Attualità

FANGHI GETTATI IN ACQUA A PINETO, FORSE LA REGIONE FA UN PASSO INDIETRO

I cosiddetti fanghi provenienti dal dragaggio del porto di Ortona potrebbero anche non finire nel tratto di mare individuato dalla Regione a poca distanza dall’area marina protetta del Cerrano: la stessa Regione – per mezzo del vice presidente Giovanni Lolli e del direttore generale Vincenzo Rivera – si dice disposta a valutare soluzioni alternative. È quanto emerso nell’incontro convocato ieri da Lolli nella sede della Regione all’Aquila al quale hanno partecipato il consigliere regionale Luciano Monticelli, i rappresentanti dell’Amp Torre di Cerrano, del Comune di Pineto e degli altri Comuni interessati al contestato provvedimento. «Secondo un principio di precauzione, per Lolli esiste la volontà di prendere in considerazione possibili soluzioni alternative», fanno sapere in una nota stilata al termine dell’incontro il sindaco di Pineto Robert Verrocchio e il vice sindaco Cleto Pallini, i quali esprimono «apprezzamento per l’attenzione dimostrata da parte della Regione sul tema che ormai è diventato motivo di preoccupazione diffusa e attenzione mediatica». Gli amministratori pinetesi, insieme agli altri Comuni e all’Amp, intendono dare fiducia a questa apertura mostrata dalla Regione, ma ribadiscono «la ferma posizione di procedere per le vie legali laddove non dovesse essere perseguita». Intanto i tecnici regionali, come fa sapere l’Amp del Cerrano in una sua nota, «si sono già attivati e da domani stesso inizieranno una serie di verifiche per esplorare le possibilità alternative al deposito in mare: possibilità che l’Area Marina aveva già indicato in sede di conferenza di servizi. La decisione è stata presa anche alla luce del decreto regionale del 27 dicembre scorso, per il quale l’opera non va più completata obbligatoriamente entro il 31 dicembre 2018, come spiegato dal direttore della Regione Vincenzo Rivera, ma i termini possono essere eventualmente prorogati».

Anche l’Amp del Cerrano «valuta positivamente questa apertura da parte della Regione Abruzzo nella ricerca di soluzioni alternative, rimanendo comunque vigile sugli aspetti procedimentali e pronta insieme ai comuni ad un’eventuale impugnazione degli atti autorizzativi».

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