Della Asp, oggi parlano tutti. I lavoratori rimasti senza stipendio, i politicil, i Sindacati. Tutti. La notizia del rinvio dell’udienza, che avrebbe potuto sbloccare i pagamenti degli stipendi, è stata una doccia fredda, anzi, una coltellata alla schiena delle speranze. L’unica voce, fino ad ora, non ascoltata, era quella del commissario dell'Asp 1 di Teramo, Roberto Canzio, che però, davanti al rincorrersi di affermazioni non corrette e accuse dirette, specie dai sindacati, ha deciso di dire la sua.
Commissario, i sindacati la indicano tra i responsabili dell'attuale crisi. Come risponde?
"Parlo per quello che mi riguarda. Mi si accusa di non aver garantito il pagamento degli stipendi, ma qualcuno dimentica un dato fondamentale: oggi l'Asp ha quasi tre milioni di euro in banca. Il paradosso è proprio questo: i soldi ci sono, ma sono bloccati. Se non ci fossero, allora mi assumerei tutte le responsabilità. Ma come si può accusare chi ha garantito una gestione che ha consentito di avere quelle risorse?".
Perché quei soldi non possono essere utilizzati?
"Per un pignoramento che riteniamo del tutto anomalo. La nostra causa di merito non è nemmeno iniziata, eppure ci troviamo con le somme bloccate. Noi chiediamo soltanto una cosa: che si entri finalmente nel merito e che il giudice veda le carte. Se qualcuno è convinto che abbiamo torto, lo dimostri davanti ai documenti. È questo che chiediamo da mesi."
Lei sostiene che il problema derivi da situazioni precedenti alla sua gestione?
"Assolutamente sì. Parliamo di cooperative che per anni hanno operato senza gare e, in un caso specifico, addirittura senza contratto. Noi abbiamo avviato le procedure di gara, abbiamo cercato di riportare legalità e abbiamo anche avanzato richieste di restituzione di somme che riteniamo non dovute. Ma tutto questo ancora non è stato esaminato nel merito."
Perché, secondo lei, si continua a rinviare?
"È la domanda che mi pongo anch'io. L'8 maggio si sarebbe dovuto discutere il merito della causa, poi tutto è slittato. Anche l'udienza sul pignoramento, che avevamo chiesto di anticipare vista la gravità della situazione, è stata rinviata proprio il giorno prima. È difficile non chiedersi perché nessuno voglia finalmente vedere le carte."
I lavoratori però restano senza stipendio. Comprende la loro rabbia?
"La comprendo perfettamente. È proprio per loro che mi sono impegnato in questi mesi. Mi dispiace che oggi qualcuno scarichi ogni responsabilità sulla gestione commissariale quando la realtà è diversa. Se avessimo dissipato le risorse, oggi il conto corrente sarebbe vuoto. Invece ci sono quasi tre milioni di euro che non possiamo utilizzare."
Ha sentito la Regione dopo il rinvio?
"Sì. La Regione sta effettuando le verifiche sulla cessione del credito che abbiamo predisposto. Io sono tranquillo, altrimenti non avrei mai firmato quell'operazione e neppure il notaio l'avrebbe perfezionata. Chi deve assumersi una responsabilità, però, ha il diritto di fare tutte le verifiche necessarie."
Lei parla di un attacco all'ente. È così?
"Non so chi ci sia dietro, ma i fatti sono strani. Mi sembra evidente che qualcuno stia mettendo in difficoltà l'Asp proprio nel momento in cui si stavano riportando ordine e legalità. La domanda che continuo a pormi è sempre la stessa: perché nessuno vuole entrare nel merito della causa? Perché nessuno vuole vedere i documenti?"
Secondo lei l'Asp è davvero un ente in dissesto?
"No. Anzi. Oggi parliamo di un ente che dispone di un patrimonio immobiliare che, con gli interventi già programmati, supererà i cento milioni di euro, a fronte di circa quindici milioni di debiti ereditati. È davvero questa un'azienda destinata al fallimento? Io credo di no. Il vero problema è che oggi un ente con le risorse viene messo nell'impossibilità di utilizzarle."
Che messaggio vuole rivolgere ai lavoratori?
"Capisco la loro esasperazione e non mi sottraggo alle responsabilità che mi competono. Ma chiedo che la vicenda venga giudicata sui fatti. I soldi ci sono. Quello che manca è la possibilità di spenderli. E finché non si entrerà nel merito della causa, continueremo a vivere questo paradosso che penalizza 250 dipendenti e, con loro, i 350 anziani ospitati nelle strutture dell'Asp.

