Viaggi Vagabondi

VIAGGI VAGABONDI 7 – UNA STORIA HARLEY

di ROBERTO CENTORAME
Un vecchio motociclista mi ha detto:

“avere un Harley e non fare un lungo viaggio è come avere una donna è non farci l’amore: ti perdi tutto il bello!”

Ci imbarchiamo ad Ancona e in sella alle moto percorreremo la Croazia, attraverseremo la Slovenia ed infine raggiungeremo l’Austria dove, sulle sponde del lago Faaker See, ogni anno si tiene il più grande raduno europeo di Harley Davidson. Quest’anno ricorre la ventesima edizione e ci saranno almeno duecentomila moto: una festa rombante di pezzi unici perché ogni Harley è diversa.

Sbarchiamo a Spalato domenica mattina: nei programmi c’è un rapido giro tra le bellezze lasciate da Diocleziano e poi dritti verso Zara.

Non avevamo, però, fatto i conti con l’imprevisto.

Appena a terra una delle sei Harley del gruppo non va. 

Da una prima diagnosi potrebbe essere l’alternatore, e dato che ci aspettano più di 700 chilometri non è opportuno rischiare. 

Con spirito “on the road” il gruppo affronta il problema senza scomporsi più di tanto: si sa che la strada può riservare imprevisti. In questi casi la filosofia Harley è molto aristotelica: se un problema puoi risolverlo, perché preoccuparsi; se un problema non puoi risolverlo, perché preoccuparsi.

Con google cerco l’officina Harley più vicina: è a Spalato! Così, dato che è domenica, non ci resta che cambiare programma di viaggio: troviamo un appartamento e restiamo per la notte.

Il giorno dopo accompagno Justin all’officina e mentre cerca di capire il guasto mi racconta, da esperto harleysta, che: “con le Harley di un tempo era più semplice risolvere i problemi; servivano tre cose: una puntina, una candela e un filo di acceleratore. Quando portavi appresso queste tre cose di scorta, con la moto ci potevi girare il mondo”. 

Mi spiega che le moto moderne hanno fino a sette centraline e se si ferma il problema può annidarsi tra mille fili. Quelle di un tempo, invece, anche se si fermavano nel deserto, riuscivi a rimetterle in moto “perché era tutta meccanica, ferro su ferro. Oggi invece c’è molta tecnologia. Poteva capitare che si incollavano le puntine…”

“Che sono?” gli chiedo dando voce alla mia ignoranza meccanica.

“Le puntine facevano scoccare la scintilla per la messa in moto. Quando si attaccavano bastava prendere la carta abrasiva che è sui pacchetti di fiammiferi, strofinare tra le puntine e la moto ripartiva. Oggi, con le accensioni elettroniche, se la moto non parte, per capire dove può essere il guasto la prima cosa da fare è iniziare a pregare…”

Preghiamo ma la “grazia” viene dall’esperienza di Justin che, in meno di un’ora , sostituisce un pezzo e risolve il problema.

Riprendiamo il viaggio e mentre andiamo verso il nord della Croazia, costeggiando strade tortuose che svelano incantevoli paesaggi di calle e strapiombi sul mare,

mi tornano alla mente le parole del vecchio Gino: “oggi, se una cosa si rompe, si corre subito a comprarne una nuova. Un tempo invece si aggiustavano e tutto, non solo le cose, duravano di più: anche i matrimoni…”
Quando arriviamo al Faaker See noto una vecchia Harley modello WLA color verdone: una di quelle tutta ferro e meccanica, che hanno bisogno solo di tre cose: una puntina, una candela è un filo di acceleratore. Un ragazzone russo la sta aggiustando. Chissà se anche lui nella sua vita ha avuto la fortuna di conoscere un “Gino sovietico”.
Il viaggio continua…

Categorie:Viaggi Vagabondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...