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carcerecastrognoSarà l’autopsia, fissata per mercoledì su disposizione della Procura di Teramo, a chiarire le cause della morte del detenuto egiziano di 25 anni deceduto nel carcere di Castrogno, dove stava scontando una pena con fine prevista nel 2028. L’esame autoptico, disposto dal pubblico ministero Silvia Scamurra, dovrà fare luce su tutti gli aspetti della vicenda. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori figura anche quella legata a possibili esalazioni di gas all’interno della cella che ha poi comportato un arresto cardiaco.  La morte del 25enne ha generato momenti di forte tensione all’interno della casa circondariale teramana. Secondo le prime ricostruzioni, una cinquantina di detenuti sarebbe stata coinvolta in una protesta che ha richiesto l’intervento del personale per riportare la situazione sotto controllo. Nella giornata di oggi il carcere è stato oggetto di un’ispezione da parte della garante regionale delle persone private della libertà personale, Monia Scalera. «Per fortuna si riesce ancora a contenere tutto – ha dichiarato –. Credo che all’interno del carcere operatori e detenuti non siano parti contrapposte: entrambi stanno cercando di far fronte a una situazione che ormai è diventata difficilmente gestibile». Sul caso è intervenuta nuovamente anche l’Osapp, organizzazione sindacale della polizia penitenziaria, che torna a chiedere provvedimenti urgenti per il penitenziario di Castrogno. Il sindacato evidenzia come la struttura, progettata per ospitare 255 detenuti, ne accolga attualmente oltre 470, con un livello di sovraffollamento ritenuto ormai insostenibile. A preoccupare è anche la carenza di personale. Secondo l’Osapp, gli organici della polizia penitenziaria non sarebbero adeguati alle esigenze operative di una struttura così affollata. Una situazione che, sottolinea il sindacato, limita la capacità di controllo delle sezioni detentive e aumenta i rischi sia per gli agenti sia per le persone ristrette.

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