Attualità

LUPI ALLE PORTE DI TERAMO, LA ASL CONFERMA E SMENTISCE IL WWF: «I MORSI SONO COMPATIBILI CON L’AGGRESSIONE DI LUPI». BISOGNA CONTRASTARE IL LORO RADICAMENTO SECONDO LA ASL

Il gregge aggredito alle porte di Teramo qualche giorno fa, sarebbe stato aggredito da lupi. In riferimento alle notizie di stampa apparse sui giornali riportanti l’uccisione di centocinquanta capi di pecore la Asl specifica quanto segue:

In data 5-6-2017 il Dott. Cameli A. del servizio Igiene degli Allevamenti e Produzioni Zootecniche I.A.P.Z. si è recato presso l’allevamento del sig. Faiazza Vincenzo sito in c.da Specola (Teramo).

Ha eseguito ispezione cadaverica su 12 carcasse ovine di razza sarda che presentavano lesioni da morso in regione retromandibolare. Il quadro anatomopatologico appariva compatibile con l’aggressione da parte di lupi avvenuta durante le ore notturne. Nel gregge si evidenziavano anche alcuni capi feriti. Sono in corso ulteriori accertamenti.
La zona dell’aggressione, definita dalla stampa come “alle porte di Teramo”, in realtà è composta da numerosi tipi di ambiente: oltre al pascolo e campi coltivati, sono presenti anche pattern di vegetazione arbustiva ed arborea, che possono fungere da “corridoi” per gli spostamenti del lupo nelle ore notturne.

In questo contesto appaiono utili alcune considerazioni.

L’areale del lupo italico è sicuramente in espansione. Sono diverse le segnalazioni di lupi che giungono anche in luoghi precedentemente poco o nulla frequentati dal canide selvatico, come le zone collinari abruzzesi, (e in alcuni casi anche vicino la costa).

Attacchi di questo tipo possono quindi manifestarsi anche in aree dove la tipologia di allevamento non prendeva in considerazione negli anni passati, tale evenienza.

Appare quindi fondamentale da un lato incentivare e formare gli allevatori (anche fuori dai parchi)sulla tematica, al fine di porre in essere misure di contrasto del fenomeno, secondo schemi già consolidati in diverse aree protette, considerando le difficoltà legate anche alla crisi economica che questi imprenditori agricoli subiscono.

Dall’altro risulta auspicabile implementare e coordinare i monitoraggi faunistici specifici al di fuori delle aree protette, al fine di individuare le consistenze di branchi di animali presenti sul territorio, capirne le peculiarità eco-etologiche per predisporre azioni di mitigazione/minimizzazione del fenomeno.

Il lupo è sopravvissuto in Italia grazie all’allevamento zootecnico, in periodi dove non vi era la disponibilità di ungulati selvatici quali cervidi e cinghiali.

E’ quindi di primaria importanza ristabilire un rapporto di convivenza sereno che non penalizzi un sistema economico ancora vitale e presente nel teramano quale l’allevamento ovi-caprino (in alcuni casi ultimo baluardo contro l’abbandono ed il degrado ambientale delle zone rurali).

Da ultimo è utile ricordare come l’azione predatoria del lupo sugli ungulati selvatici (cinghiali…) rappresenta un meccanismo efficace di contenimento delle popolazioni di questi animali: la sua presenza nel territorio “ben gestita”, favorisce l’economia rurale e dovrebbe essere considerata, nel corretto equilibrio, una risorsa.

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