Da un'aula dell'Itis Alessandrini di Teramo ai laboratori dell'Imperial College di Londra, dove oggi studia alcuni dei grandi interrogativi della medicina contemporanea: il cancro e i meccanismi dell'invecchiamento. È la storia di Marco Di Antonio, scienziato teramano che ha costruito una carriera internazionale nel campo della chimica, della biologia e della genomica. Le sue radici non lasciano spazio a dubbi. È lo stesso Di Antonio a rivendicarle nella biografia pubblicata dall'Imperial College: «I was born and raised in Teramo», sono nato e cresciuto a Teramo. Ed è proprio nel capoluogo aprutino che prende forma una passione destinata a portarlo molto lontano. Di Antonio frequenta l'Itis Alessandrini e si avvicina alla chimica, materia che diventerà progressivamente il centro del suo percorso di studi e della sua futura attività scientifica. Nel raccontare quegli anni, lo scienziato ricorda anche due figure importanti nella sua formazione: il padre e l'insegnante Graziella D'Ambrosio. Da Teramo comincia quindi un viaggio accademico che attraversa alcune delle più prestigiose realtà della ricerca italiana ed europea. Dopo gli studi universitari a Pavia e il dottorato a Padova, nel 2011 Di Antonio si trasferisce a Cambridge, nel Regno Unito. Qui entra nel gruppo di ricerca di Shankar Balasubramanian, uno dei nomi di primo piano della ricerca internazionale nel campo degli acidi nucleici, dove rimane per sette anni. Un'esperienza fondamentale che precede un altro importante riconoscimento: l'assegnazione di una prestigiosa David Phillips Fellowship. Nel 2018 arriva quindi il grande salto. Di Antonio fonda il proprio gruppo di ricerca all'Imperial College di Londra, uno degli atenei scientifici più prestigiosi al mondo. Oggi il ricercatore teramano e il suo team lavorano all'incrocio tra chimica, biologia e genomica, sviluppando nuove tecnologie per comprendere sempre meglio i processi molecolari legati al cancro e all'invecchiamento. Una ricerca di frontiera che punta non soltanto a osservare questi fenomeni, ma anche a costruire nuovi strumenti capaci di indagarne i meccanismi più profondi. L'attività di Di Antonio si estende anche al Francis Crick Institute, dove guida un gruppo satellite. A confermare il livello raggiunto dal suo lavoro è arrivato inoltre il Lister Institute Research Prize, riconoscimento destinato a sostenere lo sviluppo di nuovi strumenti per studiare la resistenza epigenetica nel tumore ovarico. Una carriera internazionale costruita tra Pavia, Padova, Cambridge e Londra, dunque, ma con un punto di partenza ben preciso: Teramo. E forse è proprio questo l'aspetto più suggestivo della storia di Marco Di Antonio. Prima dei grandi laboratori britannici, delle fellowship e della ricerca sul cancro c'è stato un ragazzo seduto tra i banchi dell'Alessandrini che ha scoperto la propria passione per la chimica. Da quelle aule è iniziato un percorso che oggi lo vede impegnato in una delle più importanti istituzioni scientifiche internazionali, nel tentativo di comprendere due delle sfide più complesse della vita umana: perché le nostre cellule invecchiano e perché, a un certo punto, alcune di esse diventano un tumore.


