contestato un episodio di peculato, in concorso con il Rettore, e il preside di Scienze della Comunicazione Stefano Traini al quale viene contestato l’abuso d’ufficio.

Secondo la Procura, in particolare, Mattioli nel 2013 in qualità di direttore generale della fondazione dell’Ateneo, e quindi in un periodo in cui risultava in aspettativa, avrebbe richiesto con due diverse relazioni a sua firma l’indennità di risultato prevista quale docente ordinario a tempo pieno della Facoltà di Medicina Veterinaria. Indennità che non gli sarebbe spettata e che li sarebbe stata erogata in virtù del visto autorizzativo apposto dal Rettore, con un procedimento “irrituale e non conforme”.

In particolare Mattioli, secondo la Procura, avrebbe indebitamente percepito 2.203 euro per il 2012, 4.720 euro per il primo trimestre del 2013 e 4.720 euro per il secondo trimestre del 2013.

Per quanto riguarda Traini, invece la Procura gli contesta,  nella sua veste di preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, di aver permesso a D’Amico,  con un parere positivo e con il successivo nulla osta, di assumere l’incarico retribuito come presidente dell’Arpa, procurandogli un ingiusto vantaggio patrimoniale.

Secondo l’accusa, in particolare, il docente avrebbe emanato i relativi atti in violazione di tutta una serie di norme che prevedono l’incompatibilità per il professore a tempo pieno di assumere qualsiasi incarico retribuito, consentendo così a D’Amico di assumere l’incarico per un importo di 60 mila euro.

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