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C'era un tempo in cui si diceva che esistessero tre opere destinate a non finire mai: la “fabbrica” di San Pietro a Roma, la Sagrada Familia di Barcellona e il vecchio Municipio di Teramo. Poi la storia ha fatto il suo corso. San Pietro è stata completata. La Sagrada Familia, dopo oltre centoquarant'anni di lavori, ha visto finalmente il traguardo. È rimasto soltanto il vecchio Municipio di Teramo. Ed è il paradosso più grottesco. Perché qui non stiamo parlando di una cattedrale gotica progettata da un genio come Gaudí, né di un'opera monumentale rinascimentale. Stiamo parlando della sede del Comune di un capoluogo di provincia che, a quasi dieci anni dal terremoto, non è ancora riuscito nemmeno ad aprire il cantiere. La gara è stata pubblicata ad aprile, le offerte sono arrivate, ma l'aggiudicazione continua a slittare senza un vero perché. Il tempo passa. Le impalcature sono ormai parte dell'arredo urbano. Le transenne si trasformano in elementi permanenti del paesaggio. E la città si abitua e si rassegna. Nel frattempo, a Palazzo di Città si racconta di un clima tutt'altro che sereno. Voci insistenti parlano di scontri durissimi tra amministratori e dirigenti, di tensioni altissime, di rapporti ormai logorati e perfino di minacce di denunce reciproche proprio sulla gestione e sui tempi della procedura. Saranno ricostruzioni tutte da verificare, ma il solo fatto che circolino con tanta insistenza racconta quanto sia pesante l'atmosfera attorno a quella che dovrebbe essere una normale gara d’appalto. Qualche giorno fa, sarebbe stato visto un dirigente (del quale non faremo il nome, ma il cognome: Cimini) uscire infuriato da un incontro con l’assessore di Marcantonio, proprio sulla gara del vecchio Municipio. Si parla di porte sbattute e di nervi tesi. Ma, di certo, saranno salo chiacchiere. Che non fanno poi tanta notizia. Ed è questo il punto. I cittadini non hanno bisogno di conoscere ogni retroscena interno. Hanno però il diritto di sapere perché tutto sia fermo. Se esistono problemi, si dicano. Se ci sono ostacoli tecnici, si spieghino. Se qualcuno sta rallentando la procedura, se ne assuma la responsabilità. Perché il silenzio, in questi casi, è il peggior comunicato possibile. Il vecchio Municipio non è un edificio qualsiasi. È il simbolo della città. È il luogo che rappresenta l'istituzione comunale. La casa stessa della città. E mentre si inaugurano piste ciclabili, si presentano nuovi progetti e si annunciano opere future, il cuore istituzionale della città resta immobile, come congelato nel tempo. Eppure, la gara è stata fatta, le ditte sono tante e qualificate… e allora qual è il problema? Quanto sarà difficile scegliere la migliore e assegnare il lavoro? Una dovrà vincere, che vinca e cominci. Le grandi opere fanno la storia quando vengono completate. Quando invece restano eternamente in attesa, diventano soltanto il monumento più costoso al tempo perduto.  Teramo, città del… Sagrado Comune.



Elisabetta Di Carlo