
«O Mario, li tì sei miliune? Sallesu e purtale a lu sinnache». Sotto ai portici di Palazzo Farnese, non c’è tanta gente, il sabato di vigilia ferragostana ha spinto tanti a scegliere di scendere verso il mare, ma quelli che chiacchierano, a parte un paio di operatori della raccolta differenziata, che discutono della gente maleducata che butta il vetro, gli altri parlano tutti di quello che accade in sala consiliare. C’è addirittura chi segue lo streaming sul telefonino, raccogliendo prima l’insulto degli amici: «Sì proprie nù camplese… », tanto che il signore con lo streaming abbozza una spiegazione: «È pieno sopra, e quà ci fa fresco». La piazza condivide, e infatti qualcuno chiede: «..che stà a dice?». «Angora ninde, stà a cumingià». All’apparenza, sembra tutto normale, quasi in modalità andamento lento, sia pure con un vago senso di attesa, ma poi esce un signore baffuto dal Comune urla ad un operatore della raccolta: «Severino, com’ì fatte a fà tutte sti dibbete?» Severino replica a tono: «So’ uno che sfruscia…», ma poi chiede: «Che stà a succede?», il baffuto sentenzia, e tutti per un attimo restano in silenzio: «Succede che tename 1100 euro di debbite a testa, tutti, se li vù caccià subbite sale ssassù e paga, che tande quelle te tocche». La cifra spaventa, un ragazzo incalza: «Ma come 1100 euro?» E il baffuto spezza ogni dubbio: «I voglie tu a piantà li pummadore… 1100 euro ci tocca… a testa». Dal primo tavolo, la reazione è immediata: «Li paghe quelli che l’ha vutate», dal terzo tavolo vicino incalzano: «Perché, tu n’ì vutate?», il primo tavolo tenta una difesa: «No, io sono di estrema destra, nen lu so’ vutate», il terzo tavolo sciabola l’accusa: «E certo, mo’ n’ha vutate nisciune…», il primo tavolo è in difficoltà, ma conosce le regole della dialettica da bar, la butta in corner: «Purteglie nà camumille, che stà aggitite…», irrompe dal quarto tavolo un pensionato in maglia rossa: «Ce ne vo’ cinquanda de camumille, che pure lu bar deve pagà li milleccende eure de l’amiche tu». Potrebbe continuare all’infinito, ma l’imprevisto blocca la querelle: «S’ha bluccate lu video». Stupore, in piazza, mentre al piano di sopra il Consiglio viene sospeso perché saltato lo streaming.
Ma è questione di tre minuti, un riavvio e si riparte. La piazza segue, il pubblico in sala consiliare anche. Una bella ragazza coi capelli rossi e la frangetta esce dal Comune, ma solo per svapare, rientra poco dopo, mentre una giovane nonna con la nipotina attraversa i portici: «Prepara 1100 euro Marì…» suggerisce il terzo tavolo, ma lei senza scomporsi: «Mo’ pensiamo alla sagra, poi si vedrà». Già. la sagra. A Campli c’è già il palco in piazza, ci sono i manifesti, ma oggi non c’è quel senso di “sagra alle porte”, che di solito accompagna il Ferragosto camplese. Oggi, si parla di debiti. Anche senza parlarne, ma il tema è quello. E allora, provo io a scatenare una reazione, chiedendo al primo e terzo tavolo, cosa pensino di quello che è successo, e lo faccio con la peggiore delle provocazioni possibili, offrendo un capro espiatorio: “a voi toccherà pagare 1100 euro a testa, e quello che ha scatenato tutto il casino se ne sta tranquiilo al mare…“. L’ho fatto, ho citato l’innominabile, la reazione è immediata e doppia: «Lo devono arrestà e fagli’arcaccià tutte» sentenzia il primo tavolo, «Se l’ha fatto, è perché gliel’hanno fatto fà» incalza il terzo. «È tutte ‘na masse di delinquind…» irrompe un signore in piedi e fino ad allora silente, mentre dal tavolo dello streaming qualcuno chede: «ma quanto ha preso in tutto?» La risposta, che viene da un altro silente, è lapiodaria: «Più di un milione…». Non cita le fonti, lui lo sa e basta. Adesso il silenzio è palpabile, ma lo rompe un signore appena uscito dal bar: «Un milione, e ancora non l’arrestano?». L’uomo che conosceva la cifra, spiega: «No, perché adesso sta in malattia e non può più rubà, quindi aspettano la fine delle indagini».
