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c1239860-8758-4095-a7ab-47f0d1b02910-shutterstock-552864952.jpegIl consenso politico vira sempre di più a destra. Nella mitteleuropa, nel mediterraneo, pure nella patria di Olof Palme, oltreoceano. La stagione ecumenica ed universalistica del mondo sta crollando, giorno dopo giorno, sotto i colpi della globalizzazione economica, culturale, etnica e sociale. I popoli delle nazioni occidentali non sono più disposti alla decrescita felice e alla regressione del patto sociale. In Europa e, in particolare, in Italia, a fronte dell’evidente impoverimento collettivo, dinanzi al crollo del welfare, i cittadini sempre più invocano una marcia indietro. E non si tratta di un processo generato dai media o dallo spessore, degli statisti del momento. Non ce ne sono e non se ne scorgono all’orizzonte. La spinta verso destra, la cui genesi ha profonde radici nel malessere economico e sociale, trova sempre più fondamento nella quotidianità incerta dell’uomo qualunque. Non a caso, le sinistre si affermano elettoralmente nei contesti agiati delle aggregazioni urbane, mentre registrano i minimi termini nelle conurbazioni popolari, ove la sofferenza economica e sociale è tratto acclarato. I modelli di integrazione multiculturali non hanno funzionato, perché le nazioni occidentali non erano preparate ad ospitare e ad integrare le ondate migratorie, nell’alveo dei pieni del diritto di cittadinanza. A ciò, si è aggiunta una silenziosa e poco percepita crisi economica, negata dalla politica, che sciorina giornalmente sospiri di ripresa, che non sono altre che mediane statistiche prodotte dall’espansione della grande ricchezza a detrimento del rimanente corpo sociale. L’Italia è uno dei contesti più preoccupanti. Nel Belpaese, l’iniziativa politica dell’incursore Vannacci riscuoterà, senza ombra di dubbio alcuno, ampio consenso popolare. Molto più ampio di quello rappresentato dagli attuali sondaggi. Tale facile predizione produrrà una ricapitolazione della politica nazionale. Da una parte, Fratelli d’Italia perderà progressivamente consensi, in quanto una buona parte dell’elettorato storico non si identifica, né potrebbe, con la politica veterocentrista e socialisteggiante condotta dalla maggioranza di governo e neppure con l’aristotelico mesoteso con il medievale medio statvirtus. Nell’altra parte del campo, quello sinistro, la politica rappresentata è sembrata troppo affaccendata sui diritti civili, ma poco attenta ai diritti materiali e di sopravvivenza della popolazione. Sono anni che in Italia nessuno si azzarda, neppure per ischerzo, a parlare di politiche salariali, di scala mobile, di diritto alla casa, allo studio, di sicurezza personale e sociale. La crisi di Weimar avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma non è così. La partita della democrazia non si disputa sul piano dei diritti civili se una buona parte della popolazione amministrata, peraltro proiettata nel consumismo globale, fa fatica pure a comprare un paio di scarpe ai propri figli. Quando la politica ostenta tassi di occupazione incrementali, per contratti part time e compensi che di poco superano i mille euro, nel migliore dei casi, si rende protagonista di un vero autogol, di una sorta di sbeffeggiamento della marginalità sociale.  Che i politici della prima repubblica fossero dei giganti al cospetto degli attuali lo abbiamo scoperto solo con la seconda repubblica. Un clima del genere rende agevole l’opera degli analisti politici. Alle prossime elezioni,  il ridimensionamento degli attuali partiti governo, il possibile smarcamento di Forza Italia, che ha una genesi sociale e liberale, l’arretramento di Lega e FDI, l’idiosincrasia atavica tra la componente democristiana del PD e quella post comunista, porterà ad una rilettura complessiva del quadro delle alleanze, forse favorendo – una volta per tutte – la riesumazione di quel centrismo che aveva consentito all’Italia di abbandonare pezze, stracci e pane nero della sconfitta bellica. Se così non fosse, i venti di destra, quella ferma su posizioni tradizionali, spirerà sempre più forte. In Italia, negli USA, in tutte le nazioni europee. Perché l’essere umano dinanzi al disagio materiale, ripiega su posizioni rassicuranti, semplificate, talvolta sommarie. 

ADAM SMITH

Adamo Smith