Giorno dopo giorno, il successore di Francesco ha disegnato quello che sarà il suo pontificato. A tratti simile a quello del suo diretto predecessore e a tratti molto diverso. In questo anno è stato più pacato , rimuovendo il modus operandi bergogliano. Leone XIV è stato molto meditativo, stile canonista, staff low profile. Ma dopo un inizio “agostiniano” riflessivo ma mai “timodo” l’imprinting è venuto fuoti ed è quello di Francesco: una Chiesa presente nei conflitti del mondo, incisiva sul piano diplomatico e non disposta a restare in silenzio davanti alle grandi tensioni geopolitiche contemporanee. Turchia e Libano fino al viaggio pastorale in Arica, sempre incisivo sui temi della guerra, delle migrazioni e della giustizia sociale, il primo anno del primo Pontefice statunitense della storia è stato segnato da un attivismo intenso. Ma dove è venuto fuori il carisma di Papa Leone XIV che ha scelto con decisione di muoversi nel solco tracciato da Papa Francesco è stato in questi giorni in Spagna. Tre discorsi storici Madrid, Barcellona e alle Canarie. , raccogliendone l’eredità pastorale e rilanciandone le grandi priorità: pace, dialogo, attenzione agli ultimi, difesa dei migranti ed ecumenismo. Lo ha fatto sia nei contenuti sia nello stile, privilegiando una Chiesa “in uscita”, presente nei luoghi della sofferenza e dei conflitti. Gli appelli contro la guerra — dalla richiesta di un cessate il fuoco a Gaza fino alla condanna del riarmo globale e delle “logiche di dominio della forza” — hanno richiamato direttamente il magistero di Bergoglio, così come l’insistenza sul dialogo come unica via per superare divisioni politiche, religiose ed ecclesiali. Così sul fronte migratorio Leone XIV ha proseguito la linea del predecessore, denunciando il trattamento disumano riservato ai profughi. La continuità con Francesco emerge anche nell’attenzione ai poveri, nella centralità del rapporto con i giovani, sul rapporto con le altre religioni e sulla tutela del Creato, confermando la volontà di costruire una Chiesa meno autoreferenziale e maggiormente impegnata nelle grandi questioni globali del nostro tempo.
Non è un caso che ricordi la conversione di sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, consegnò le sue armi da cavaliere alla Madonna , momento che segnò l’inizio di una nuova vita in terra iberica. Per questo il Papa chiede di deporre ai suoi piedi le corazze. Poi, ancorato i passaggi più forti del suo appello a passi delle Scritture grida “Fermatevi! Convertitevi!” . Riecheggia il richiamo alla conversione pronunciato da Gesù nel Vangelo di Marco che ancora scuote la Sicilia dopo la visita di Giovanni Paolo II.. Mentre le parole “Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio” richiamano la reazione di Dio all’uccisione di Abele da parte di Caino che leggiamo nella Genesi e l’ascolto da parte di Dio del dolore del suo popolo le parole del Libro dell’Esodo.
Il Successore di Pietro, che nei due giorni finali del viaggio in Spagna, con le tappe a Gran Canaria e Tenerife, ha voluto portare a compimento il desiderio di un viaggio espresso da Papa Francesco, ha ammonito: il denaro strappato ai fratelli poveri non darà pace, né onore, né futuro. Ha ammonito i trafficanti di esseri umani, riprendendo san Paolo nella seconda Lettera ai Corinti, che per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, “dovrete comparire davanti alla giustizia divina” come si legge nel Libro del profeta Ezechiele.
Nell'enciclica, il Papa ci indica la figura biblica di Neemia, tornato in una Gerusalemme in rovina. Non ha cercato di salvarla da solo: ha organizzato la comunità, ha diviso il lavoro e insieme hanno ricostruito le mura di una città coesa. Se vogliamo combattere le nuove forme di colonialismo economico e culturale, la mafie dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dobbiamo agire come i costruttori di Neemia. E dobbiamo rifiutare la caotica torre di Babele che innalza mura attorno a pochi ricchi e lascia fuori tutti gli altri. Dobbiamo costruire insieme una città che promuova eguali opportunità e rispetto della dignità umana e dell’ambiente. O combattiamo questa disumanizzazione di massa adesso, o la combatteremo quando sarà in gioco la nostra stessa sopravvivenza.
Leo Nodari
IL RUGGITO DI LEO: "¡ESPERAMOS!" DA ROMA PARTE PAPA LEONE. IN SPAGNA ARRIVA IL NUOVO PAPA FRANCESCO

