C'è chi non riesce più a pagare l'affitto, chi ha sospeso le bollette, chi chiede soldi per fare rifornimento all'auto e continuare ad andare a lavorare. E c'è persino chi, sopraffatto dalla disperazione, arriva a pensare ai gesti più estremi. È il drammatico quadro che emerge dalla crisi dell'Asp 1 di Teramo, dove i dipendenti attendono ancora il pagamento di due mensilità, della quattordicesima e hanno già maturato anche i primi giorni dello stipendio di luglio. A rendere ancora più pesante il clima è il rinvio a settembre dell'udienza dalla quale i lavoratori speravano potesse arrivare lo sblocco della situazione economica dell'azienda.
«La situazione sta precipitando - racconta una delle operatrici che vuole restare anonima - oggi ci sarebbe dovuta essere l'udienza dalla quale speravamo arrivasse una risposta sullo sblocco dei conti dell'Asp. Invece è stata rinviata a settembre e noi siamo rimasti senza soldi. Cosa dobbiamo fare? Nessuno ci sta aiutando».
Il racconto è quello di chi continua ogni giorno a prestare assistenza agli utenti, pur vivendo ormai un'emergenza personale.
«Abbiamo due stipendi arretrati, la quattordicesima e abbiamo già maturato anche i primi giorni di luglio. Io percorro chilometri al giorno per andare a lavorare. Non posso continuare a chiedere soldi per mettere il gasolio. Ormai stiamo facendo volontariato».
Le difficoltà economiche, spiegano i lavoratori, stanno travolgendo intere famiglie.
«C'è gente che non riesce più a pagare l'affitto. Abbiamo bloccato il pagamento delle bollette, del bollo dell'auto, delle cure dal dentista. Non ci esce più nemmeno una lacrima».
Poi il passaggio più drammatico, quello che fotografa il livello di esasperazione raggiunto tra il personale.
«Stamattina una collega mi ha detto: 'Se oggi non mi danno una risposta, mi butto dal quarto piano'. Stiamo scherzando? Siamo arrivati a questo punto. Qui le persone sono allo stremo».
Parole che raccontano una sofferenza profonda e che restituiscono la dimensione umana di una vicenda che non riguarda soltanto stipendi non pagati, ma la dignità di decine di lavoratori che ogni giorno continuano a garantire servizi essenziali ai più fragili pur senza ricevere quanto spetta loro. L'appello è che la vicenda trovi una soluzione in tempi rapidi, prima che una crisi economica si trasformi definitivamente in una tragedia umana. I Sindacati, intanto, stanno valutando nuove azioni di protesta da intraprendere, per portare la cosa direttamente in Regione

