Attualità

SCHILLACI AD UNO MATTINA PER CELEBRARE LE VIRTÙ, E SABATO ASSAGGIO GRATUITO…

Lo sentite? Lo sentite questo odore inconfondibile? La sentite quest’aria saporosa, che lascia intuire il confondersi non confuso delle erbe e dei legumi? L’avvertite questo soffio d’aria antica, ma sempre nuova, che sembra in questo periodo dell’anno riempire le strade di Teramo. È l’anima delle Virtù. Sì, l’anima. Perché se esiste un piatto che un anima ce l’ha, che riesce ad esprimere una sua profonda diversità creatrice, quel piatto…sono le Virtù. Collettivo nel nome, singolare nella creazione, le Virtù sono un vero miracolo, che si rinnova a cadenza fissa, quando anche l’ultimo ricordo dell’inverno è ormai storia, ma l’estate declina ancora tutti i verbi al futuro. Trionfo della teramanità più vera, le Virtù sono un rito, al quale ci si deve accostare con l’atteggiarsi rispettoso che i riti pretendono. Non sono un piatto, sono “il” piatto, bandiera gastronomica di una comunità, identitario e gustabile strumento di riaffermazione di quella felice autonomia creativa, che ha fatto di Teramo un unicum assoluto. Alle Virtù, alla loro storia, ai loro sapori, all’arte sapiente della loro lenta costruzione, domani (28 aprile) Uno mattina dedicherà uno speciale televisivo, del quale è stato protagonista il sacerdote vero del culto virtuoso, il più attento artigiano/artista dell’arte del sapore teramano: Marcello Schillaci. Grazie all’intervento della “Dmc Gran Sasso“, le telecamere di UnoMattina sono venute a Teramo, per documentare anche tutto il lavoro preparatorio delle Virtù, fino alla selezione delle erbe “magiche” negli orti alle porte della città. Alle inviate della Rai, Marcello Schillaci ha svelato i segreti del rito, portandole nel sancta sanctorum della sua Cantina di Porta Romana, dove Sabato 29, si celebra un secondo momento del rito, quello dell’assaggio. Sempre grazie alla partecipazione della “Dmc Gran Sasso”, infatti, dalle 10 alle 12, la Cantina offrirà un assaggio gratuito delle “Vere Virtù teramane”, per consentire ai devoti del culto gastronomico del Primo Maggio, di cominciare a farsi riavvolgere dall’anima delle Virtù e, per quei pochi, magari turisti, che non le avessero mai provate, di intuire quanto si siano persi fino ad oggi. 

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