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CABINOVIA2La montagna teramana è sotto shock. Nelle carte protocollate soltanto questa mattina in Provincia emerge un accordo destinato a far discutere e che porta la firma dei tre liquidatori (Passerini, D'Ignazio e Ferro) nominati dal presidente della Provincia, Camillo D'Angelo. Un'intesa che sarebbe stata sottoscritta senza alcun confronto con il territorio, con gli amministratori locali e con le comunità che da anni vivono le conseguenze della crisi del sistema turistico del Gran Sasso. L'accordo riguarda la Gst, società ormai al centro di una vicenda complessa e controversa. Proprio nei confronti della Gst il sindaco di Fano Adriano aveva chiesto il fallimento vero e proprio della società, ritenendo quella la strada più corretta per impedire ulteriori operazioni e chiudere definitivamente una stagione segnata da polemiche e contenziosi. Eppure, invece della procedura fallimentare, arriva un'intesa che appare fortemente sbilanciata a favore del privato, come prima del resto. Secondo quanto emerge dagli atti, la Marco Finori Srl, a fronte di un corrispettivo di appena 65 mila euro l'anno per i prossimi tre anni, otterrebbe la gestione con un vantaggio considerevole: le manutenzioni resterebbero infatti a carico della Provincia, cioè dei contribuenti.

Non solo. Nelle stesse carte si legge che l'ente pubblico dovrebbe farsi carico immediatamente delle manutenzioni straordinarie quinquennali per una cifra che sfiora il milione di euro. Il gestore, con l'avallo della Gst, avrebbe richiesto 700 mila euro aggiuntivi rispetto ai 300 mila già accantonati dalla Provincia. In altre parole, occorrerà reperire nuove risorse attraverso una consistente variazione di bilancio. La domanda è inevitabile: da quali capitoli verranno prelevati questi fondi?

A rendere ancora più controversa l'operazione c'è il fatto che gli incassi dei biglietti resterebbero interamente nelle mani del gestore privato. In cambio, quest'ultimo rinuncerebbe alle azioni giudiziarie pendenti, alcune delle quali avrebbero potuto vedere vittoriosa anche la Provincia. La speranza, naturalmente, è che la cabinovia possa finalmente rimanere aperta anche durante la stagione invernale, come da tempo chiede il sindaco di Pietracamela e come auspicano operatori turistici e residenti. Ma il prezzo di questo risultato appare elevatissimo e solleva interrogativi che meritano risposte chiare. Il problema è stato che nessun gestore è stato trovato e che l'unico che ha risposto alla manifestazione d'interesse è stato proprio Finori, come dire o si ricorreva a lui o la cabinovia non girava neppure quest'estate. Nessun gestore d'Italia sembra essere interessato ai Prati di Tivo e questo fa molto male al territorio. E si apprende da uno dei tre liquidatori, a sorpresa, che la Gst sarà venduta entro l'anno dopo essere risanata dei debiti che ammonterebbero sui due milioni di euro, forse proprio a Finori. Si attende di capire quando e come pagheranno i creditori.

Domani mattina la triade dei liquidatori illustrerà l'accordo in una conferenza stampa in Provincia. Sarà l'occasione per spiegare le ragioni di una scelta che, almeno sulla carta, sembra trasferire sul pubblico i costi e sul privato i benefici. Nel frattempo restano aperte domande che molti cittadini si stanno già ponendo: dov'è l'opposizione in Provincia? Chi controllerà la sostenibilità economica e la legittimità di questa operazione? E soprattutto, di fronte a un accordo che impegna risorse pubbliche per centinaia di migliaia di euro, dove sono gli organi chiamati a vigilare, dalla Procura alla Corte dei Conti? Perchè il Presidente della Provincia ha avvallato questa operazione lasciando carta bianca ai liquidatori? Il suo assenso valeva il milione di euro che l'Ente è destinato a pagare?

Elisabetta Di Carlo