
Avevano fatto notizia, qualche mese fa, gli stipendi da 71 euro al personale della Biblioteca Delfico. Poi c’era stata la protesta dei sindacati, Cgil in particolare, poi tutto sembrava migliorato. Sembrava. Perché le nuove buste paga, sono da record: meno dieci euro e meno venti euro. Addirittura, uno stipendio “negativo”. A fare notizia sono i due cedolini di Antonio Gualtieri Paternò, teramano, uno dei sei lavoratori coinvolti nella vicenda del personale impiegato alla Biblioteca regionale Melchiorre Dèlfico. I documenti sono quelli relativi a giugno e luglio 2026 e fotografano una situazione quantomeno singolare. Nel cedolino di giugno, riferito alla filiale “Teramo - Biblioteca” della cooperativa Le Macchine Celibi, le competenze risultano pari a zero, mentre compare una trattenuta di 10,33 euro per “quota capitale sociale”. Il risultato finale è un netto del mese di -10,33 euro. A luglio la situazione si ripete e il saldo negativo raddoppia. Nel secondo cedolino compaiono infatti una quota capitale sociale di 10,33 euro e una voce denominata “Trattenuta netto negativo”, sempre di 10,33 euro. Le trattenute arrivano così complessivamente a 20,66 euro, a fronte di competenze ancora pari a zero, facendo segnare un netto mensile di -20,66 euro. Due buste paga che Paternò ha deciso di rendere pubbliche insieme a una dettagliata ricostruzione della vicenda, chiedendo chiarimenti non soltanto sulla natura delle trattenute, ma soprattutto sulla gestione delle ore di lavoro alla Dèlfico. Ed è proprio partendo da quei due cedolini che si arriva al cuore della questione. Paternò è infatti uno dei due lavoratori rimasti con zero ore settimanali garantite dopo il cambio nella gestione del servizio. In origine, dall'agosto 2025, erano sei le persone impiegate attraverso Manpower per consentire l'ampliamento dei servizi e degli orari della biblioteca. Il monte complessivo era di 72 ore settimanali distribuite fra tutti e sei i lavoratori. Alla scadenza dei contratti con Manpower, il servizio viene successivamente affidato alla Cooperativa Le Macchine Celibi. A metà giugno il monte ore disponibile viene però dimezzato, passando da 72 a 36 ore settimanali. La nuova distribuzione prevede nove ore garantite per quattro lavoratori e zero ore per gli altri due, ai quali viene proposto un contratto individuale di lavoro a tempo parziale determinato stagionale, utilizzato, secondo quanto comunicato, per eventuali sostituzioni dei colleghi. Fin qui la scelta poteva essere ricondotta alla riduzione complessiva delle ore e alla prospettata minore affluenza estiva. Ma è quanto accade successivamente a sollevare gli interrogativi. Dal 16 agosto, infatti, le ore disponibili tornano ad essere 72 alla settimana, esattamente come nella prima fase. A cambiare è però la loro distribuzione: anziché tornare a essere ripartite tra i sei lavoratori, vengono assegnate integralmente agli stessi quattro, che passano da nove a 18 ore settimanali ciascuno. Gli altri due restano a zero. Ed è qui che la vicenda delle due buste paga negative si intreccia con una questione ben più ampia. Perché, una volta ripristinate le 72 ore, non sono stati nuovamente coinvolti tutti e sei i lavoratori? Chi ha deciso che dovessero essere quattro e non sei? E soprattutto secondo quali criteri sono stati individuati proprio quei quattro? Nella ricostruzione fornita da Paternò viene riferito che la questione sarebbe stata posta anche alla cooperativa, chiedendo se nella selezione fossero stati valutati titoli di studio, qualifiche, esperienza maturata all'interno della Dèlfico e precedenti mansioni. Il referente della cooperativa, secondo quanto riportato, avrebbe spiegato di non conoscere personalmente i sei lavoratori e che i nominativi ai quali attribuire le ore erano stati comunicati secondo la configurazione indicata. Resta dunque da capire da dove sia arrivata quella indicazione e attraverso quali criteri sia stata compiuta la scelta. Una domanda alla quale Paternò chiede ora una risposta ufficiale e documentata.

