×

Avviso

Non ci sono cétégorie

gianguidotristePiù che un vertice di maggioranza, una seduta di autocoscienza collettiva. Anzi, meglio: uno sfogatoio politico nel quale ciascuno ha portato sul tavolo malumori e richieste di un cambio di passo. La riunione convocata dal sindaco Gianguido D’Alberto, la prima del “rimpastutto”, non ha prodotto decisioni operative, ma ha avuto il merito di fotografare con estrema chiarezza lo stato di salute della coalizione che governa Teramo: una maggioranza che esiste ancora nei numeri, ma che fatica sempre più a riconoscersi in un progetto politico condiviso. Attorno al tavolo sedevano Cipolletti e Raiola per Sinistra Italiana-Avs, D'Alessandro e Mistichelli per Italia Viva, Core per Teramo Futura, Malavolta per Insieme Possiamo, Varani per Bella Teramo con Cavallari collegato in videoconferenza e Roncone per il Partito Democratico. Tutti, con sfumature diverse, hanno espresso le proprie doglianze. Nessuno ha negato le difficoltà. Nessuno ha nascosto il disagio accumulato negli ultimi mesi. Non sono mancate le scintille, tra Core e Cavallari, col primo che invocava capacità di rinuncia e il secondo, per vocazione insaziabile, spalleggiato dal suo consigliere, che cercava di contestare a Core i suoi ultimi cambi di gruppo Non è mancata la tradizionale brutta figura di Raiola, strigliato in malo modo dal Sindaco, perché chiedeva di sapere chi regge chi e chi sarà assessore, ma ovviamente non era questo il tema. Non in questa prima riunione. Il messaggio lanciato dal sindaco è stato netto: serve ritrovare una nuova spinta propulsiva. Non basta più amministrare l'ordinario, né limitarsi a superare di volta in volta le emergenze politiche. Occorre capire se esiste ancora la volontà di costruire insieme l'ultimo tratto della consiliatura e, soprattutto,una prospettiva comune. Perché senza un nuovo patto politico, andare avanti avrebbe poco senso. È questo il vero nodo emerso dalla riunione. La domanda, in fondo, è semplice quanto pesante: la maggioranza vuole ancora essere una coalizione oppure ogni forza politica è ormai impegnata esclusivamente a costruire il proprio futuro elettorale? In altre parole, si resta insieme oppure è arrivato il momento del "tana libera tutti”? Negli ultimi mesi i segnali di logoramento non sono mancati. Consigli comunali interrotti per mancanza del numero legale, distinguo sempre più frequenti, tensioni interne e rapporti raffreddati tra le varie anime della coalizione hanno trasformato quella che un tempo appariva una maggioranza granitica in un equilibrio fragile, sorretto più dalla responsabilità istituzionale che da una reale sintonia politica. Per questo D'Alberto ha scelto una strada insolita: incontri settimanali per tutta l'estate. Un confronto permanente che dovrà servire non tanto a discutere i singoli provvedimenti quanto a ricostruire fiducia reciproca e metodo di lavoro. È il tentativo di riportare la politica dentro la politica, prima che siano gli scontri in aula a certificare una crisi ormai irreversibile. La prossima riunione è già stata fissata per la settimana prossima, ma il calendario politico indica già una data che potrebbe essere decisiva: il Consiglio comunale del 23 luglio. È lì che la maggioranza vuole arrivare con una soluzione condivisa, evitando nuovi incidenti e nuove prove di debolezza. Perché quel Consiglio rischia di trasformarsi in qualcosa di più di una semplice seduta amministrativa. Potrebbe diventare il banco di prova definitivo per capire se la coalizione di D'Alberto ha ancora le energie per arrivare compatta alla fine del mandato oppure se la fase della ricomposizione è ormai tramontata, lasciando spazio a una lunga campagna elettorale anticipata nella quale ogni partito inizierà a giocare la propria partita.

Elisabetta Di Carlo