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EribabaPresidente, a Basciano i cittadini non possono cambiare gestore delle strade: sulla SP365 ostaggi di priorità sconosciute.
Sulla SP365 tra Basciano e Tomolati il lavoro si è fermato al cimitero (dal 14 maggio). Ma il problema non è solo la vegetazione: sembra che sia stata praticata un'inerzia strategica che sembra ignorare i cittadini.
Qualche settimana fa segnalavo, su queste colonne, il degrado della SP365: vegetazione invasiva, visibilità azzerata, guardrail sepolti (6 maggio). La Provincia è intervenuta, ma solo parzialmente, fermandosi al cimitero di Basciano. Da allora, mezzi e operatori hanno lasciato il sito, la segnaletica è stata rimossa e il lavoro è rimasto incompiuto. Ho rilanciato l'appello su questa stessa testata (21 maggio) , ma senza esito. La vegetazione continua a invadere la carreggiata e la sicurezza resta a rischio. Torno quindi alla carica, non per polemica, ma per principio.
Racconto un episodio che mi ha riguardato personalmente. Percorro quella strada tutte le mattine. È il mio tragitto quotidiano. Due giorni fa, in una curva dove la vegetazione supera i due metri di altezza, impedendo completamente la visibilità, ho rischiato di essere investito. Un'auto arrivava in senso opposto, e nessuno dei due poteva vedere l'altro a causa della vegetazione incolta. Per un istante, per un soffio, è andato tutto bene. Ma la prossima volta? La prossima volta potrebbe non andare così. Questo non è un dettaglio: è la prova vivente che l'inerzia amministrativa ha conseguenze concrete, immediate, potenzialmente tragiche. Non stiamo parlando di estetica o di decoro. Stiamo parlando di vite umane.
Al di là dell'episodio specifico, questa vicenda ci impone una riflessione strutturale. A differenza di un qualsiasi mercato privato, dove il cliente insoddisfatto può recedere, cambiare fornitore o premiare chi offre un servizio migliore (il cosiddetto churn rate), il cittadino è legato a doppio filo alla pubblica amministrazione: non può "disdire" il servizio, non può selezionare un gestore alternativo, è costretto a subire le scelte, o le mancanze, di chi amministra. È un monopolio naturale, dove l'assenza di concorrenza dovrebbe trasformare la responsabilità in un obbligo morale ancora più stringente. Eppure, troppo spesso vediamo la politica invertire questa logica.
È più comodo, e politicamente più "smart", apparire in televisione a parlare di grandi opere e alimentare le solite querelle di palazzo. Fa audience, genera dibattito, costruisce la narrazione del momento. Ma le telecamere non tagliano i rovi, non risolvono le emergenze, non ascoltano chi chiede una strada sicura. Si preferisce la politica alla manutenzione ordinaria, lo spot alla sostanza. Perché il consenso si nutre di visibilità, non di efficienza. E il cittadino rimane solo, costretto a subire decisioni senza poter recedere né cambiare fornitore. Come ammoniva Cicerone nel De re publica: «Res publica res populi» , la cosa pubblica è patrimonio della collettività, e il bene comune deve venire prima dell'interesse di chi governa. Quando viene meno il dovere istituzionale, il cittadino cessa di essere il titolare del servizio e ne diventa l'ostaggio.
In una società dove il cittadino viene rispettato, quel cantiere interrotto avrebbe un cartello chiaro: "Lavori sospesi per [motivo]. Ripresa prevista il [data]. Per informazioni: [contatti]". Poche righe, trasparenza, rispetto per chi passa e ha diritto di sapere. Invece no: mezzi spariti, segnaletica rimossa, nessuna spiegazione. Solo il silenzio di chi considera il cittadino un suddito, non un titolare di diritti.
