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Siamo andati stamattina sul ponte ciclopedonale in legno del Salinello, a quasi due settimane dall'affidamento dei lavori disposto dalla Provincia di Teramo per mettere in sicurezza una struttura che, nei fatti, era arrivata a un passo dal collasso. Alle 9.30 di questa mattina, sul cantiere non abbiamo trovato operai né mezzi al lavoro, come documentano le immagini e le fotografie raccolte sul posto. Eppure dall'ente provinciale arrivano rassicurazioni. L'ingegnere Davide Nepa incaricato di seguire i lavori assicura che il cronoprogramma sarà rispettato e che gli interventi stanno procedendo secondo i tempi previsti. Già da domani, spiega, verrà rialzata la parte del ponte che si è affossata nelle scorse settimane. Ce lo auguriamo. La stagione estiva è ormai entrata nel vivo e i cittadini di Giulianova e Tortoreto, così come i turisti che ogni giorno affollano il litorale, non hanno alcuna intenzione di attendere oltre. Sul cartello di cantiere è indicata una conclusione dei lavori entro la metà di luglio: quella scadenza deve essere rispettata. In caso contrario, è facile immaginare che la pazienza possa finire e che la protesta dei residenti e delle amministrazioni comunali si possa far sentire con forza.

WhatsApp_Image_2026-06-24_at_10.55.13_1.jpegWhatsApp_Image_2026-06-24_at_10.55.13.jpegWhatsApp_Image_2026-06-24_at_10.55.13_3.jpegWhatsApp_Image_2026-06-24_at_10.55.13_4.jpegWhatsApp_Image_2026-06-24_at_10.55.13_2.jpegMa il vero problema va oltre l'emergenza di queste settimane. Chiunque percorra il ponte può rendersi conto che non si tratta soltanto di un cedimento localizzato. La struttura, realizzata negli anni duemila e sottoposta all'ultima importante manutenzione circa otto anni fa, mostra segni evidenti di invecchiamento. Diverse parti appaiono ammalorate e consumate dal tempo, e non tutte saranno interessate dagli attuali lavori di ripristino. E allora la domanda diventa inevitabile. Davvero era necessario attendere che il ponte si affossasse per intervenire? Possibile che nessuno abbia visto arrivare questo problema? E soprattutto: perché non si è programmata una manutenzione seria alla fine della scorsa stagione estiva, quando c'erano mesi davanti per lavorare senza arrecare danni a cittadini, commercianti e operatori turistici? La politica ama tagliare nastri e inaugurare opere. Molto meno spesso ama occuparsi della manutenzione ordinaria, quella che non porta voti ma evita emergenze. Eppure è proprio lì che si misura la qualità di un'amministrazione pubblica. Oggi il ponte viene sistemato in fretta e furia, con costi che inevitabilmente ricadono sulla collettività. Ma qualcuno dovrà pur spiegare perché si è arrivati a questo punto. Di chi era il compito di monitorare la struttura? Chi avrebbe dovuto segnalare il deterioramento? Chi ha deciso di rinviare gli interventi anno dopo anno? I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono soltanto che le opere pubbliche vengano controllate e mantenute prima che diventino un'emergenza. Chiedono che si individuino responsabilità e che dagli errori si impari qualcosa. Perché se tra qualche settimana il ponte riaprirà, sarà certamente una buona notizia. Ma non cancellerà una domanda che resta sospesa sopra il Salinello: perché si è aspettato così tanto?