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Scoperto il "killer". L'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Teramo, ha confermato che il veleno responsabile della morte dei lupi rinvenuti nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è lo stesso in tutti i casi esaminati. Un elemento che rappresenta uno dei punti centrali dell'inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Sulmona sui numerosi episodi di avvelenamento registrati tra Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e l'area della Marsica, in provincia dell'Aquila. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il bilancio provvisorio conta almeno 23 lupi appenninici uccisi, oltre a diverse poiane e volpi. Le indagini sono ora concentrate sull'individuazione delle sostanze impiegate nelle esche e sulla ricostruzione della loro provenienza. Domani, mercoledì 3 giugno, sarà ascoltato dagli investigatori Dino Rossi, presidente del Cospa. L'allevatore dovrebbe fornire informazioni utili sui fitofarmaci maggiormente utilizzati in agricoltura, che potrebbero essere stati impiegati per preparare il veleno utilizzato nello sterminio dei branchi. L'attenzione degli inquirenti è rivolta in particolare alle colture trattate con i prodotti sospettati e ai soggetti autorizzati al loro utilizzo. Alcune delle sostanze finite sotto la lente d'ingrandimento, infatti, possono essere acquistate esclusivamente da aziende iscritte in specifici registri regionali, con l'obbligo di tracciarne l'acquisto e l'impiego. Parallelamente proseguono le analisi genetiche su una delle esche recuperate, con l'obiettivo di risalire al proprietario del materiale biologico individuato. Tra i filoni investigativi figura anche quello relativo ai contributi europei e alle possibili tensioni generate dall'affitto di circa 20 mila ettari di terreni da parte dell'ente parco, circostanza che avrebbe escluso alcuni soggetti dall'accesso ai finanziamenti comunitari.