Attualità

GRIDO D’ALLARME DEI PRODUTTORI DI CASTAGNE DEI MONTI DELLA LAGA: ”POSSIBILITA’ DI CONTRASTARE IL PARASSITA CINIPIDE ANCHE DENTRO I PARCHI O SARA’ UNA CATASTROFE”

Una forte mobilitazione, supportata anche da iniziative parlamentari, per consentire l’utilizzo, anche nelle aree protette dei Parchi, dell’insetto Torymus, efficace antagonista del terribile Cinipide, che sta mettendo a rischio buona parte dei 2 mila ettari di castagneti da frutto in Abruzzo.

Questo il messaggio, forte e chiaro, lanciato dal partecipatissimo incontro che si è svolto a Macchia da Sole, frazione del comune di Valle Castellana (Teramo), nel cuore dei Monti della Laga, organizzato dal Rotary Teramo Est, nell’ambito delle iniziative itineranti del 17° Festival internazionale del cinema naturalistico e ambientale, che quest’anno si fregia della stretta collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, comparto di specialità Forestale.

All’incontro di Macchia da sole, moderato da Silviano Scardecchia, presidente Rotary Teramo Est, ad esporre la gravità del problema gli stessi produttori locali, per i quali i circa 200 ettari di castagneti rappresentano un’importante voce economica, oltre che una tradizione secolare. Ma che negli ultimi anni hanno subito un calo della produzione anche dell’80 per cento, a causa dell’imenottero Cinipide, arrivato nel 2002 in Italia dalla Cina, e che aggredisce le foglie dei castagni e sopratutto le gemme, impedendo la fruttificazione.

Eppure la soluzione esiste, come ha spiegato Domenico D’Ascenzo, dell’ ufficio Tutela Fitosanitaria delle colture della Regione Abruzzo, ed è rappresentata dalla diffusione nei castagneti infetti, del Torymus sinensis, insetto antagonista, che si nutre del larva del cinipide. Metodo già sperimentato con successo nella Valle Roveto, in provincia dell’Aquila, e ancor prima in Piemonte, dove il cinipide sta scomparendo. Ma questa strategia di difesa naturale, alla luce delle stringenti normative europee, non si può applicare nelle aree Parco, dove ci sono vincoli più stringenti, e dunque nel territorio di Valle Castellana, come ha spiegato l’avvocato del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga Elsa Olivieri. Inutili sono state le richieste di deroga, in quanto sostiene l’Ispra, è necessario uno studio preventivo dei possibili effetti sull’ecosistema, causati dall’introduzione di una specie alloctona.

Le norme sono fatte dagli uomini, e se sono sbagliate vanno cambiate – ha evidenziato con forza in sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo – salvare i castagneti è di vitale importanza, in particolare per un territorio come il nostro duramente colpito dal sisma, con già tanti problemi, come la viabilità disastrata, e soggetto a spopolamento”

Da qui la proposta, da tutti condivisa, di cui si è fatto interprete il colonnello dei Carabinieri forestali Gualberto Mancini.

Il problema è giuridico, dunque va promosso attraverso rappresentanti in parlamento dei cittadini, l’approvazione di un emendamento alla legge vigente, che possa ristabilire la liceità dell’intervento di contrasto al cinipide con il suo antagonista naturale all’interno delle aree Parco”, ha spiegato Mancini.

E inoltre necessario per Mancini, “istituire una Scuola di castagnicoltura della Regione Abruzzo, al fine di formare gli operatori del settore alle corrette tecniche di gestione, al fine di miglioratore la produzione e tutelare i preziosi castagneti abruzzesi.

Il castagno – ha infine ricordato il presidente Rotary Teramo est Scardecchia – è il secondo albero al mondo per capacità di cattura dell’anidrite carbonica. E questo ha anche un valore economico nell’ambito dei sistemi dei crediti ambientali. Una ragione in più per tutelarlo, a cominciare dal territorio di Valle Castellana, per il quale il cinipide rappresenta forse un secondo terremoto”.

Dopo la serata di premiazioni a Teramo, dei migliori documentari e divulgatori scientifici, nella sua fase itinerante della 17a edizione, il Festival ha proposto con successo, dal 18 al 21 ottobre, mattinate didattiche a Pineto, Atri, e Civitella del Tronto, a cui hanno partecipato oltre 500 studenti delle scuole elementari e medie.

 

Marcello Rosa e Loreta Spera, del reparto Carabinieri reparto biodiversità dell’Aquila, hanno spiegato alla giovanissma platea le attività dei Carabinieri forestali sul fronte della tutela della biodiversità, attraverso non solo il controllo e il monitoraggio del territorio, ma anche con la gestione dei vivai e delle oltre 130 riserve naturali dello stato in Italia, come ad esempio la riserva del lago di Campotosto, che soprattutto dopo gli eventi sismici, può rappresentare una risorsa per il rilancio del territorio.

Il nostro Festival è nato itinerante, per i paesi dell’Abruzzo – commenta il direttore Riccardo Forti, documentarista – e vuole mantenere questa sua peculiarità. Importante è poi rendere protagonisti i giovani e i cittadini delle aree interne. Avrebbe poco senso, del resto, il documentario ambientale e naturalistico, senza questa sensibilità didattica rivolta alle nuove generazioni, e questa attenzione ai problemi che se non risolti rischiano di determinare lo spopolamento delle montagne”

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