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Gabriele Rosati ha presentato nei giorni scorsi, a Villa Flaiani di Alba Adriatica, la sua raccolta di poesie “Pane meraviglioso” (ed. Duende, euro16,00).
“Pane meraviglioso” è stato definito “libro della maturità, uno dei più belli di Rosati, senz’altro il più commovente”. Ti piace questa definizione?
Penso di sì,nel senso commovente si. Questa è la terza raccolta delle mie poesie e coincide con un tempo della mia vita più maturo, in cui ho preso consapevolezza dei meccanismi inconsci. La poesia in tutti questi anni è venuta in soccorso nei momenti di luce e di gioia quando è nato mio figlio Daniele, come si fa a non gridare gioia? Ma anche nei momenti di dolore nel periodo in cui sono stato male… anche lì nasce un grido ma di dolore. Pensospesso a Karl Jaspers, filosofo e psichiatra, alla sua metafora della conchiglia: noi ammiriamo la perla nella sua bellezza ma la perla è la “malattia” della conchiglia, la cicatrice, così come ammiriamo l’opera d’arte senza sapere che nasce dalla malattia dell’autore, la perla è l’opera d’arte dell’autore. La scrittura come l’arte parte dalla sofferenza, in libro o in una canzone c’è tutto il dolore dell’artista. Sono passati 15 anni dall’ultima raccolta, ho lavorato sulla lingua, nella precedente ero più legato ai poeti americani, qui ho reso la lingua emotivamente più accessibile, l’ho ripulita, resa nitida. Mi ha aiutato mio figlio, tutto è stato più bello con il suo sguardo, mi ha fatto “riscatenare” la voglia di poesia. Per mela poesia è un’isola intima attraversata dai fatti che ti accadono.
A Daniele, seme, poi spiga ora Pane meraviglioso”. Come nasce il titolo del tuo libro?
Questo accostamento mi è venuto spontaneo, da subito, quando penso al padre penso sempre a quei mestieri di grande sacrificio, quel lavoro del contadino, del panettiere. Il padre è un “ mestiere”a cui tidevi dedicare con sacrificio,il pane nutre l’affettività della famiglia. Il pane ha un valore di sacralità i contadini lo segnavano con la croce,rappresenta il corpo di Gesù in chiesa, il meravigliosoevoca uno stupore di fronte a qualcosa di veramente bello, come diconella quarta di copertina,“da chi ci sei stato donato?...vieni ad accendere il nostro destino figlio mio…pane meraviglioso”. Un figlio non vuole vedere un padre debole ma un padre forte, che sappia accendere il desiderio, in epigrafe ho messo lo stralcio di un dialogo tra padre e figlio che lottano per sopravvivere( La strada- di Cormac McCarthy): “ Ce la caveremo, vero, papà,? Sì. Ce la caveremo. E non succederà niente di male…” . Questascena mi è sembrata emblematica del rapporto, il padre è colui che accende il fuoco, il desiderio. Un figlio vuole vedere nello sguardo del padre qualcosa che si accende, uno sguardo vuoto e rassegnato di un genitore è terribile. La nascita di un figlio porta l’augurio che la vita è più forte della morte
Hai una cura particolare per la parola, perché hai utilizzato questo tipo di scrittura senza maiuscole, segni di interpunzione essenziali… Che cosa volevi comunicare?
La mia è una poesia visiva, ho visto questo modo di scrivere da Lawrence Ferlinghetti poeta della Beat Generation. Mi è piaciuta subito la spazialità, ho avuto un passato dipittore e quindi ho collocato con attenzione l’immagine nello spazio visivo.Le parole tutte in linea per meavevano poco significato, troppo semplice, isolare la parola nel “suo silenzio” è come sevolesse acquistare una forza visiva, diventa anche un‘ossessione, non saprei fare diversamente in questo momento. Però non se la prossima raccolta la farò in altri modi…
Hai cercato nelle poesie la via dell’anima. La vita è sempre piena di significato?
La via dell’anima ècome la intendo io un cammino impervio,penso alla montagna del Purgatorio, percorso tormentato ma è il viaggio più bello che ho fatto con l’incontro con il mio analista.Andavo tutte le settimane, le ferite erano le parole che non erano state mai dette e che non ero riuscito a dire Questo percorso mi ha dato la possibilità di confrontarmi anche con le mie zone d’ombra, capisci come è andata la vita, a volte siamo immersi in meccanismi inconsci e spesso dobbiamo mettere in discussione i nostri genitori, dico sempre a mio figlio che deve costruire la sua strada…lui mi guarda strano.
Che cosa rappresenta l’immagine di copertina? Ci siete tu, Daniele e l’acqua
Il padre è colui che indica la strada, segna il confine, il padre è colui che indica una direzione, un senso, colui che “strappa” dal rapporto simbiotico con la madre e invita a costruire il suo mondo, a costruire la sua vita, anche se per i genitori è difficile lasciare andare i figli La mia immagine di copertina è evocativa figlio/ padre anche per costruire l’identità di genere…
ANNA BRANDIFERRO
Gabriele Rosati è nato a San Benedetto del Tronto e vive a Corropoli.Insegnante di Lettere al Liceo, ha pubblicato le raccolte di liriche Prima luce(2005) e Di Vagando(2008),i romanziUn altro uomo(2029) e Io, Caino(20025).