All’improvviso, esce dal Comune una bella signora, con una generosa scollatura, vestito verde e tacco dorato. La piazza - tutta maschile - resta in ammirato silenzio: è così che impone la regola di ogni bar di paese. Fino a quando non varca la porta del bar Farnese, nessuno parla, poi dal primo tavolo, dove adesso sono in due, invocano un amico che è stato su in sala consiliare e adesso sta fumando in piazza: «Delucidaci». Il signore, che veste una maglia con la scritta “svendo tutto e vado a Cuba” risponde sconsolato: «Non c’è nienta da delucidare, io dico solo che sono uno di quelli nati a Campli, ma non l’ho mai vista ridotta come adesso…». La campana del Duomo batte le 11, mentre la bella signora, con una generosa scollatura, vestito verde e tacco dorato, esce dal bar per tornare in Sala consiliare. L’ammirante silenzio la riaccompagna.
Intanto, sono le 11,20, al bar cominciano gli aperitivi, C’è più gente, qualche trentenne, un paio scesi dalla sala consiliare, e siccome intuiscono che tutti vogliono sapere, anche se nessuno domanda, rispondono ad una domanda che nessuno pone: «Stiamo in mezzo alla merda». Gli fa eco un 40enne occhialuto, che li segue poco dopo: «Va a finì che la colpa è la mì». La piazza sembra preoccupata adesso, il gruppo streaming si è un po’ sfaldato, fino a scomparire quando il proprietario del telefonino collegato ha detto: «Vado a fà la spesa». È sabato, il supermercato è obbligo familiare.
Al bar una coppia di stranieri, cappuccino e pizza, guarda le foto su una fotocamera digitale, mentre si è creato un capannello di persone, scese dal Comune, che commentano la situazione e sono commenti amari, tanto da pretendere una pausa birra: “due zero due e due zero tre” èm l’ordine, mentre due giovani, scesi a fumare, riportano il bar in diretta streaming, mentre nell’angolo opposto un uomo e una donna, fanno la stessa cosa. La voce di Fabiana Mariani rimbomba sotto il porticato antico con un’eco che le conferisce un che di mistico, sta attaccando sulle opere pubbliche, si sente il Sindaco Agostinelli che accusa: «Dimmi che ha fatto tuo fratello in cinque anni di Consiglio», la risposta è immediata: «Sindaco, se vuole parlare con mio fratello lo convichi, lo conosce l’indirizzo del Consiglio Regionale no?». La piazza commenta, adesso si parla dei fratelli Mariani, e in un attimo qualcuno parla dei genitori, dei nonni, e ci si aggiorna sulla parentela mariana fino al sesto grado, con qualcuno che chiede se poi «s’ha spusate la cugina?» o forse era un cugino. Non si sa. Il dubbio sul matrimonio resta senza risposta. Il bar torna allo streaming, anche perché qualcuno suggerisce: «Mo’ vota lu bilancie». Che bilancio non è, è un rendiconto, ma non conta, sempre di soldi si parla, no?
Intanto il dibattito si infiamma, le urla si sentono in streaming e dalle finestre, qualcuno preferisce salire, mentre altri due agenti della Polizia Locale si avviano verso il Comune.
È mezzogiorno e mezza, la piazza si svuola, le urla non si placano, anzi, adesso sono fortissime, ma l’ultima parola di questa mattinata di piazza, la raccolgo dal più anziano, silenzioso per tutta la mattina, che guarda l'amico e sfodera un: «Ma mo’ che fà la sagra degli gnocchi, ci jame a Sandegidie?».
A modo suo, ognuno cerca un riequilibrio.
Ad'A