Assistiamo invece a un copione fin troppo noto. Prima delle elezioni, tutti invocano lo spirito di Cincinnato: umiltà, mandato temporaneo. Come ricorda la tradizione repubblicana, Cincinnato cosi si espresse "Potestatem accepi, ut eam redderem" (accettai il potere per restituirlo). Sembrano lì per servire. Ma una volta insediati, una volta seduti su quegli scranni, l'aria cambia radicalmente. Subentra una pratica dannosa: l'inerzia. Non si risponde alle chiamate reali dei cittadini, si rimandano gli interventi, si lasciano i cantieri a metà. Si scambia la gestione della cosa pubblica con l'amministrazione della rendita di posizione, dimenticando che il potere è un prestito temporaneo, non un diritto acquisito.
La SP365 è diventata il simbolo di questa sordità. L'ho segnalata più volte. E ogni volta la risposta è stata parziale e poi nulla . C'è un antico monito di Orazio che calza a pennello: Dimidium facti, qui coepit, habet , chi ha iniziato, ha già fatto metà dell'opera. Ma il problema è proprio questo: si fermano a metà. E la sicurezza non può essere un'opera incompiuta.
E qui emerge il nocciolo vero: pensare alle esigenze concrete. Mi chiedo: ce la farà la Provincia? Riuscirà davvero a portare a termine il lavoro, a sfoltire quei rovi lungo una strada che si inerpica fino alla fine della salita in Contrada Pilone, creando pericoli per chi vuole godersi una passeggiata senza rischiare la vita? Presidente, se ha dato giustamente delle deleghe le faccia rispettare, ma ricordi che è sempre lei, la persona che dirige quell'ente, ad avere l'ultima parola. La responsabilità finale non può essere delegata senza verifiche e controlli. Non servono annunci, serve chiudere il cantiere.
C'è un'ulteriore beffa, che rende questa condizione ancora più amara. I cittadini di Basciano, come quelli di tante altre comunità, non possono nemmeno utilizzare il voto per premiare o bocciare gli amministratori provinciali. Dal 2014, con la riforma Delrio, Presidente e Consiglio provinciale non sono più eletti direttamente dai cittadini, ma designati da sindaci e consiglieri comunali. Ne consegue un distacco strutturale: chi governa la Provincia risponde più alle logiche di palazzo che alle esigenze di chi percorre ogni giorno quelle strade. Piero Calamandrei sosteneva che «trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere». Un miracolo civico, faticosamente conquistato. Ma oggi sorge un nuovo interrogativo: una volta diventati cittadini, come possiamo pretendere di essere trattati come clienti? Come possiamo essere davvero ascoltati? La beffa è doppia. Per questo va ribadito con chiarezza: il cittadino non è un "utente" sottomesso da gestire con sufficienza, ma un contribuente che ha diritto a standard misurabili, a trasparenza, a efficienza. Peccato che per la Pubblica Amministrazione non esista un vero "tasso di abbandono(churn rate). Se esistesse, molte amministrazioni si ritroverebbero improvvisamente senza cittadini, costrette a competere sulla qualità. Ma senza concorrenza, senza scelta e senza voto diretto, non resta che la nostra voce e la nostra memoria. Non viviamo nell'antica Abdera, la città della Tracia popolata da ingenui e creduloni. I cittadini di oggi sono informati, consapevoli, esigenti. Sappiamo che la trasparenza e l’efficienza non sono un favore, ma un diritto.
Basterebbe un obbligo di trasparenza sui cantieri sospesi, una dashboard pubblica sullo stato della manutenzione, e un canale diretto di segnalazione e risposta. Ringrazio fin d'ora chiunque dedicherà tempo e attenzione a queste righe, nella consapevolezza che il confronto documentato e il rispetto reciproco sono il primo passo verso il miglioramento. A chi ha la responsabilità di amministrare il territorio, rivolgo un invito: trasformiamo questa vicenda in un'occasione di ascolto reale, di trasparenza concreta e di efficienza quotidiana. La strada non è solo asfalto e vegetazione: è il primo luogo dove si misura il patto tra istituzione e cittadino. Custodiamolo con cura, perché quando la cura diventa norma, tutti ne traggono beneficio.
Daniele Martegiani

Berotre