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C’è una particolare unità di misura del tempo a Palazzo di Città. Non sono i minuti, non sono i giorni e neppure i mesi. Sono le nomine.

Perché quando c’è da indicare un rappresentante del Comune in qualche ente, società o organismo, l’orologio dell’amministrazione D’Alberto sembra improvvisamente perdere le lancette. Prendiamo la Società della Musica e del Teatro Primo Riccitelli. Il nuovo Consiglio di amministrazione si è insediato da tempo e, già nel dicembre 2025, risultavano ancora da completare le designazioni degli enti pubblici. Per il Comune di Teramo ci sono due caselle da riempire, una riferibile alla maggioranza e una alla minoranza. Posti rimasti vacanti dopo le dimissioni di Andrea Castagna, uscito non proprio lanciando petali di rosa sulla maggioranza, e dopo la scadenza della Provvisiero per la minoranza.
Eppure nulla.
O meglio: attesa.
La stessa parola che sembra accompagnare la Farmacia comunale. Qui il Comune aveva addirittura pubblicato e poi prorogato l’avviso per la presentazione delle candidature per un componente del Consiglio di amministrazione. L’amministrazione aveva annunciato l’ingresso del nuovo membro “nelle prossime settimane”.
Le settimane, però, in politica hanno una caratteristica curiosa: se nessuno le conta possono diventare mesi.
Poi c’è il Bim, dove la questione delle rappresentanze riconducibili al Comune si trascina ancora più indietro e riguarda le posizioni di Cavallari e Pomanti. Una situazione che meriterebbe da tempo una definizione, tanto più dopo le tensioni che negli anni hanno accompagnato quelle rappresentanze.
Tre vicende diverse, certo. Tre organismi differenti, con regole e procedure differenti. Ma una domanda comune.
Perché D’Alberto non nomina?
È soltanto prudenza? È la volontà di trovare le persone migliori? È difficoltà nel reperire disponibilità e competenze?
Oppure il problema non è trovare i nomi, ma trovare l’equilibrio politico nel quale sistemarli?
Perché una nomina non è mai soltanto una nomina. Significa riconoscere un gruppo, premiare una componente, dare rappresentanza a qualcuno e inevitabilmente scontentare qualcun altro. E quando una maggioranza ha attraversato tensioni, azzeramenti di Giunta e confronti interni, anche una casella apparentemente secondaria può diventare una tessera delicatissima del mosaico. Nell’aprile scorso, proprio durante la crisi politica che portò all’azzeramento della Giunta, D’Alberto rivendicò pubblicamente la volontà di tenersi lontano da logiche di “nomine, poltrone e interessi”.
Principio condivisibile.
Ma c’è un punto nel quale la distanza dalle poltrone rischia di trasformarsi nella distanza dalle decisioni.
Perché gli organismi partecipati, culturali o territoriali non sono sale d’attesa della politica. Hanno funzioni, responsabilità e rappresentanze che devono essere esercitate.
E allora resta anche un’altra ipotesi, forse persino più scomoda: manca il materiale umano?
Possibile che in una città universitaria, capoluogo di provincia, con professionisti, docenti, imprenditori, operatori culturali e amministratori, sia così complicato trovare persone disponibili e adeguate?
Probabilmente no.
O forse sì?
Ed è proprio questo che rende ancora più interessante la domanda.
Forse i nomi ci sono.
Forse ce ne sono persino troppi.
Il problema, come spesso accade in politica, comincia quando bisogna sceglierne uno.
Perché scegliere significa decidere.
Decidere significa assumersi una responsabilità.
E soprattutto significa dire sì a qualcuno e no a qualcun altro.
D’Alberto ha spesso fatto della mediazione uno dei tratti della propria esperienza amministrativa. Ma anche la mediazione ha una data di scadenza. Dopo quella data diventa rinvio.
E il rinvio, quando riguarda una decisione che compete alla politica, è esso stesso una decisione.
Quella di non decidere.
Alla Riccitelli aspettano. Alla Farmacia comunale aspettano. Sul Bim la questione viene da lontano.
A questo punto manca soltanto una nomina che il sindaco potrebbe fare immediatamente e senza bisogno di avvisi pubblici: nominare una data entro la quale fare le nomine.

Elisabetta Di Carlo