27 Giugno 2026. Non solo i volontari e i malati dell’Unitalsi. Ogni anno ogni anno milioni di persone da tutto il mondo vanno a Lourdes per scoprire la grazia di questo luogo. Il santuario è soprattutto un luogo di guarigione dei corpi e dei cuori, dove si viene a pregare colei che ha rivelato il suo nome a Santa Bernadette Soubirous: "Io sono l'Immacolata Concezione".Luogo di grande spiritualità, Lourdes è il punto di partenza scelto da molti pellegrini che intendono intraprendere il Cammino di Santiago: la sua accessibilità e le sue numerose strutture ricettive lo rendono molto amato. Eccoci anche noi. Andare in pellegrinaggio a Lourdes è un viaggio personale che corrisponde al desiderio di prendersi una pausa dalla vita quotidiana per rifocalizzarsi sull'essenziale e rivolgersi verso Dio. Andare in pellegrinaggio è anche un'opportunità per aprirsi agli altri.La Vergine Maria trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa che non potrà essere raggiunta se non al di là della morte. Sulla terra, ci sono i fidanzamenti; le cerimonie nuziali sono per il dopo, per il Cielo. Fare esperienza di Dio, non è altro che fare l' esperienza dell'amore su questa terra.Arriviamo a Lourdes con il desiderio che qualcosa cambi nella nostra vita, che l’incontro atteso e sempre nuovo con la Madonna in quell’incavo di roccia vale la pena di viverlo con la “speranza che non delude”. Anche questo pellegrinaggio si contraddistingue per la diversità dei partecipanti provenienti da luoghi ed esperienze diverse e ha la grande ricchezza dell’incontro. Per molti volontari (che ringrazio) è un incontro di servizio, quello vero fatto di umiltà verso chi ha bisogno di aiuto e porta con sé sofferenze Per i pellegrini è l’occasione di guardare con occhi diversi la persona accanto, è riconoscersi in una fraternità molte volte dimenticata o mai conosciuta, è affidare le proprie mancanze e i propri dubbi nelle mani dei sacerdoti disponibili all’ascolto. E poi i tanti malati con la propria vita fatta di sofferenza in cerca di conforto, gli anziani che vivono per lungo tempo l’attesa del pellegrinaggio, a volte nella solitudine della propria casa.Insomma, anche questo pellegrinaggio diventa una comunità legata dall’amore, unita nell’unione e nel supporto reciproco e capace di pregare con fede, ora più che mai, per quanto succede attorno a noi, per le tante guerre dove è sfociata in genocidio. Una sofferenza ormai insopportabile per la Mamma Celeste della Grotta, che deve esserla anche per tutti noi.
Per questo, in questi giorni di pellegrinaggio, accogliamo l’invito del Papa“Disarmiamo i nostri cuori per disarmare cuori e mani di un mondo violento, per guarirne le cicatrici, per impedire nuovi conflitti!». E così quello, che oggi ci appare impossibile si trasformerà in possibile e ogni segno di speranza che raccoglieremo darà luce al cambiamento alla luce di quello che il santuario mariano sta diventando: un luogo dove si sperimenta accoglienza e consolazione.
Sulla base di un’esperienza nutrita ogni giorno da nuove testimonianze spesso sconvolgenti di malati e altre persone fragili, a ricordarlo è padre Michel Daubanes, rettore del Santuario di Lourdes, invitato quest’anno a Roma in occasione della presentazione del messaggio di Leone XIV per la Giornata mondiale del Malato, ricorrenza proprio della Madonna di Lourdes.
Oggi constatiamo a Lourdes anche un numero crescente di malattie, handicap e sofferenze che non sono visibili. Delle ferite psicologiche, morali, spirituali. Fin dalleapparizioni, la vocazione del Santuario è di accogliere ogni persona, considerandola così com’è. La grazia di quest’accoglienza è il miracolo quotidiano del Santuario di Lourdes.Oltre ai pellegrinaggi organizzati, abbiamo tanti pellegrini che vengono a titolo individuale e altri che, come riusciamo talvolta ad apprendere, sono impediti non avendo potuto integrarsi in nessun gruppo. Nella nostra società, nel nostro mondo, portiamo spesso delle maschere, interpretiamo dei ruoli. Ciò che colpisce nel Santuario di Lourdes, al momento del servizio dei malati, è il fatto di poter essere sé stessi. A Lourdes si può piangere, nel momento della sofferenza, o del lutto per un caro. Ciò è segno di un’umanità ferita alla ricerca di pace e di consolazione. Essere autentici, a Lourdes, è essenziale per avanzare in queste relazioni speciali. Una scuola di umanità cristiana, come ci viene chiesto dal Vangelo, anche attraverso la parabola del buon samaritano. Ma tutti, non solo i cristiani, possono trarre profitto dall’attenzione e dall’ascolto verso l’altro. In proposito, a Lourdes è toccante pure che non siano solo cattolici o cristiani a venire nel Santuario. Alcuni professano altre religioni, o non ne rivendicano alcuna valorizzando il fatto di poter crescere nella propria umanità solo se si accetta sempre la prossimità con l’altro. In tal modo, scopriamo di essere tutti figli amati riconoscendoci dunque in tal modo come fratelli.
Leo Nodari

