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banca tercasSono stati tutti assolti i 28 imputati accusati di truffa in concorso con le azioni della Tercas, tra le quali  l'ex direttore generale della banca, Antonio Di Matteo e diversi dirigenti, direttori di filiali e anche semplici impiegati. L'accusa contestava di aver venduto delle azioni facendole passare invece per cosiddetti «pronto contro termine». In altre parole, secondo la Procura teramana, ai clienti sarebbero state vendute azioni spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito. I fatti contestati agli imputati risalgono al 2011, con l'inchiesta partita dalle denunce di alcuni risparmiatori.

L'insussistenza dei fatti dimostra che la Tercas nel periodo in cui è stata diretta da Antonio Di Matteo non ha mai negato agli investitori il riacquisto delle proprie quote nè più nè meno di quanto è acceduto nell'operazione del 2010 perché la banca le collocava nella certezza che avrebbe potuto riacquistarle perchè aveva la necessaria solidità finanziaria e perché ha sempre anteposto gli interessi dei suoi clienti ai propri. La sentenza di primo grado del processo teramano arriva mentre a Roma è ancora in corso quello sul crac dopo un anno scandito da decine di udienze e cento testimonianze tra quelle della Pubblica accusa e quelle delle difese. L'accusa per tutti, vertici, direttori, vice direttori e semplici dipendenti, era quella di aver venduto ai clienti azioni spacciandole per investimenti a un anno con un rendimento garantito. I fatti contestati risalgono al 2011, prima del commissariamento della banca avvenuta nel 2012, con l'inchiesta partita dalle denunce presentate da alcuni risparmiatori che lamentavano di essersi ritrovati con niente.

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