
Grazie, Emma
Determinata, cocciuta, indomita.
Sono questi gli aggettivi che mi vengono in mente quando penso a Emma Bonino. Una donna che ha fatto della battaglia civile non un esercizio di potere, ma una forma di responsabilità.
Una combattente intelligente e tenace, capace di attraversare decenni della storia italiana senza rinunciare alla propria voce, anche quando quella voce era scomoda, minoritaria, controcorrente. Ha contribuito a cambiare profondamente il nostro Paese, soprattutto nelle battaglie per i diritti delle donne, per la libertà di scelta, per la dignità degli ultimi, dei dimenticati, di chi troppo spesso non ha voce.
Di Emma mi ha sempre colpito questo: la fermezza senza arroganza, il coraggio di stare anche dalla parte impopolare della storia quando riteneva che fosse quella giusta. Perché i diritti, prima di diventare patrimonio di tutti, sono quasi sempre stati la battaglia ostinata di qualcuno.
Grazie, Emma, per quella tua ostinazione così poco accomodante e così necessaria. Per averci ricordato che una società più libera, inclusiva e compassionevole non
nasce da sola: va immaginata, difesa e conquistata, ogni giorno.
E che talvolta essere indomiti significa semplicemente non smettere di credere che il mondo possa essere cambiato.
Grazie, Emma. Una parte della donna che sono diventata, del mio modo di intendere l’impegno civile e la responsabilità pubblica, viene anche da quelle parole ascoltate tanti anni fa a Roma.
Al primo anno di università andavamo in motorino fino all’Hotel Ergife per ascoltare Marco ed Emma. Marco Pannella ed Emma Bonino. Eravamo giovani, pieni di domande e di futuro, con quella meravigliosa inquietudine che a vent’anni ti fa credere che le idee possano davvero cambiare il mondo.
Io mi sono nutrita delle loro parole. Del loro senso civico, della loro forza morale, di quella concezione della politica come servizio, testimonianza, assunzione personale di responsabilità. In quelle sale ho imparato che la politica poteva essere anche questo: avere il coraggio di pronunciare parole che ancora non erano diventate patrimonio comune, stare dalla parte di chi non aveva voce, pagare personalmente per le proprie idee.
Emma lo aveva fatto davvero. Nel 1975 arrivò persino all’arresto per la battaglia sull’aborto, negli anni in cui l’interruzione volontaria di gravidanza era ancora un reato e migliaia di donne erano costrette alla clandestinità.
E poi le grandi battaglie radicali che hanno attraversato e trasformato il costume civile del nostro Paese: il divorzio, l’obiezione di coscienza, l’autodeterminazione delle donne, la laicità dello Stato, la lotta contro il nucleare, i referendum come strumento di partecipazione democratica. Battaglie combattute attraverso la nonviolenza, la disobbedienza civile, gli scioperi della fame, mettendo spesso il proprio corpo dentro la politica e assumendosi fino in fondo la responsabilità delle proprie convinzioni.
Ma lo sguardo di Emma non si è mai fermato ai confini italiani. C’è stata la lotta contro la fame nel mondo, quella per l’abolizione della pena di morte, la difesa dei diritti civili e politici, l’impegno umanitario e quello per una giustizia internazionale capace di perseguire i crimini contro l’umanità.
E soprattutto c’è stata una convinzione che ha attraversato tutta la sua vita pubblica: nessun essere umano deve essere mai dimenticato. La politica come capacità di vedere prima degli altri un'ingiustizia e decidere che non sia più tollerabile.
La convinzione che la libertà degli altri riguardi sempre anche noi.
Le loro parole, molti anni dopo, continuano a camminarci accanto.
MARIA CRISTINA MARRONI

