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C'erano i sorrisi. C'erano le fotografie. C'erano le interviste trionfali. C'era persino la conferenza stampa già pronta per celebrare la "svolta storica" dei Prati di Tivo. E invece, ancora una volta, la montagna ha partorito l'ennesimo pasticcio. Anzi: un pasticciaccio
Per giorni è stato raccontato che il problema fosse finalmente risolto. Che l'accordo tra GST e Marco Finori rappresentasse la chiave per rilanciare gli impianti. Che tutto fosse definito. E tutti parlavano bene di tutti, i nemici erano diventati amici, volavano nell’aria dei Prati cuoricini e fiorellinii. Ma la realtà, come spesso accade, è arrivata dopo gli annunci. E ha presentato un conto salatissimo. Perché una domanda, banale quanto decisiva, evidentemente nessuno se l'era posta: il proprietario degli impianti, la Provincia di Teramo, era davvero d’accordo? La risposta è arrivata con i fatti. La conferenza stampa celebrativa è stata annullata. Gli uffici provinciali hanno rimesso mano all'intero impianto dell'accordo. E ciò che sembrava blindato si è trasformato in un documento continuamente riscritto. 
Non una modifica. Non due. Nemmeno tre.
Diciotto.
Diciotto versioni diverse di uno stesso accordo sono il sintomo evidente che qualcosa non funzionava fin dall'inizio. Se un testo ha bisogno di essere corretto diciotto volte significa che non era maturo per essere presentato come la soluzione definitiva. Altro che fumata bianca.
Alla fine, tra correzioni, limature e riscritture, una sola certezza è rimasta immutata: a mettere i soldi sarà sempre la Provincia.
Il resto, invece, è cambiato profondamente.
L'affidamento che doveva avere un orizzonte di tre anni si è improvvisamente ristretto a cinque mesi, scadenza il 15 novembre, il tempo necessario per predisporre una procedura pubblica. Una differenza enorme. Perché tre anni consentono investimenti, programmazione e prospettive. Cinque mesi rappresentano un ponte provvisorio verso un futuro tutto da scrivere, ma anche una certezza: se a novembre si farà la gara... anche il prossimo inverno sarà ad impianti chiusi
Lunedì si annuncerà tutto in conferenza stampa. Sempre che non venga rinviata.
Ma è da qui che nasce un altro interrogativo.
Dopo questi tre mesi arriverà una gara pubblica. Bene. È giusto.
Ma se a quella gara dovesse presentarsi un solo concorrente? Se l'unica offerta fosse ancora quella di Marco Finori?
Sono domande legittime, che meritano risposte altrettanto chiare.
La sensazione, purtroppo, è che ancora una volta si sia preferito comunicare prima di consolidare. Si è raccontata una vittoria quando la partita non era nemmeno iniziata. Si è scelto l'effetto mediatico invece della prudenza.
Nel frattempo i Prati di Tivo continuano ad aspettare. Gli operatori economici aspettano. I lavoratori aspettano. Gli appassionati della montagna aspettano.
Quello di cui il territorio ha bisogno non sono annunci in pompa magna destinati a sgonfiarsi nel giro di pochi giorni. Servono atti solidi, condivisi e inattaccabili. Perché la montagna non vive di fotografie, ma di impianti aperti, investimenti veri e programmazione. Non di scatti, ma di fatti.

ELISABETTA DI CARLO