Nei giorni scorsi è stata presentata a Roseto, al Lido Mediterraneo, l’antologia “Oceani allo specchio” (Radici edizioni, euro 18). La rassegna letteraria è stata organizzata dalla Libreria La Cura, in collaborazione con Human Friendly letteratura e Mediterraneo. Abbiamo dialogato conValentina Di Cesare che ha curato il volume insieme con Michela Valmori.
Professoressa, come nasce questa antologia?
L’antologia fa parte della collana “Strade dorate” che curo per la casa editrice Radici di Gianluca Salustri. La prima uscita di questa collana è sempre un’antologia dal titolo “Ec’erano i gerani rossi dappertutto”, uscita anche in lingua inglese, ci sono 16 scrittrici viventi, donne di origine italiana che vivono e operano in Canada e Stati Uniti. Ci interessava far arrivare al pubblico italiano, non per forza esperto di scrittura transnazionale, le tante voci di origine italiana che negli Stati Uniti si occupano di letteratura e lo fanno andando alla ricerca della loro identità e chiedendosi quali sono stati gli elementi di crisi e di gioia del sentirsi italiani in una società che non sempre è stata generosa con gli immigrati.
“Oceani allo specchio” raccoglie voci dalle diaspore che seguono molteplici direzioni, alcune partono dall’Italia , altre giungono nel nostro paese da mondi lontani, è così?
Oceani allo specchio èsempre nella stessa collana, gli scrittori sono 24 e non sono soltanto donne, c’è una sorta di dialogo indiretto tra loro, si alternano in questa antologia voci appartenenti alla diaspora italiana nel mondo e voci appartenenti alla diaspora intraitaliana. I primi dodici sono autori di origini italiane, nati e che vivono in Australia, in Brasile, Uruguay, Francia e Belgio, immigrati italiani che hanno un grande legame con l’Italia, altri 12 autori sono nati in Italia o si sono trasferiti in Italia da piccoli o da giovani, o sono figli di immigrati. Abbiamo una rappresentanza molto vasta di varie etnie, ci sono albanesi italiani, congolesi italiani, iraniani italiani… Per motivi di spazio abbiamo dato la possibilità a 24 autori di esprimersi, di raccontare il loro rapporto con il nostro paese, sia paese di origineche paese di arrivo, ospitante.
Che cosa porta nel cuore di queste 24 storie?
Posso dire che la nascita e la gestazione di questa antologia è stato un vero e proprio “viaggio”. Con questi autori e queste autrici, lo dico fuori da ogni retorica, si è creato un rapporto reale che va oltre il rapporto editoriale. Si sono creati dei rapporti umani estremamente autentici e belli fra autori, anche se appartenenti a generazioni diverse. Mi sono resa conto che c’era questa necessità di raccontarsi e di dialogare anche indirettamente con altre persone che avevano vissuto le stesse esperienze. Questo , nel campo dell’editoria italiana, è il primo esperimento che vede insieme scrittori di origine italiana con scrittori di altra origine che usano l’italiano che è la loro lingua madre per esprimersi e per creare. La definisco una sorta di “provocazione” politica, sociale, culturale, un mododi domandare al paese quanto dobbiamo ancora aspettare prima di renderci conto che noi siamo un paese di emigrazione, ma siamoanche un paese di immigrazione e non più a livello emergenziale. Importante è spiegare perché scrittori con background migratorio vengono sempre considerati scrittori migranti anche se fanno parte del canone letterario italiano, hanno solo il punto di vista di una provenienza identitaria differente, per questo motivo sembrava necessario inserirli a pieno titolo.
Obiettivo di Oceani allo specchio è…
Queste voci ci sono da anni ma vengono definiti scrittori migranti,molti di loro non sono mai emigrati perché sono nati in Italia, perché considerare migrante un’autrice che ha i genitori marocchini ma che è nata nel nostro paese ? Lei non è mai emigrata, è italiana! Ci piaceva far dialogare tutti gli scrittori chesi domandano qualcosa sulla propria identità.
Quando ha deciso di iniziare a scrivere?
Mi occupo di cultura, insegno letteratura oltre che occuparmene come curatrice me ne occupo anche come scrittrice. La creatività, l’aspetto artistico è un elemento essenziale, la mia sopravvivenza è legata proprio all’espressione artistica, che trovo non solo scrivendo ma anche fotografando. Diciamo che la passione del narrare è qualcosa che avevo fin da bambina, il mio passatempo preferito era disegnare e scrivere sotto le storie, ho riempito quaderni, ho sempre letto molto , scrivere mi permette di vivere.
Che rapporto c’è tra la scrittrice e la professoressa di italiano?
La scrittrice e la professoressa non si parlano , vivo in maniera molto intima il mio lavoro di scrittrice, come se fosse un’altra vita. Il mio lavoro è il mio lavoro e tutto quello che faccio: presentazione, attività culturali cerco di tenerle “fuori”,preferisco tenerli separati. Con questo non voglio dire che con i ragazzi non parlo mai però cerco di viverle separatamente anche se la scuola mi dà molti stimoli, l’osservazione dell’umano che faccio quotidianamente a scuola come insegnante è linfa vitale per la scrittrice. Ma… la professoressa e la scrittrice non si rivolgono la parola.
Dove insegna a Milano?
Insegno all’Istituto Comprensivo Sorelle Agazzi , uno degli istituti Comprensivi in Italia con il numero di studenti non italiani maggiore, scuola multietnica, meravigliosa, un grande esempio di civiltà, di tolleranza e di amicizia. Alla fine… tutto ritorna… fino a Oceani allo Specchio
Valentina Di Cesareè nata a Sulmona, è cresciuta a Castel di leri (L'Aquila). Docente di lettere e giornalista culturale. Nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo Marta la fata, nel 2017 Le strane combinazioni che fail tempo, 2019 L’anno che Bartolo decise di morire, 2025 Gli istrici.

